Del.C.R. 29 luglio 1998, n. 450

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Regione Lazio

Del.C.R. 29 luglio 1998, n. 450

Legge regionale 17/95, articolo 10

Approvazione Piano Faunistico Venatorio Regionale

(B.U. della Regione Lazio, n. 23 del 20 agosto 1998, Supplemento Ordinario n. 4)

vista la legge 15 maggio 1997, n. 127;

vista la legge 11 febbraio 1992,n. 157 concernente: «Norme per la protezione della

fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio»;

visto in particolare l’articolo 10 della citata legge 11 febbraio 1992, n. 157 che detta

norme sulle modalità di attuazione della pianificazione faunistico-venatoria;

vista la legge regionale 2 maggio 1995, n. 17 concernente: «Norme per la tutela

della fauna selvatica e la gestione programmata dell’esercizio venatorio»;

visto in particolare l’articolo 10, della citata legge regionale 2 maggio 1995, n. 17

che disciplina le modalità di predisposizione ed approvazione del Piano Faunistico

Venatorio Regionale;

vista la Deliberazione della Giunta regionale 13 febbraio 1996, n. 754 con la quale in

attuazione del citato articolo 10, della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17, sono

stati forniti gli “Indirizzi regionali” per la elaborazione dei Piani faunistico-venatori

provinciali;

preso atto che le Province del Lazio hanno predisposto ed approvato i relativi Piani

faunistico-venatori provinciali;

visto il Piano Faunistico Venatorio Regionale (Allegato 1) facente parte integrante

della presente deliberazione che realizza il coordinamento dei Piani faunistico-

venatori provinciali in ossequio a quanto disposto dall’articolo 10, comma 3, della

legge regionale 2 maggio 1995, n. 17 che si compone di 5 parti e di una appendice

cartografica;

considerato che con L.R. 4 agosto 1997, n. 26, la Regione ha disciplinato le modalità

di accesso agli A.T.C., definendo contestualmente i criteri di priorità di ammissibilità

in caso di superamento dell’indice venatorio regionale stabilito;

considerato che l’andamento dei flussi venatori nella passata stagione non hanno

determinato particolari impedimenti al regolare svolgimento dell’esercizio venatorio;

ritenuto opportuno confermare nelle linee essenziali la regolamentazione di accesso,

agli A.T.C. come approvata con legge regionale 4 agosto 1997, n. 26 che, pertanto,

viene ripresa nell’allegato I, parte V, quale parte integrante del Piano Faunistico

Venatorio Regionale;

sentito, ai sensi dell’articolo 25, comma 4, della legge regionale 2 maggio 1995,

n. 17 il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale che, nella seduta del

25 giugno 1998, ha espresso sulla proposta di Piano Faunistico Venatorio Regionale il

prescritto parere, come da resoconto allegato;

esaminato il Piano Faunistico Venatorio Regionale (allegato 1), proposto dalla Giunta

regionale sulla base dei Piani faunistico-venatori provinciali in conformità con quanto

stabilito dall’articolo 10, comma 3, della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17;

ritenuto, ai sensi dell’art. 10, comma 5, della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17

di dover approvare il Piano Faunistico Venatorio Regionale (allegato 1) facente parte

integrante della presente deliberazione, al fine di consentire l’avvio della caccia

programmata nel territorio della Regione Lazio;

con l’astensione dell’Assessore Hermanin;

DELIBERA

1. di approvare, ai sensi dell’articolo 10, comma 5, della legge regionale

2 maggio 1995, n. 17 il Piano Faunistico Venatorio Regionale (allegato 1) nel

testo che fa parte integrante e sostanziale della presente deliberazione;

2. di pubblicare la presente deliberazione e i relativi allegati sul Bollettino

Ufficiale della Regione Lazio;

3. Ai sensi della legge 15 maggio 1997, n. 127 la presente deliberazione

non è soggetta a controllo.

La presente deliberazione è approvata a maggioranza.

ALLEGATO 1

Regione Lazio

Piano Faunistico Venatorio Regionale

Assessorato sviluppo del sistema agricolo

e del mondo rurale

Settore 66

Servizio Tecnico Faunistico Venatorio Regionale

PARTE I

GENERALITÀ

Introduzione

La legge regionale 2 maggio 1995, n. 17, concernente «Norme per la tutela della

fauna selvatica e la gestione programmata dell’esercizio venatorio», che recepisce la

legge 11 febbraio 1992, n. 157, si propone di raggiungere le finalità dichiarate,

attraverso:

a) la tutela degli habitat naturali;

b) la programmazione dell’uso del territorio con riferimento alle esigenze

ecologiche della fauna selvatica;

c) la disciplina dell’attività venatoria secondo i principi della commisurazione

del prelievo venatorio alla consistenza delle popolazioni faunistiche e della

programmazione della caccia in ambiti definiti e regolamentati sulla base di

criteri tecnico-scientifici.

Le norme nazionali e regionali stabiliscono che le predette finalità sono perseguite

attraverso la pianificazione faunistico-venatoria del territorio agro-silvo-pastorale,

realizzata mediante il Piano Faunistico Venatorio Regionale che coordina i Piani

faunistico-venatori provinciali.

Con tali strumenti il territorio agro-silvo-pastorale della Regione viene destinato,

secondo quote determinate dalla legge nei limiti minimi e/o massimi su base

provinciale, tra tre fondamentali categorie di utilizzazione:

– protezione faunistica,

– gestione programmata della caccia,

– gestione privata della caccia.

La legge regionale 17/95, ha stabilito, altresì, le modalità ed i tempi del processo

pianificatorio.

Le fasi riguardano:

– l’emanazione degli indirizzi regionali per la redazione dei piani faunistico-

venatori provinciali: l’adempimento è stato assolto con Del.G.R.

13 febbraio 1996, n. 754 pubblicata su B.U. n. 15/96;

– la presentazione, da parte delle Provincie, dei Piani faunistico-venatori

provinciali;

– l’approvazione da parte del Consiglio Regionale del Piano Faunistico

Venatorio regionale.

L’intero processo avrebbe dovuto concludersi entro 12 mesi dalla data di entrata in

vigore della legge regionale 17/95 e, pertanto, entro il 31 maggio 1996.

Rispetto alle previsioni di legge, la programmazione pianificatoria, rivelatasi, per

motivi diversi e ad ogni livello, più problematica di quanto il legislatore avesse

supposto, ha comportato tempi molto più lunghi ed ha subito, su sollecitazioni delle

stesse componenti istituzionali e sociali interessate varianti transitorie, in mancanza

di quattro piani provinciali su cinque, realizzate attraverso Piani regionali provvisori

annuali approvati, rispettivamente con legge regionale 33/96 per la stagione

venatoria 1996/97 e con legge regionale 26/97 per la stagione venatoria 1997/98.

Con l’acquisizione dì tutti i Piani faunistico-venatori provinciali, dei quali gli ultimi due

pervenuti nel gennaio 1998, e sulla base delle indicazioni metodologiche operative

emerse nel Comitato Tecnico Faunistico Venatorio del 20 gennaio 1998, si è avviata

la fase redazionale del Piano regionale definitivo, nel quale doverosamente sono

stato innestate le modifiche di destinazione territoriale apportate con la legge

regionale 29/97, relativa alle aree protette nella Regione Lazio.

Il Piano Faunistico Venatorio Regionale definitivo è stato costruito, ai fini del

coordinamento previsto dalla legge, in modo concertato tra Assessorato allo Sviluppo

del Sistema Agricolo e del Mondo Rurale ed Assessorato Sviluppo, Tutela e

Valorizzazione delle Risorse Ambientali, con il supporto scientifico del Dipartimento di

Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

Il Piano si sviluppa secondo un’articolazione che in successione espone:

1. caratteristiche ed indicatori fondamentali del sistema faunistico e

venatorio del Lazio;

2. obiettivi;

3. analisi dei Piani faunistico-venatori provinciali;

4. assetto faunistico-venatorio programmato;

5. regolamentazioni attuative.

Quadro normativo di riferimento

Il quadro normativo di riferimento al quale si rapporta il Piano Faunistico Venatorio

Regionale, è costituito da:

1. direttive comunitarie;

2. convenzioni internazionali;

3. norme nazionali;

4. norme della Regione Lazio, delle quali si citano, di seguito, le principali.

1. Direttive comunitarie

L’atto fondamentale è la direttiva 79/409 così come modificata dalle direttive

85/411/CEE, 86/122/CEE, 91/244/CEE, 94/24/CEE e il regolamento (CEE)

n. 338/97 che si prefigge la tutela di tutte le specie di uccelli viventi nel

territorio comunitario e la disciplina del loro sfruttamento attraverso:

– l’istituzione di zone di protezione

– la salvaguardia degli habitat

– il ripristino dei biotopi distrutti

– la previsione di misure speciali dì protezione.

2. Convenzioni internazionali

La Convenzione di Parigi

La convenzione indica i periodi durante i quali è maggiormente necessario

provvedere alla protezione degli uccelli e proibisce l’importazione,

l’esportazione, l’acquisto e la vendita di uccelli vivi, oppure uccisi o catturati

contravvenendo alle disposizioni della Convenzione, vieta la distribuzione o la

sottrazione di nidi, uova e nidiacei.

Prevede, ancora, che ciascuna parte contraente predisponga l’elenco degli

uccelli cacciabili o catturabili e di quelli allevabili. Detta, infine, i principi per la

tutela degli inquinamenti, per la creazione di zone favorevoli alla nidificazione

e alla sosta degli uccelli.

Alla Convenzione di Parigi, l’Italia ha aderito con la legge 24 novembre 1978,

n. 812.

La Convenzione di Ramsar

La Convenzione di Ramsar, relativa alle zone umide d’importanza

internazionale, firmata il 2 febbraio 1971, è stata resa esecutiva in Italia con

D.P.R. 13 marzo 1976, n. 448.

Detta Convenzione, riconoscendo la fondamentale importanza delle zone

umide sia come regolatrici del regime delle acque, sia come ecosistemi che

ospitano una flora e una fauna caratteristiche, dà innanzi tutto una

definizione precisa di zone umide e di uccelli acquatici, detta le norme per la

classificazione delle zone umide presenti nel territorio di ciascun Stato

contraente da inserire nell’elenco delle zone umide d’importanza

internazionale e per la predisposizione di programmi di tutela ed indirizzo di

queste zone.

La Convenzione di Washington

La Convenzione di Washington del 3 marzo 1973 inerente il commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, è stata ratificata dall’Italia con legge 19 dicembre 1975, n. 874.
Essa introduce il principio in base al quale la fauna selvatica e la flora spontanea, costituendo per la loro bellezza e varietà, un elemento insostituibile dei sistemi naturali, devono essere protette contro un eccessivo sfruttamento derivante dal commercio internazionale.

Quindi, dopo aver fornito gli elenchi di tutte le specie commerciabili minacciate di estinzione e di quelle che potrebbero esserlo in futuro, provvede a regolamentarne il commercio internazionale.

La Convenzione di Bonn

La Convenzione di Bonn del 23 giugno 1979, relativa alla Convenzione delle specie migratorie appartenenti alla fauna selvatica, è stata ratificata in Italia con legge 25 gennaio 1983, n. 2.
Essa definisce il principio fondamentale secondo il quale è dovere delle attuali generazioni preservare ed usare con prudenza le risorse della terra, in maniera tale da trasmetterle il più possibile integre alle generazioni future. Adottando la stessa strategia della Convenzione di Washington, fornisce un elenco delle specie migratrici minacciate, ed in pericolo di estinzione in tutta o in una parte notevole della propria area di distribuzione, di quelle che debbono formare oggetto di accordi internazionali per la loro conservazione e gestione.

La Convenzione di Berna

La Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, riguardante la conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, è stata ratificata dal nostro Paese con legge 5 agosto 1981, n. 503.
Essa detta le norme affinché ogni Paese contraente attui politiche nazionali finalizzate alla conservazione della flora, della fauna selvatica e degli habitat naturali, in maniera da soddisfare le esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, tenuto conto, altresì, delle esigenze economiche e ricreative, nonché delle necessità delle sottospecie, varietà o forme minacciate di estinzione a livello locale.

3. Norme nazionali

L’emanazione della legge 6 dicembre 1991, n. 394, dal titolo «Legge quadro sulle aree protette» e della legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio» segna un deciso passo in avanti nella regolamentazione della normativa riguardante la programmazione dell’uso del territorio e delle risorse.

La legge 157/92 concernente «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio», dettando nuove norme per la protezione della fauna selvatica, ha sancito per l’attività venatoria il passaggio dal regime di caccia controllata a quello di caccia programmata.

I processi di gestione dell’attività venatoria prevedono la predisposizione, secondo “indirizzi regionali”, di piani faunistico-venatori provinciali coordinati nel Piano Faunistico Venatorio Regionale.

4. Norme della Regione Lazio

L.R. 2 maggio 1995, n. 17

La L.R. 17/95 concernente «Norme per la tutela della fauna selvatica e la gestione programmata dell’esercizio venatoria», come modificata ed integrata dalla L.R. 28 ottobre 1995, n. 53, si propone di disciplinare la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria secondo metodi di razionale programmazione delle forme di utilizzazione del territorio e di uso delle

risorse naturali, al fine della ricostituzione di più stabili equilibri negli ecosistemi.
In particolare prevede che la Regione disciplini l’attività venatoria secondo i criteri di commisurazione del prelievo venatorio alla consistenza delle popolazioni faunistiche e della programmazione della caccia in ambiti definiti e regolamentati sulla base di criteri tecnico-scientifici.

Del.G.R. 13 febbraio 1996, n. 754

La Del.G.R. 754/96 concernente «Indirizzi regionali per la elaborazione dei piani faunistici-venatori provinciali», definisce gli indirizzi per l’elaborazione dei piani faunistico-venatori provinciali con modalità strutturali omogenee che consentano l’organico coordinamento nel piano faunistico venatorio regionale. Vengono stabiliti gli indicatori e i parametri per garantire, con criteri di omogeneità e congruenza, l’aderenza dei piani alle disposizioni della

legge 11 febbraio 1992, n. 157 e della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17, tenendo conto delle indicazioni fornite dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (I.N.F.S.) e di quelle contenute nello studio elaborato dal Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università “La Sapienza” di Roma, su incarico della Regione Lazio.

Del.G.R. 19 marzo 1996, n. 2146

In attuazione della direttiva 92/43/CEE (Habitat) approva la lista dei siti con valori di importanza comunitaria nel Lazio ai fini dell’inserimento nella rete ecologica europea «Natura 2000».

L.R. 6 ottobre 1997, n. 29

La L.R. 29/97 detta norme in materia di aree naturali protette regionali. Essa disciplina l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette del Lazio al fine di garantire e promuovere la conservazione e la valorizzazione delle aree di particolare rilevanza naturalistica della Regione, nonché il recupero di quelle degradate.

Oltre a dettare norme di carattere generale per la istituzione e la gestione delle aree protette, la L.R. 29/97 dispone in merito al riordino delle aree naturali protette già esistenti ampliandone alcune ed inoltre ne istituisce di nuove.

La legge sancisce, altresì, (articolo 7) il principio del coordinamento del Piano Regionale Delle Aree Naturali Protette con il Piano Faunistico Venatorio Regionale «nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 10, comma 3, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 e dagli articoli 10, comma 7 e 11, commi 1

e 2, della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17».
Con la stessa legge, in anticipazione, è approvato uno stralcio di piano con individuazione di nuove aree da proteggere, nella misura in cui l’istituzione medesima non contrasti con l’articolo 11, comma 1, della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17.

PARTE II CARATTERISTICHE

Aspetti del territorio agro-silvo-pastorale della Regione Lazio

Metodologia di determinazione del territorio agro-silvo-pastorale della Regione Lazio e delle sue Province.

Le superfici territoriali considerate si riferiscono ai dati dell’ultimo Censimento Generale dell’Agricoltura, effettuato dall’ISTAT nel 1990, cosi come codificato dalla Del.G.R. 13 febbraio 1996, n. 754 concernente «Indirizzi regionali per la elaborazione dei piani faunistico-venatori provinciali», pubblicata sul B.U.

n. 15 del 30 maggio 1996.

I dati concernenti la superficie territoriale di ciascuna Provincia laziale sono

stati ottenuti dall’ISTAT tramite la somma delle superfici dichiarate dai

Comuni nell’ambito del censimento.

Applicando le indicazioni della legge 157/92, ai fini della pianificazione

venatoria è stata considerata soltanto la superficie agro-silvo-pastorale

secondo la definizione fornita dall’ISTAT: superficie di pertinenza di aziende

agro-silvo-pastorali in attività e superficie agraria e forestale non costituente

aziende (terreni abbandonati, orti familiari, parchi, allevamenti a carattere

familiare, etc).

La superficie considerata non agro-silvo-pastorale e definita come

improduttiva dall’ISTAT è stata invece esclusa dal computo delle superfici di

riferimento: acque, fabbricati, infrastrutture di urbanizzazione (strade,

ferrovie, etc), terreni sterili per natura (rocce nude, ghiaieti, spiagge marine,

arenili, etc) e terreni improduttivi da un punto di vista agrario (saline, cave,

miniere, aeroporti, campi sportivi, etc).

Bisogna notare che la superficie dichiarata improduttiva da un punto di vista

agro-silvo-pastorale non lo è necessariamente da un punto di vista faunistico,

tuttavia considerando il preciso riferimento legislativo fornito dall’articolo 10,

comma 1, legge 157/92 si è optato per una applicazione letterale.

La somma dei tipi di superficie indicati dai comuni del Lazio è diversa dalla

somma delle superfici di ciascun comune (ISTAT 1990): di conseguenza

esiste uno scarto di territorio di tipo ignoto.

PROSPETTO RIASSUNTIVO DELLE SUPERFICI DELLA REGIONE LAZIO (ISTAT 1990)

Descrizione

1. Superficie regionale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali situate nei comuni di censimento

Superfici in ettari

1.167.941,94

2. Superficie regionale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali amministrativamente locate in comuni diversi da quello censito

74.119,92

3. Superficie agro-silvo-pastorali regionale non costituente aziende

202.150,79

4. Superficie improduttiva da un punto di vista agro-silvo-pastorale

262.633,46

Totale delle superfici censite

1.706.846,11

Effettiva superficie della Regione Lazio

1.724.678,00

Differenza dovuta a difetto di campionamento e relativa a superficie di natura sconosciuta

17.831,90

Superficie agro-silvo-pastorale regionale (differenza tra totale delle superfici censite e superfici improduttive da un punto di vista agro-silvo-pastorale, corrispondente alla somma: 1+2+3)

1.444.212,70

Caratteristiche dell’uso agro-pastorale del territorio del Lazio

La superficie agricola è suddivisa in un numero relativamente elevato di

aziende (238.269 – ISTAT 1990) delle quali l’86,5% con superficie totale

inferiore a 5 ettari.

Tale frammentazione può avere effetti positivi sulla fauna selvatica in quanto

comporta una certa diversità ambientale; d’altro canto l’estrema

frammentazione della proprietà rende difficoltoso un discorso di

miglioramento ambientale delle aree agricole.

Nelle aree marginali da un punto di vista agricolo, che corrispondono alla

distribuzione dei suoli a bassa o media fertilità, si sono mantenute

generalmente delle pratiche colturali particolarmente adatte al mantenimento

di buoni popolamenti faunistici.

La relativa diversificazione del paesaggio rurale dovuta all’elevato numero di

aziende è stata spesso perduta nei comprensori di pianura e talvolta anche in

quelli collinari, specialmente nelle zone più favorevoli all’intensificazione delle

produzioni agricole, e ha comportato, tramite la omogeneizzazione colturale

l’eliminazione degli elementi di diversificazione del paesaggio e l’aumento

delle dimensioni degli appezzamenti coltivati. In particolare gli effetti sul paesaggio agricolo sono stati (I.N.F.S. 1991):

  • –  l’eliminazione di siepi, scarpate, zone umide, terreni incolti e boschetti;
  • –  la riduzione dello sviluppo lineare dei margini tra i diversi appezzamenti coltivati;

– la riduzione delle possibilità di rifugio e riproduzione all’interno degli appezzamenti a causa dell’intensa meccanizzazione agricola;
– la riduzione della quantità e della varietà del cibo disponibile. L’allevamento del bestiame è caratterizzato dalla presenza di bovini, suini, ovini e caprini. Tendenza espansiva manifesta nelle aree interne a vocazione turistica l’allevamento equino (cavalli da sella).
In relazione all’ampia diffusione di diritti di pascolo su terreni gravati da usi civici permangono nel Lazio estese presenze di allevamenti bradi.
Effetti diffusi sul territorio sono dovuti anche alla presenza di ovini e di caprini, che nel Lazio è elevata se confrontata con altre Regioni italiane. Il tipo di pascolamento effettuato da questi ultimi può comportare, quando il numero di capi è elevato, una riduzione della disponibilità di “cover” per la selvaggina. Il pascolamento di bovini ed equini è senz’altro più utile al mantenimento di condizioni adatte alla selvaggina; i bovini allo stato brado sono concentrati soprattutto nei comprensorio tolfetano-cerite, mentre la presenza di equini allo stato semi-brado è prevalente nei comprensori montani.
In linea di principio si può affermare che la riduzione della gestione brada o semi-brada del bestiame ha comportato sul piano faunistico effetti negativi, in quanto le risorse alimentari necessarie al mantenimento del bestiame vengono attualmente per lo più dalla coltivazione intensiva a foraggio dei terreni agricoli; ciò ha comportato una forte riduzione dei territori di pascolo nei comprensori collinari e di pianura della Regione.
Statisticamente, la Regione è interessata da 381.914 ha di aree boschive con un indice di boscosità del 22,2%. La superficie boscata statistica è relativamente sottostimata. Essa è comunque in espansione graduale seppure lenta sia per effetto del reinsediamento naturale di vegetazione forestale sui terreni ex agricoli marginali, sia per effetto dei programmi dì intervento attivati negli ultimi decenni. La distruzione ad opera degli incendi è nella media nazionale. In genere le distruzioni che si verificano durante gli incendi sono reversibili e comportano danni generalmente contenuti per la selvaggina, ad eccezione degli incendi di notevole estensione, ma soprattutto ripetuti continuativamente negli anni che si possono verificare nei comprensori collinari e montani preappenninici.
La tutela della vegetazione forestale ripariale compresa nella fascia di Demanio pubblico dei corsi d’acqua della Regione è un problema particolarmente critico, considerando la qualità faunistica dei popolamenti animali che abitano in tali aree umide.
Lo stato di conservazione della vegetazione forestale è in lento ma graduale miglioramento attraverso la modifica delle pratiche colturali e dei tipi di rimboschimento che in passato con lo sfruttamento ed il coniferamento diffuso hanno concorso generalmente ad impoverire le risorse dei boschi. Il processo è oggi comunque corretto.
Una delle principali conseguenze delle azioni negative sulla fauna, è l’impoverimento in termini di specie con forte rarefazione delle specie arboree minori: l’aumento della diversità dei soprassuoli forestali rimboschiti, impoveriti fino alle condizioni monospecifiche, rimane un obiettivo prioritario della gestione forestale regionale, in quanto il miglioramento in tal senso è un presupposto essenziale per il recupero e l’incremento di molte specie di fauna selvatica.
Più preoccupante, sotto il profilo faunistico, sono in grado di antropizzazione, l’aumento dell’infrastrutturazione e l’edificazione diffusa.
L’aumento della superficie regionale interessata da fabbricati (124.964,95 ha

nel 1990) ed infrastrutture di urbanizzazione (49.436,28 ha nel 1990) introduce l’esigenza di una gestione naturalistica degli spazi verdi inclusi in queste porzioni di territorio, che comunque non dovrebbe essere inteso come territorio perduto. I margini delle opere viarie vengono normalmente utilizzati per la nidificazione, il rifugio e l’alimentazione dì diverse specie animali così come le aree urbane e le aree incolte comprese negli impianti industriali: la condizione perché questo accada è sempre il mantenimento di un soprassuolo adatto alla fauna. In tal senso quindi è auspicabile l’uso dei soli mezzi meccanici per la pulitura di tali aree verdi limitando o azzerando quando possibile l’uso di pesticidi, nonché l’impianto di specie vegetali autoctone. Nella situazione laziale particolare importanza riveste l’attenzione maggiore che nella gestione del territorio può essere data alla conservazione, ripristino o creazione dì adeguati corridoi faunistici, attraverso l’idonea connessione vegetazionale delle diverse aree, compresa la connessione tra quelle protette ed area venatorie.

Le risorse e la gestione faunistica

Le risorse faunistiche

Le specie autoctone della Regione costituiscono parte fondante del patrimonio faunistico. Le specie esotiche acclimatate (a meno che non siano a priorità di conservazione) presentano un rilievo secondario.
Le specie a priorità di conservazione costituiscono la componente di base del patrimonio faunistico della Regione. Le specie particolarmente protette sono specie a priorità di conservazione e con condizioni generali sfavorevoli e per le quali è necessario uno stretto regime di tutela.

Le specie migratorie, grazie alla particolare posizione geografica della Regione, hanno un rilievo di carattere internazionale. La fauna regionale comprende stagionalmente contingenti svernanti e/o migratori provenienti da Paesi europei ed extraeuropei.
La corretta gestione delle aree di presenza di specie particolarmente protette e delle aree di sosta dell’avifauna migratrice (isole, zone umide, valli fluviali, valichi montani) è indispensabile per la tutela delle risorse faunistiche regionali.
Sono particolarmente prioritarie dal punto di vista della conservazione le specie riportate nella lista seguente (alcune delle specie in elenco possono non essere attualmente presenti nella Regione o essere presenti solo accidentalmente)
Martora (Martes martes)
Gatto selvatico (Felis sfivestris)
Camoscio (Rupicapra pyrenaica)
Orso (Ursus arctos)
Lontra (Lutra lutra)
Lupo (Canis lupus)
Lince (Lynx lynx)
Puzzola (Mustela putorius)
Pipistrello – Genere Rhinolophus
Pipistrello – Genere Myotis
Pipistrello – Genere Pipistrellus
Pipistrello – Genere Nyctalus
Serotino di Niisson (Eptesicus ni/ssoni)
Serotino comune (Vespertilio murinus)
Barbastello (Barbastella barbastellus)
Orecchione (Plecotus austriacus)
Molosso di Cestoni (Tadarida teniotis)
Marangone minore (Phalacrocorax pygmeus)
Cicogna – Genere Ciconia

Fistione turgo (Netta rufina)
Moretta tabaccata (Aythya nyroca)
Capovaccaio (Neophron percnopterus)
Aquila minore e Aquila del Bonelli – Genere Hiéraetus Re di Quaglia (Crex crex)
Uccello delle tempeste (Hydrobates pelagicus) Tarabuso (Botaurus stellaris)
Airone guardabuoi (Bubulcus ibis)
Mignattaio (Plegadis falcinellus)
Spatola (Platalea leucorodia)
Volpoca (Tadorna tadorna)
Piviere tortolino (Charadrius morinellus)
Grifone (Gyps fuIvus)
Voltolino, Schiribilla – Genere Porzana
Beccaccia di mare (Haematopus ostrategus)
Pernice di mare (GIareola pratincola)
Pittima reale (Limosa limosa)
Mignattino (Chlidonias niger)
Forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon) Forapaglie (Acrocephalus schoenobaenus)
Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis) Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides)
Airone rosso (Ardea putpurea)
Fenicottero (Phoenicopterus ruber)
Cigno reale (Cygnus olor)
Oche – Genere Anser
Nibbi – Genere Milvus
Biancone (Circaetus gafficus)
Albarella – Genere Circus
Aquila reale – Genere Aquila
Grillaio (Falco naumanni)
Lodolaio (Falco subbuteo)
Falco della regina (Falco eleonorae)
Lanario (Falco biarmicus)
Occhione (Burhinus oedicnemus)
Pettegola (Tringa totanus)
Gabbiano corallino (Larus melanocephalus)
Gabbiano corso (Larus audouinii)
Sterna zampe nere (Gelochelidon nilotica) Beccapesci (Sterna sandvicensis)
Mignattino piombato (Chlidonias hybridus) Colombella (Columba oenas)
Gufo reale (Bubo bubo)
Cuculo dal ciuffo (Clamator glandarius)
Ghiandaia marina (Coracias garrulus)
Picchio rosso mezzano (Picoides medius)
Picchio dorso bianco (Picoides leucotos)
Calandra (Melanocorypha calandra)
Rondine rossiccia (Hirundo daurica)
Monachella (Oenanthe hispanica)
Pigia grossa (Sylvia hortensis)
Averla cenerina (Lanius minor)
Berta maggiore (Procellaria diomedea)
Berta minore (Puffinus puffinus)
Tarabusino (1xobrychus minutus)
Nitticora (Nycticorax nycticorax)
Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus)

Falco pellegrino (Falco peregrfnus)
Avocetta (Recurvirostra avosetta)
Fratino (Charadrius alexandrinus)
Gabbiano roseo (Larus genei)
Stema comune, Rondine di mare (Sterna hirundo) Barbagianni (Tyto alba)

Assiolo (Otus scops)
Martin pescatore (Alcedo atthis)
Codirossone (Monticola saxatilis)
Passero solitario (Mofficola solitarius)
Salciaiola (Locustella luscinioides)
Balia dal collare (Ficedula albicollis)
Averla capirossa (Lanius senator)
Passera lagia (Petronia petronia)
Lucherino (Carduelis spinus)
Frosone (Coccothraustes coccothraustes)
Ortolano (Emberiza hortulana)
Zigolo capinero (Emberiza melanocephala)
Gobbo ruginoso (Oxyura leucocephala)
Chiurlottello (Numenius tenuirostris)
L’attività venatoria è esercitata sia attraverso il prelievo di specie stanziati che migratrici. Queste ultime, da un punto di vista numerico, sono le specie cacciabili maggiormente interessate dal prelievo.
Riveste notevole importanza l’attività venatoria al cinghiale (Sus scrofa). Considerati i problemi di impatto della specie ed il suo trend positivo in tutta la Regione Lazio, sono da evitare sue ulteriori immissioni e da adottare normative possibilmente omogenee di sua gestione, su basi comprensoriali e secondo obiettivi di presenza compatibile. Le popolazioni di altre specie di ungulati presenti nel territorio regionale potranno essere oggetto di prelievo a seguito dell’effettuazione di accurati monitoraggi finalizzati a stabilire la consistenza delle rispettive popolazioni. È importante il recupero delle popolazioni di capriolo (Capreolus capreolus) e cervo (Cervus elaphus) in termini sia quantitativi che distributivi attraverso provvedimenti gestionali anche su larga scala ed interventi mirati di ripopolamento/reintroduzione. È altresì un obbiettivo di gestione evitare interventi di introduzione di specie di ungulati non autoctone per la Regione, ed in particolare il muflone ed il daino (Dama dama).
Diversamente il prelievo a carico delle specie stanziali di piccola taglia ha risentito di un diffuso decremento delle popolazioni di starna (Perdix perdix – attualmente estinta come specie in grado di automantenersi in gran parte del territorio agro-silvo-pastorale), coturnice (Alectoris graeca). Per queste due specie sono necessari programmi di recupero da attuarsi attraverso riqualificazione ambientale, piani di reintroduzione e provvedimenti di gestione e tutela, su indicazioni di istituti e tecnici specializzati.
La specie storno (Sturnus vulgaris) presenta alcune problematiche sia per i dormitori urbani ed i problemi di igiene connessi, sia per l’attività trofica condotta nelle aree agricole.

La gestione faunistica

La gestione faunistica viene compiuta per ambiti estesi e congrui con le esigenze biologiche delle specie oggetto di gestione: A.T.C., Istituti per la caccia riservata, per la protezione e per ripopoiamento e cattura, Parchi e Riserve Naturali cercano il coordinamento intorno ad obbiettivi comuni. Elemento cardine della gestione faunistica del territorio agro-silvo-pastorale deve essere la conoscenza della consistenza e della produttività delle specie. I monitoraggi, i censimenti annuali e i piani di prelievo costituiscono per gli A.T.C. elementi conoscitivi ai fini del prelievo venatorio secondo quanto

previsto dall’art. 29 legge regionale 2 maggio 1995, n. 17.

Obiettivi di una corretta gestione faunistica delle specie cacciabili sono:

– la ricostituzione delle popolazioni di specie cacciabili autoctone scomparse

o estremamente rarefatte;

– l’accurata programmazione annuale del prelievo venatorio di tutte le

specie cacciabili, tenuto conto degli incrementi utili annui e teorici

dell’effettiva produttività delle popolazioni locali;

– i piani di abbattimento delle specie in calendario venatorio sono finalizzati

a mantenere stabile o incrementare le popolazioni oggetto di prelievo (o

eventualmente ridurre la densità di specie che originano danni);

Gli obbiettivi di una corretta gestione faunistica delle specie particolarmente

protette si sostanziano attraverso le opportune iniziative che adotteranno gli

Istituti di gestione del territorio previsti dalla legge.

Per le specie migratorie la gestione viene orientata verso una

programmazione del prelievo conseguente ad un monitoraggio pluriennale dei

contingenti migratori e/o svernanti effettuato dai comitati di gestione degli

A.T.C.

Il controllo delle specie che originano danni accertati viene esercitato nei limiti

di legge, sentito, l’I.N.F.S., attraverso forme di prelievo venatorio

programmato.

Il fenomeno del randagismo canino interferisce in maniera non trascurabile

con il popolamento faunistico regionale.

Negli A.T.C. e negli istituti dovranno essere condotte attività di controllo del

fenomeno attraverso l’applicazione delle misure previste dalla normativa

vigente in materia.

I cacciatori nel Lazio

I cacciatori nel Lazio, con riferimento alla stagione venatoria 1996/97, sono

n. 75.859 Tale consistenza viene registrata come termine di un trend

negativo che persiste da qualche anno.

Tale trend, che negli ultimi anni interessava soprattutto il gruppo dei

cacciatori romani ed in particolare quelli del Comune di Roma, nell’ultimo

anno (dalla stagione 1995/96 a quella 1996/97 cui si riferiscono i dati) ha

cominciato ad investire anche le Province non romane.

Come si vede nella seguente tabella, 40.000 cacciatori risiedono nella

Provincia di Roma e di questi, circa la metà nel solo Comune di Roma in cui

risiede quasi il 30% dei cacciatori di tutta la Regione.

Tale elemento caratterizza in modo peculiare il sistema venatorio del Lazio e

pone in tutta evidenza l’obiettivo primario della pianificazione venatoria che è

quello della ricerca di soluzione allo squilibrio distributivo.

In relazione alla superficie agro-silvo-pastorale, al lordo quindi della superficie

tutelata e di quella destinata a gestione privata della caccia, nella Regione

ogni cacciatore dispone di 19,0 ha, mediamente.

Per Provincia la situazione è la seguente:

– Viterbo: 1 cacciatore dispone di 27,0 ha

– Rieti: 1 cacciatore dispone di 43,8 ha

– Roma: 1 cacciatore dispone di 10,4 ha

– Latina: 1 cacciatore dispone di 18,8 ha

– Frosinone: 1 cacciatore dispone di 31,8 ha

DISTRIBUZIONE CACCIATORI NEL LAZIO

Provincia

Superficie agro-silvo-pastorale

Numero cacciatori

Viterbo

317.874,68

11.769

Rieti

249.364,93

5.687

Roma

Le superfici indicate per i diversi istituti faunistico-venatori sono espresse in

415.642,40

40.000

Latina

180.990,39

9.606

Frosinone

280.340,28

8.797

T otale

1.444.212,70

75.859

dati stagione venatoria 1996/97

Situazione territoriale e istituti esistenti nelle Province del Lazio

Nel presente capitolo viene riepilogata la situazione degli Istituti faunistici e

faunistico-venatori attualmente esistenti, quali risultano dai provvedimenti

normativi e dagli atti amministrativi vigenti alla data del 31 maggio 1998.

Gli istituti, analiticamente specificati per ogni Provincia, sono raggruppati

nelle tre grandi categorie individuate dalla legge 157/92 e dalla L.R. 17/95, in

funzione della destinazione faunistica e/o venatoria delle aree interessate

(territorio destinato alla protezione faunistica; territorio destinato alla caccia a

gestione privata; territorio destinato alla caccia programmata).

All’interno di ciascuna categoria, gli istituti vengono suddivisi per specifica

tipologia.

I dati territoriali, per categoria di destinazione, sono espressi sia in valore

assoluto, che in percentuale di incidenza.

Le estensioni degli Istituti esistenti in ogni singola Provincia sono state

desunte dai Piani faunistico-venatori provinciali. I dati provinciali sono stati

rettificati ed integrati quando non più attuali per effetto di disposizioni

normative intervenute successivamente all’approvazione del Piano provinciale

(esempio la L.R. 29/97).

Nel caso di sovrapposizione di Istituti, gli ettari vengono calcolati una sola

volta. Le estensioni relative alle aree naturali protette esistenti, nazionali e

regionali, sono rispettivamente di fonte statale (Ministero dell’Ambiente) e di

fonte regionale (Ufficio Parchi dell’Assessorato Utilizzo, Tutela e Valorizzazione

Risorse Ambientali).

ettari di superficie agro-silvo-pastorale (dati calcolati dal Dipartimento di

Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università di Roma “La Sapienza”), salvo

quelle contrassegnate da asterisco che rappresentano dati di superficie

territoriale.

PROVINCIA DI VITERBO

Prospetto riassuntivo delle superfici della Provincia di Viterbo

Descrizione Superficie (ha)

1. Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali situate nei comuni di censimento

270.611,51

2. Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali amministrativamente locate in comuni diversi da quello censito

26.500,99

3. Superficie aziende agro-silvo-pastorale provinciale non costituente aziende 20.762,18

4. Superficie improduttiva da un punto di vista agro-silvo-pastorale 38.321,28

Totale delle superfici censite 356.195,96

Effettiva superficie territoriale della Provincia di Viterbo 361.212,00

Differenza dovuta a difetto di campionamento e relativa a superficie di natura sconosciuta 5.016,04

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale (differenza tra totale delle superfici censite e superfici improduttive da un punto di vista agro-silvo-pastorale, corrispondente alla somma: 1 +2+3)

317.874,00

Superfici agro-silvo-pastorali degli Istituti esistenti nella provincia di Viterbo

Descrizione

Superficie (ha)

Aree naturali protette nazionali e regionali (10857 ha)

Parco Suburbano Marturanum
Parco Suburbano Valle del Treia (parte VT)
Riserva Naturale Lago di Vico (esclusi 836 ha di superficie acquea)* Parco urbano dell’Antichissima Città di Sutri
Riserva Naturale Statale Saline di Tarquinia
Riserva Naturale di Monte Rufeno
Riserva Naturale del Lamone*
Riserva Naturale di Tuscania*
Zone militari (4762 ha)
Poligono di Monte Romano
Polveriera
Pian di Spille
Laqo di Vico
S. Agostino
Oasi (3582 ha)
OASI 1, Monterado (Bagnoregio)
OASI 2, Palombaro (Lubriano/Civitella d’Agliano/Castiglione) OASI 3, Le Saline di Tarquinia (Tarquinia)
OASI 4, Oasi di Protezione di Vulci (Montalto di Castro/Canino) OASI 5, Sant’Angelo (Corchiano/Gallese)
OASI 6, Vignanello Fontana Pietra (Vignanello)
OASI 7, Lago di Vico (Ronciglione)
OASI 8, Alviano (Civitella d’Agliano)
Zone ripopolamento e cattura (2681 ha)
ZRC 1, Pian di Giorgio (Viterbo)
ZRC 2, Fiume Paglia (Proceno)
ZRC 3, Roccaccia (Tarquinia)
Fondi chiusi (1457 ha)
Fondi chiusi (in vari Comuni)
Aziende faunistico-venatorie (48960 ha)
AFV 1, Fondaccio (Montefiascone)
AFV 2, S. Francesco (Montefiascone)
AFV 3, Carbonara (Bagnoreggio/Viterbo/Celleno)
AFV 4, Gallicella (Acquapendente)
AFV 5, Mezzano (Valentano)
AFV 6, Pontoncelli (Valentano)
AFV 7, Voltone (Farnese)
AFV 8, Pantalla (Tuscania)
AFV 9, Castel di Salce (Monteromano/Viterbo)
AFV 10, Sant’Agostino (Montalto di Castro)
AFV 11, Musignano (Canino/lschia di Castro)
AFV 12, Chiusa Farina (Ischia di Castro/Cellere)
AFV 13, Monti di Castro (Ischia di Castro)
AFV 14, Bucone (Canino/Cellere/Tessennano)
AFV 15, Canino (Canino)
AFV 16, Sugarella (Canino/Tuscania)
AFV 17, Pian di Vico (Tuscania)
AFV 18, Menicozzo (Viterbo/Monte Romano)
AFV 19, Vaccareccia di Viterbo (Viterbo)

1.240,00 187,00 2.510,00 7,00 170,00 2.840,00 2.002,00 1.901,00

4.400,00 100,00 100,00 62,00 100,00

736,00 1.000,00 207,00 174,00 600,00 409,00 200,00 256,00

1.300,00 500,00 881,00

1.457,00

403,00

514,00 1.486,00 785,00 781,00 600,00 452,00 2.450,00 2.760,00 953,00 2.433,00 678,00 878,00 408,00 710,00 1.770,00 521,00 600,00 1.278,00

AFV 20, Grottanuova (Vetralla/Viterbo)
AFV 21, S. Salvatore (Vetralla)
AFV 22, Castelluzzo (Vetralla/Viterbo)
AFV 23, La Vacchereccia di Civitella (Biera/Vejano/Tolfa) AFV 24, La Rustica (Blera)

AFV 25, Greppo Marino (Blera/Vetralla) AFV 26, Barbarano (Barbarano Romano) AFV 27, Veiano (Vejano)
AFV 28, Bassano Romano (Bassano Romano) AFV 29, S. Martino (Sutri/Nepi)

AFV 30, Nepi (Nepi/Ronciglione/Caprarola/Fabbrica/CasteI S. Elia) AFV 31, Settevene (Monterosi/Nepi)
AFV 32, Filissano (Nepi/Castel S.Elia)
AFV 33, Borghetto (Civita Castellana)

AFV 34, Castel Bagnolo (Orte)
AFV 35, Casalone (Viterbo)
Prospetto riassuntivo dell’assetto esistente in Provincia di Viterbo

Descrizione

1. Superficie territoriale provinciale totale
2. Superficie agro-silvo-pastorale (S.A.S.P.)
3. Territorio protetto
14. Territorio destinato a caccia a gestione privata
15. Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)

PROVINCIA DI RIETI

Prospetto riassuntivo delle superfici della Provincia di Rieti

Descrizione

1 . Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali situate nei comuni di censimento

2. Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali amministrativamente locate in comuni diversi da quello censito

3. Superficie aziende agro-silvo-pastorale provinciale non costituente aziende 4. Superficie improduttiva da un punto di vista agro-silvo-pastorale
Totale delle superfici censite
Effettiva superficie della Provincia di Rieti

Differenza dovuta a difetto di campionamento e relativa a superficie di natura sconosciuta

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale (differenza tra totale delle superfici censite e superfici improduttive da un punto di vista agro-silvo-pastorale, corrispondente alla somma: 1 +2+3)

Superfici agro-silvo-pastorali degli Istituti esistenti nella provincia di Rieti Descrizione
Aree naturali protette nazionali e regionali (26476 ha)
Parco Naturale dei Monti Lucretili

Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia
Riserva Naturale delle Montagne della Duchessa
Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripa Sottile (esclusi 177 Ha di superficie acquea)* Parco Nazionale dei Monti della Laga
Riserva Naturale di Nazzano -Tevere Farfa (parte)
Zone protezione rotte di migrazione (70 ha)
Lago di Ventina (Colli sul Velino)*
Oasi (12338 ha)
OASI 1, Terminillo (Rieti/Leonessa/Posta/Antrodoco)
Zone di rifugio (8683 ha)

1.243,00 533,00 1.958,00 1.569,00 1.774,00 2.200,00 1.682,00 2.747,00 1.600,00 2.959,00 3.311,00 2.911,00 527,00 1.440,00 1.345,00 701,00

% su S.A.S.P.

— 100,00 7,35 15,40 77,25

Superficie (ha) 196.695,61

8.943,79

43.726,08

22.853,05 272.217,98 274.914,00

2.696,02 249.364,93

Superficie (ha)

4.585,00 2.915,00 3.000,00 2.765,00

13.208,00 3,00

70,00

12.338,00

Superficie

(ha)

361.212,00

317.874,68

2.334,00

48.960,00

245.565,68

ZR 1, Leonessa (Leonessa) ZR 2, Cantalice (Cantalice)

ZR 3, Castel di Tora (Castel di Tora, esclusi 41 Ha ricadenti nella R.N. Monte Navegna e Monte Cervia)

ZR 4, Colle di Tora (Castel di Tora)

ZR 5, Fascianello Belvedere (Rieti)

ZR 6, Poggio Perugino Tancia (Rieti/Monte S. Giovanni/Roccantica)

ZR 7, La selva (Poggio Mirteto/Forano)

ZR 8, Fiamignano (Fiamignano)

ZR 9, Monte Antuni (Castel di Tora)

Zone di ripopolamento e cattura (1400 ha)

ZRC 1, Leonessa (Leonessa)

Bandite regionali e nazionali (3067 ha)

BANDI 1, Sala-Belvedere (Rieti)

BANDI 2, Secordaro (Montenero Sabino)

BANDI 3, Santogna (Leonessa)

BANDI 4, Matrecetta (M.S.Giovanni)

Zone militari (40 ha)

ZM 1, Aeroporto di Rieti (Rieti)

ZM 2, (Passo Corese)

Fondi chiusi (43 ha)

FC 1, S. Andrea (Montebuono)

FC 2, Casal Barone (Cantalice)

FC 3, Nucleo Cappuccini (Cittaducale)

FC 4, Fonte Vecchia (Montopoli Sabina)

FC 5, Piano dell’Abatino (Poggio S. Lorenzo)

Aziende faunistico-venatorie (22588,26 ha)

AFV 1, Farense (Fara Sabina)

AFV 2, Tre Valli (Poggio Nativo / Castelnuovo 1 Toffia)

AFV 3, Borbona (Borbona)

AFV 4, Cardito (Cittaducale) Istituto privo di concessione, a disposizione della programmazione faunistica provinciale

AFV 5, Scandriglia/Ponticelli (Scandriglia)
AFV 6, Orvinio (Orvinio)
AFV 7, Pozzagha Sabina (Pozzaglia Sabina)
AFV 8, Vailecupola (Ascrea/Castel di Tora/Vallecupola/Roccasinibalda, ecc.) AFV 9, Roccasinibalda (Roccasinibalda)

AFV 10, Monteleone Sabino-Oliveto (Monteleone Sabino/Oliveto/TorriceMa Sabina) AFV 11, Torricella in Sabina (Torricella in Sabina)
AFV 12, Rocchettefrorri/Configni/Vacone (Rocchette/Torri/ConfigniNacone)
AFV 13, Colle d’Oro (Magliano Sabino)

AFV 14, Poggio Moiano (Poggio Moiano) AFV 15, Accumoli (Accumolí)

AFV 16, Salisano, Poggio Mirteto (Salisano) Istituto privo di concessione, a disposizione della programmazione faunistica provinciale

Centri privati di produzione di selvaggina (310 ha)

Azienda agricola “La Possessione” (Varco Sabino)
Azienda agricola “Iacobeffi Girgenti” (Pescorocchiano)
Azienda agricola “Orvinio” (Orvinio)
Prospetto riassuntivo dell’assetto esistente in provincia di Rieti

Descrizione

600,00 150,00

509,00

500,00

600,00 4.000,00 420,00 1.884,00 20,00

1.400,00

1.337,00 830,00 600,00 300,00

30,00 10,00

6,00

8,00 22,00 4,00 31,00

1.993,00 2.793,00 1.428,62

701,00

1.783,17 1.087,00 1.607,68 1.862,68 1.000,00 1.757,00

629,00 1.755,00 704,67 1.544,32 505,12

1.437,00

40,00 100,00 170,00

% su S.A.S.P.

Superficie

(ha)

274.914,00

1. Superficie territoriale provinciale totale

249.364,93

52.050,00

22.588,26

174.726,26

2. Superficie agro-silvo-pastorale (S.A.S.P.)
3. Territorio protetto
4. Territorio destinato a caccia a gestione privata
15. Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)

PROVINCIA DI ROMA

Prospetto riassuntivo delle superfici della Provincia di Roma

Descrizione

1 . Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali situate nei comuni di censimento

2. Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali amministrativamente locate in comuni diversi da quello censito

3. Superficie aziende agro-silvo-pastorale provinciale non costituente aziende 4. Superficie improduttiva da un punto di vista agro-silvo-pastorale
Totale delle superfici censite
Effettiva superficie della Provincia di Roma

Differenza dovuta a difetto di campionamento e relativa a superficie di natura sconosciuta

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale (differenza tra totale delle superfici censite e superfici improduttive da un punto di vista agro-silvo-pastorale, corrispondente alla somma:1+2+3)

100,00 20,87 9,05 70,07

Superficie (ha) 338.153,55

18.011,90

59.476,90 118.212,90 533.855,38 538.691,00

4.835,62 415.642,40

Superficie (ha)

535,00 240,00 57,00 18.399,00 13.400,00 14.985,00 8.384,00 3.296,00 441,00 43,00 244,00 1.076,00 444,00 1.319,00 824,00 996,00 4.729,00 168,00 6.107,00 868,00 206,00 254,00 466,00 740,00 650,00 584,00 17.243,00 60,00 20,00 104,00

Superfici agro-silvo-pastorali degli istituti esistenti nella Provincia di Roma
Descrizione
Aree naturali protette nazionali e regionali (96925 ha di cui 7115 all’interno del Grande raccordo anulare) Parco archeologico dell’inviolata (Guidonia Montecelio)*
Parco urbano Pineto (entro il G.R.A.)*
Parco urbano di Aguzzano (entro il G.R.A.)*
Parco Naturale dell’Appennino Monti Simbruini*
Parco Naturale dei Monti Lucretili
Parco Naturale di Veio (di cui 1042 Ha entro il G.R.A.)*
Parco suburbano dei Castelli Romani (esclusi 724 Ha di superficie acquea)*
Parco suburbano dell’Appia Antica (di cui 2516 ha entro il G.R.A.)*
Parco suburbano Valle dei Treja*
Riserva Naturale Tor Caldara *
Riserva Naturale di Macchiatonda*
Riserva Naturale Monterano*
Riserva Naturale Monte Soratte*
Riserva Naturale Monte Catillo*
Riserva Naturale Nomentum *
Riserva Naturale Macchia di Gattaceca e Macchia dei Barco
Riserva Naturale Marcigliana *
Riserva Naturale Laurentíno-Acqua Acetosa~entro il G.R.A.)*
Riserva Naturale Decima Malafede*
Riserva Naturale Tenuta dei Massimi (entro il G.R.A.)*
Riserva Naturale Monte Mario (entro il G.R.A.)*
Riserva Naturale Tenuta di Acqua Fredda (entro il G.R.A.)*
Riserva Naturale Valle dei Casali (entro il G.R.A.)*
Riserva Naturale Insugherata (di cui 648 entro il G.R.A.)*
Riserva Naturale Valle dell’Aniene (entro il G.R.A.)*
Riserva Naturale di Nazzano-Tevere Farfa (esclusi 121 ha di superficie acquea)*
Riserva Naturale Statale dei Litorale Romano
Monumento Naturale della Caldara di Manziana
Monumento Naturale Valle delle Cannuccete*
Monumento Naturale Pantane e Lacusiello*

Monumento Naturale Torre Flavia*

43,00

Zone militari (5720 ha)

Zone militari in vari Comuni

Oasi (9791 ha)

OASI 1. Gorga Montelanico (Gorga/Montelanico)

OASI 2, Monte Pilocco (Carpineto Romano)

OASI 3, Carpineto Montelanico (Carpineto Romano/Montelanico)

OASI 4, Sant’Oreste (Civitella S.Paolo/Sant’Oreste/Rignano Flaminio)

OASI 5, Monte Altuino (Arcinazzo Romano)

OASI 6, Canale Monterano (Canale Monterano 937 ha, di cui 747 ha già inclusi nella Riserva di CanaleMonterano)

OASI 7, Lago di Bracciano

Zone di rifugio (437 ha)

ZR 1, Lago di Martignano (Anguillara Sabazia/Roma)

ZR 2, Cretone (Palombara Sabina)

Aree vietate alla caccia (art. 37, comma 1, lettera mm, della L.R.17/95 – 2000 ha)

G.R.A. di Roma (superficie agro-silvo-pastorale esclusi 7115 ha ricadenti nelle aree naturali protette)

Zone di ripopolamento e cattura (9562 ha)

ZRC 1, Sant’Anastasio (Anzio)

ZRC 2, Monti Prenestini (Castel S. Pietro/Capranica Prenestina, esclusi 20 ha costituenti il M.N. Valle delle Cannuccete, interamente in essa ricadente)

ZRC 3, San Vittorino (Roma/Gallicano/S.Gregorio)

ZRC 4, Monte Aceto (Morlupo/Capena/Castelnuovo dì Porto/Riano)

ZRC 5, Poggio Cesi (S. Angelo Romano/Campagnano)

ZRC 6, Valle del Tevere Roma/Riano/Castelnuovo di Porto)

ZRC 7, La selva (Castelmadama/Sambuci/Ciciliano)

ZRC 8, Colli Santi (Roiate/Affile)

ZRC 9, Monte Castagno (Tolfa)

ZRC 10, Colle di Mezzo (Allumiere)

ZRC 11, Sterpara (Valmontone/Genazzano)

Bandite regionali e nazionali (7796 ha)

BAND 1, Tenuta Presidenziale di Castelporziano e Capocotta (Roma)

BAND 2, S. Gregorio da Sassola (S. Gregorio da Sassola)

BAND 3, Tormancìna (Monte Rotondo/Palombara Sabina, esclusi 224 ha ricadenti nella R.N. Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco)

Fondi chiusi (6000 ha)

Fondi chiusi in vari Comuni

Zone addestramento cani (995 ha)

ZAC 1, Lunghezzina (Roma)

ZAC 2, Castiglione (Roma)

ZAC 3, La Selva (Magliano Romano)

ZAC 4, 1 Terzi (Cerveteri)

ZAC 5, Montelarco (R.Flaminio)

ZAC 6, Testa di Lepre (Roma)

Aziende faunistico-venatorie (14742 ha)

AFV 1, Lazzana (Velletri)

AFV 2, La Vacchereccia di Civitella (Canale Monterano, parte della Provincia di RM)

AFV 3, La Marcigliana (Roma, 1174 ha dei quali circa 550 ricadono nella Riserva Naturale della Marcigliana istituita con L.R. 29/97)

AFV 4, Centrone (Roma)
AFV 5, Casal di Galeria (Roma) AFV 6, Vicarello (Bracciano)

5.720,00

1.233,00 442,00 5.298,00 1.424,00 584,00

190,00 620,00

120,00 317,00

2.000,00

664,00

1.230,00

714,00 745,00 766,00

1.068,00 904,00 366,00 938,00 1.374,00 793,00

5.985,00 836,00

975,00

6.000,00

197,00 120,00 170,00 109,00 199,00 200,00

408,00 420,00

624,00

660,00 800,00 670,00

AFV 7, Poggio Oriolo (Bracciano)

AFV 8, Castel Lombardo (Roma)

AFV 9, Montorio Romano (Montorio Romano)

AFV 10, Montelibretti (Montelibretti)

AFV 11, Nerola (Nerola. Per effetto delle disdette di assenso dei proprietari o possessori dei terreni il concessionario non può più contare sulla base territoriale minima di 400 ha)

AFV 12, La Castagneta (Bracciano)

AFV 13, S. Severa (Tolfa)

AFV 14, Il Casalone (Tolfa concessione non (innovata, contenzioso in atto)

AFV 15, Castel Giuliano/Sassol (Bracciano/Cerveteri)

AFV 16, Valle Luterana (Bracciano/Cerveterì Per effetto delle disdette di assenso dei proprietari o possessori dei terreni il concessionario non può più contare sulla base territoriale minima di 400 ha)

Prospetto riassuntivo dell’assetto esistente nella Provincia di Roma

Descrizione

1. Superficie territoriale provinciale totale
2. Superficie agro-silvo-pastorale (S.A.S.P.)
3. Territorio protetto
4. Territorio destinato a caccia a gestione privata
5. Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)

PROVINCIA DI LATINA

Prospetto riassuntivo delle superfici della Provincia di Latina

Descrizione

1. Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali situate nei comuni di censimento

2. Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-sllvo-pastorali amministrativamente locate in comuni diversi da quello censito

3. Superficie aziende agro-silvo-pastorale provinciale non costituente aziende 4. Superficie improduttiva da un punto di vista agro-silvo-pastorale
Totale delle superfici censite
Effettiva superficie della Provincia di Latina

Differenza dovuta a difetto dì campionamento e relativa a superficie di natura sconosciuta

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale (differenza tra totale delle superfici censite e superfici improduttive da un punto di vista agro-silvo-pastorale, corrispondente alla somma: 1 +2+3)

Superfici agro-silvo-pastorali degli Istituti esistenti nella provincia di Latina Descrizione
Aree naturali protette nazionali e regionali (23047 ha)
Parco Nazionale dei Circeo

Parco Urbano Monte Orlando
Parco suburbano di Gianola e Monte di Scaurì
Monumento Naturale Campo Soriano (aperti all’esercizio venatorio)*
Parco Naturale dei Monti Aurunci
Oasi (5.806 ha)
OASI 1, Ninfa (Sermoneta)
OASI 2, La Roana (Sezze)
OASI 3, Oasi confinante P.N. Circeo (Sabaudia/Latina)
OASI 4, Buon Riposo (Aprilia)
OASI 5, Palmarola (Ponza)
OASI 6, Carpineto Montelanico parte della Provincia di LT (Norma/Bassiano/Roccagorga) Zone di rifugio (700 ha)
ZR 1, Ss. Cosma e Damiano (Ss. Cosma e Darniano/Minturno)
Bandite regionali e nazionali (842 ha)

1.369,00 55,00 1.119,00 1.047,00

500,00

613,00 1.250,00 920,00 2.912,00

905,00

% su S.A.S.P.

– 100,00 33,00 3,54 63,19

Superficie (ha) 144.710,58

9.740,58

26.539,20

41.970,49 222.960,85 225.058,00

2.097,15 180.990,39

Superficie (ha)

8.440,00 53,00 275,00 974,00 14.279,00

1.750,00 475,00 1.795,00 850,00 136,00 800,00

700,00

Superficie

(ha)

538.691,00

415.642,40

138.231,00

14.742,00

262.669,40

BAND 1, Carpinetana (Maenza) BAND 2, Montenero (Maenza) Fondi chiusi (1156,88 ha) Fondi chiusi in vari Comuni Zone militari (645 ha)

Zone militari in vari Comuni

Zone addestramento cani (196 ha)

ZAC 1, Diana (Roccasecca dei Volsci)

Zone di protezione (459 ha di superficie lacuale) Lago di Fondi

ZONA DI PROTEZIONE LAGO DI FONDI

Aziende faunistico-venatorie (10159,92 ha)

AFV 1, Fra’ Diavolo (itri esclusi 692 Ha ricadenti nel P. N. dei Monti Aurunci) AFV 2, S. Agata (Prossedi)
AFV 3, Rocchigiana (Roccagorga)
AFV 4, Maentina (Maenza)

AFV 5, Cora (Cori)
AFV 6, Filippo Sbardella (Cisterna di Latina/Cori)
AFV 7, Torrecchia Nuova (Cisterna di Latina)
AFV 8, Torrecchia Vecchia (Cori/Cisterna di Latina)
Prospetto riassuntivo dell’assetto esistente nella Provincia di Latina

Descrizione

1. Superficie territoriale provinciale totale
2. Superficíe agro-silvo-pastorale (S.A.S.P.)
3. Territorio protetto
4. Territorio destinato a caccia a gestione privata
5. Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)

PROVINCIA DI FROSINONE

Prospetto riassuntivo delle superfici della Provincia di Frosinone

Descrizione

1. Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali situate nei comuni di censimento

2. Superficie provinciale appartenente ad aziende agro-silvo-pastorali amministrativamente locate in comuni diversi da quello censito

3. Superficie aziende agro-silvo-pastorale provinciale non costituente aziende 4. Superficie improduttiva da un punto di vista agro-silvo-pastorali
Totale delle superfici censite
Effettiva superficie della Provincia di Frosinone

Differenza dovuta a difetto di campionamento e relativa a superficie di natura sconosciuta

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale (differenza tra totale delle superfici censite e superfici improduttive da un punto di vista agro-silvo-pastorale, corrispondente alla somma: 1 +2+3)

Superfici agro-silvo-pastorali degli Istituti esistenti nella Provincia di Frosinone Descrizione
Aree naturali protette nazionali e regionali (26261 ha)
Parco Nazionale d’Abruzzo versante laziale

Parco Naturale dell’Appennino-Monti Simbruini

Riserva Naturale Lago di Posta Fibreno (esclusi 27 ha di superficie acquea)*

Parco Naturale Monti Aurunci

Riserva Naturale Lago di Canterno (esclusi 116 Ha di superficie acquea)*

Riserva Naturale Antiche Città di Fregellae e Fabrateria Nova e del Lago di San Giovanni in carico (esclusi 125 ha di superficie acquea)*

656,00 186,00

1.156,88

645,00

196,00

459,00

2.306,00 780,00 1.366,00 1.816,66 2.000,00 600,00 521,26 770,00

% su S.A.S.P.

– 100,00 17,70 5,60 76,43

Superficie (ha) 217.771,24

10.922,66

51.646,38

41.275,66 321.615,94 324.803,00

3.187,06 280.340,28

Superficie (ha)

7.550,00 11.000,00 318,00 5.095,00 1.708,00

590,00

Superficie

(ha)

225.058,00

180.990,39

32.196,88

10.159,92

138.337,59

Oasi (3200 ha)

OASI 1, Bosco Trisulti Oasi Inferno (Vico nel Lazio/Collepardo/Alatri) OASI 2, Montecassino (Cassino)
Zone di rifugio (2900 ha)
ZR 1, Valle Serena Pratillo (Supino)

ZR 2, Sant’Oliva (Pontecorvo)
ZR 3, Colle Terelle (Alvito)
Zone di ripopolamento e cattura (1655 ha)
ZRC 1, Terelle (Terelle)
ZRC 2, Esperia (Esperia, esclusi 1345 ha ricadenti nel P.N. Monti Aurunci) Fondi chiusi (405 ha)
FC 1, Azienda Agraria Selva La Terra (Esperiafflontecorvo)
FC 2, La Selva (Paliano)
FC 3, Bagnara (M. S.G. Campano)
Zone militari (500 ha)
Zone militari in vari Comuni
Zone addestramento cani (669,61 ha)
ZAC 1, Le Mandre (Colle S. magno)
ZAC 2, 1 Greci (Pontecorvo)
ZAC 3, Ara Sodana (Ripi)
ZAC 4 Valvazzata (Giuliano di Roma, Patrica)
ZAC 5 Monna Pica (Fiuggi)
ZAC 6 Cerico (Collepardo)
ZAC 7 Vallecanzati (Paliano)
Aziende faunistico-venatorie (10033,87 ha)
AFV 1, Macchia marina (Settefrati)
AFV 2, Acquafondata (Acquafondata)
AFV 3, Gallo (S.Biagio Saracìnisco)
AFV 4, Valierotonda ( Vallerotonda)
Prospetto riassuntivo dell’assetto esistente nella provincia di Frosinone

Descrizione

1. Superficie territoriale provinciale totale
2. Superficie agro-silvo-pastorale (S.A.S.P .)
3. Territorio protetto
4. Territorio destinato a caccia a gestione privata
5. Territorio destinato alla caccia programmata (A. C.)

PROSPETTO RIASSUNTIVO DELL’ASSETTO ESISTENTE NELLA REGIONE LAZIO Valori Assoluti

Superficie

(ha)

324.803,00 280.340,28 34.921,00 10.033,87 235.385,25

3.000,00 200,00

950,00

950,00 1.000,00

1.000,00 655,00

215,00 115,00 75,00

500,00

40,00 111,47 21,36 34,24 160,97 141,04 160,53

2.283,72 2.024,00 1.855,61 3.870,54

% su S.A.S.P.

– 100,00 12,45 3,57 83,96

Circoscriz. territoriale

Viterbo

Rieti

Roma

Latina

Frosinone

Superficie territoriale

361.212,00 274.914,00 538.691,00 225.058,00 324.803,00

Superficie agro-silvo-pastorale

317.874,68 249.364,93 415.642,40 180.990,39 280.340,28

1.444.212,68

Territorio destinato
a protezione della fauna

23.349,00

52.050,00 138.231,00 32.196,88 34.921,00 280.747,88

Territorio destinato
a protezione della fauna

7,35 20,87

Territorio destinato
a caccia programmata

48.960,00 22.588,26 14.742,00 10.159,92 10.033,87

106.484,05

Territorio destinato
a caccia programmata

15,40 9,06

Territorio destinato
a caccia a gestione privata

245.565,68 174.726,26 262.669,40 138.337,59 235.385,25

10.566.841,81

Territorio destinato
a caccia a gestione privata

77,25 70,07

Lazio 1.724.678,00

Percentuale su superficie agro-silvo-pastorale

Circoscriz. Superficie Superficie

territoriale territoriale agro-silvo-pastorale

Viterbo 100 Rieti 100

Roma

100

33,26

3,54

63,20

Latina

100

17,79

5,61

76,43

Frosinone

100

12,45

3,58

83,97

Lazio

100

19,43

7,37

73,16

Comprensori intercomunali di riferimento e Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.)

In conformità con l’articolo 25 della L.R. 17/95 il territorio dei Lazio, sulla base delle scelte operate dalle Province nei Piani faunistici venatorì ai fini della individuazione degli ambiti territoriali di caccia definitivi, è suddiviso in 10 comprensori intercomunali di riferimento (2 per ogni Provincia) comprendenti ciascuno i comuni in seguito elencati.

All’interno dei comprensori così definiti le Province hanno segnalato, con rispettive relazioni sullo stato attuale, i diversi istituti faunistici e faunistico- venatori:

  • –  Parchi Nazionali e Regionali;
  • –  Riserve Naturali Regionali;
  • –  Parchi Urbani e Suburbani;
  • –  Oasi di protezione
  • –  Zone di ripopoiamento e cattura;
  • –  Centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica;
  • –  Aziende Faunistico-Venatorie;
  • –  Fondi chiusi e zone interdette dall’Autorità Militare;
  • –  Bandite e zone rifugio.
    Nella ripartizione delle Province in due comprensori intercomunali sono state rispettate le proporzioni territoriali stabilite dall’articolo 25, comma 2, della L.R. 17/95.
    Le sigle utilizzate per l’individuazione dei comprensori contraddistinguono, in ossequio agli indirizzi regionali emanati con Del.G.R. 13 febbraio 1996, n. 754 e pubblicati sul B.U. n. 15 del 30 maggio 1996, gli Ambiti Territoriali di Caccia dei Lazio (successivamente denominati A.T.C.).
    L’Ambito Territoriale di Caccia (A.T.C.) rappresenta l’istituto attraverso il quale l’attività venatoria viene gestita in forma programmata, da apposito organismo di gestione al quale, insieme agli Enti locali, partecipano le componenti sociali portatrici dei fondamentali interessi e valori coinvolti. Attraverso gli A.T.C. si realizzano sia la volontà di programmare l’attività venatoria in accordo con i principi di conservazione della fauna, sia la necessaria armonizzazione degli interessi di diverse categorie di cittadini. L’A.T.C. comprende la parte di territorio agro-silvo-pastorale regionale destinato a forme di gestione programmata dalla caccia ai sensi degli
    articoli 10, 11 e 25 della L.R. 17/95. Pertanto, la superficie dell’A.T.C. corrisponde alla superficie agro-silvo-pastorale dei comprensorio detratta quella destinata a tutela della fauna selvatica e quella destinata a caccia riservata a gestione privata.
    Per quanto sopra, il territorio regionale risulta ripartito in n. 10 A.T.C. (2 per ogni Provincia) ricadenti nei comprensori omonimi.
    La ripartizione dei Lazio nei 10 A.T.C. come sopra descritto, fa emergere l’elemento che, sotto il profilo della pianificazione venatoria, più di tutti gli altri caratterizza la Regione: la distribuzione squilibrata dei cacciatori e la foro concentrazione nella metropoli romana che addensa circa il 30% delle licenze all’interno dell’Urbe, con un retroterra insufficiente allo svolgimento dell’attività venatoria.
    In relazione a tale specificità, la Provincia di Roma ha frazionato il territorio del comune di Roma lungo la linea dei Tevere, per favorire una più equa distribuzione dei cacciatori romani nei due A.T.C. provinciali.

L’obiettivo di un migliore equilibrio della pressione venatoria “romana» trascende, comunque, i confini della Provincia di Roma per coinvolgere l’intero territorio regionale, manifestandosi, anche sotto questo profilo, lo stretto rapporto di connessione esistente tra Roma ed il resto dei Lazio.
Per quanto sopra, particolare attenzione è stata riservata al problema nel regolamento di accesso e di gestione degli A.T.C.
Il meccanismo messo in atto allo scopo di meglio equilibrare la pressione e le opportunità venatorie, favorendo una più omogenea distribuzione dei cacciatori, si basa, in ossequio alla legge 157/92 ed alla L.R. 17/95, sulla attribuzione della “residenza venatoria” anche a cacciatori non residenti anagraficamente e provenienti da comuni ad alta densità venatoria, nel limite della capienza degli A.T.C. ricavata dall’applicazione dell’indice di densità venatoria stabilito dalla Regione nel regolamento di accesso.

Provincia: Viterbo

Comprensorio intercomunale denominato Viterbo 1 nel quale ricade l’Ambito territoriale di caccia VT1

Comuni

Acquapendente
Adena Di Castro Bagnoregio
Bolsena
Bomarzo
Canino
Capodimonte Castiglione in Teverina Celieno

Cellere
Civitella D’Agliano Famese
Gradoli Graffignano
Grotte di Castro Ischia di Castro Latera
Lubriano
Marta
Montalto di Castro Montefiascone Onano
Piansano
Proceno
San Lorenzo nuovo Tessennano Valentano
Viterbo
Vitorchiano

Comprensorio intercomunale denominato Viterbo 2 nel quale ricade l’Ambito territoriale di caccia VT2

Comuni

Barbarano Romano Bassano Romano Bassano In Teverina Blera

Calcata Canepina Capranica Caprarola Carbognano Castel S. Elia Civita Castellana Corchiano Fabrica di Roma Faieria

Gallese Monteromano Monterosi Nepi

Oriolo Romano Orte
Ronciglione Soriano nel Cimino Sutri

Tarquinia
Tuscania
Valierano
Vasanello
Veiano
Vignanello
Vffia San Giovanni in Tuscia Vetralla

Provincia: Rieti

Comprensorio intercomunale denominato Rieti 1 nel quale ricade l’Ambito Territoriale di caccia RI1

Comuni

Accumoli
Arriatrice
Borbona
Cantalice
Cantalupo Casaprota
Casperia Casteinuovo di Farla Cittareale Collevecchio

Colli sul Velino Configni Contigliano Cottanello Fara Sabina Forano

Frasso Sabino Greccio
Labro
Leonessa Magliano Sabino Mompeo Montasola
Monte S. Giovanni

Montebuono Montenero Montopoli
Morro Reatino Poggio Bustone Poggio Catino Poggio Mirteto Poggio Nativo Poggio S. Lorenzo Posta

Rivodutri Roccantica Salisano Selci Sabino Stimigliano Tarano Toffia

Torri in Sabina Torricella Sabina Vacone

Comprensorio intercomunale denominato Rieti 2 nel quale ricade l’Ambito Territoriale di caccia RI2

Comuni

Antrodoco
Ascrea
Belmonte in Sabina Borgorose Borgovelino

Castel di Tora Castel S.Angelo Cittaducale Colialto Sabino Colle di Tora Collegiove Concerviano Fiamignano Longone Sabino Marcetelli Micigliano Monteleone Nespolo

Orvinio Paganico Sabino Pescorocchiano Petrella Salto Poggio Moiano Pozzaglia
Rieti
Rocca Sinibalda Scandriglia Turania
Varco Sabino

Provincia: Roma

Comprensorio intercomunale denominato Roma 1 nel quale ricade

l’Ambito territoriale di caccia RM1

Comuni

Allumiere
Anguillara Sabazia Bracciano Campagnano
Canale Monterano Capena
Casteinuovo di Porto Cerveteri Civitavecchìa Civitella San Paolo Fiano Romano Filacciano
Fìumicino
Formello
Ladispoli
Magliano Romano Manziana
Mazzano Romano Morlupo
Nazzano
Ponzano Romano Riano
Rignano Flaminio Roma (dx Tevere) Sacrofano
Santa Marinella Santa Severa Sant’Oreste
Tolfa
Torrita Tiberina Trevignano

Comprensorio intercomunale denominato Roma 2 nel quale ricade l’Ambito territoriale di caccia RM2

Comuni

Affile
Agosta
Albano Laziale Anticoli Corrado Anzio
Arcinazzo Romano Ardea
Ariccia
Arsoli
Artena
Bellegra
Camerata Nuova Canterano
Capranica Prenestina Carpineto Romano Casape
Castel Gandolfo Castel Madama Castel S. Pietro

Cave
Cerreto Laziale Cervara di Roma Ciampino
Ciciliano
Cineto Romano Colleferro
Colonna
Frascati
Gallicano nel Lazio Gavignano Genazzano Genzano di Roma Gerano
Gorga
Grottaferrata Guidonia
Jenne
Labico
Lanuvio
Lariano
Licenza
Mandela
Marano Equo Marcellina
Marino
Mentana Montecompatri Montellavio Montelanico Montelibretti Monteporzio Catone Monterotondo Montodo Romano Morloone
Nemi
Nerola
Nettuno
Olevano Romano Palestrina Palombara Sabina Percile
Pisoniano
Poli
Pomezia
Riofreddo
Rocca Canterano Rocca di cave Rocca di Papa Rocca Priora
Rocca S. Stefano Roccagiovine
Roiate
Roma (sx Tevere) Roviano
S. Polo dei Cavalieri Sambuci
San Cesareo

San Gregorio da Sassola San Vito Romano Sant’Angelo Romano Saracinesco

Segni
Subiaco
Tivolí Vallepietra Vallinfreda Valmontone Velletri Vicovaro Vivaro Romano Zagarolo

Provincia: Latina

Comprensorio intercomunale denominato Latina 1 nel quale ricade l’Ambito territoriale di caccia LT1

Comuni

Aprilia
Bassiano Cisterna di Latina Cori
Latina
Maenza
Norma
Pontinia
Priverno
Prossedi Roccagorga Roccamassima Roccasecca Sabaudia Sermoneta
Sezze
Sonnino

Comprensorio intercomunale denominato Latina 2 nel quale ricade l’Ambito territoriale di caccia LT2

Comuni

Campodimele Castelforte Fondi
Formia

Gaeta
Itri
Lenola
Minturno
Monte San Biagio Ponza

S. Felice Circeo Sperlonga
Spigno Saturnia
S.S. Cosma e Damiano Terracina

Ventotene

Provincia: Frosinone

Comprensorio intercomunale denominato Frosinone 1 nel quale ricade l’Ambito territoriale di caccia FR1

Comuni

Acuto
Alatri
Alvito
Anagni
Arpino
Atina
Belmonte Castello Boville Ernica Broccostella Campoli Appennino Casalvieri

Castelliri
Collepardo
Ferentino
Filettino
Fiuggi
Fontana Liri Fontechiari
Frosinone
Fumone
Gallinaro
Guarcino
Isola dei Liri
Monte S.G. Campano Paliano

Pescosolido Picinisco Piglio
Posta Fibreno Ripi

S. Biagio-Saracinisco S. Donato Valcomino Serrone
Settefrati

Sgurgola
Sora Strangolagalli Torre Cajetani Torrice

Trevi nel Lazio Trivigliano Veroli
Vicalvi

Vico Nel Lazio Villa Latina

Comprensorio intercomunale denominato Frosinone 2 nel quale ricade l’Ambito territoriale di caccia FR2

Comuni

Acquafondata Amaseno Aquino
Arce

Amara
Ausonia
Casalattico
Cassino Casteinuovo Parano Castro Dei Volsci Castrocielo

Ceccano
Ceprano
Cervaro
Colfelice
Colle S. Magno Coreno Ausonio Espeda Falvaterra Giuliano Di Roma Morolo

Pastena
Patrica
Pico
Piedimonte S. Germano Pignataro lnteramna Pofi

Pontecorvo
Roccadarce
Roccasecca
S. Ambrogio Sul Garigliano S. Andrea Dei Garigliano S. Apollinare

S. Elia Fiumerapido S. Giorgio A Liri
S. Giovanni Incarico S. Vittore dei Lazio Santopadre

Supino
Terelle Vallecorsa Vallemaio Vallerotonda Villa S. Lucia Villa S. Stefano Viticuso

Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.)

I comprensori descritti nel capitolo precedente includono, al loro interno, tutti gli istituti che, a norma delle leggi vigenti, qualificano il territorio in funzione della pianificazione faunistico-venatoria.
Nel presente capitolo per ogni singolo comprensorio, dimensionalmente definito, vengono riportati i dati territoriali relativi ai diversi istituti attualmente esistenti e viene individuato e dimensionato il corrispondente Ambito Territoriale di Caccia.

Viene altresì specificato il numero dei cacciatori anagraficamente residenti nei

comuni costituenti il comprensorio, e viene determinata la pressione

venatoria di ciascun A.T.C., espressa come rapporto tra superficie agro-silvo-

pastorale dell’A.T.C. e numero dei cacciatori.

I dati contenuti nei quadri dei presente capitolo costituiscono gli elementi

essenziali di partenza per la pianificazione faunistico-venatoria.

Come visto nei precedenti paragrafi, la superficie agro-silvo-pastorale

destinata alla caccia programmata, in coerenza con quanto previsto negli

“Indirizzi regionali” (Del.G.R. 754/96), è stata calcolata per il Lazio (e quindi

per le singole Province), aggregando:

1) le superfici appartenenti ad aziende agro-silvo-pastorali rilevate in fase di

censimento (amministrativamente locate nei comuni censiti e nei comuni

diversi da quelli censiti);

2) le superfici agro-silvo-pastoraii non costituenti aziende.

Questi ultimi dati sono ufficialmente reperibili fino al livello provinciale,

rendendosi, pertanto, impossibili le operazioni di aggregazione ai livelli sub-

provinciali quali sono i compren’son intercomunali comprendenti agli Ambiti

Territoriali di Caccia.

PROVINCIA DI VITERBO Descrizione
Superficie Territoriale Superficie agro-silvo-pastorale Territorio protetto:

– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nella Provincia (n.)
Densità venatoria Provincia (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio VT1 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) VT1 Superficie agro-silvo-pastorale del comprensorio
Territorio protetto del comprensorio:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata_(AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio VT2 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) VT2 Superficie agro-silvo-pastorale del comprensorio
Territorio protetto del comprensorio:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)

Superficie (ha) 361.212,00

317.874,68 23.349,00 10.857,00

3.582,00 2.681,00 1.457,00 4.772,00

48.960,00

245.565,68 11.769 20,86

159.062,81 11.354,00 4.842,00 2.166,00 1.800,00 990,00 1.556,00 14.932,00 132.776,81 6.483 20,48

158811,87 11.995,00 6.015,00 1.416,00 881,00 467,00 3.216,00 34.028,00

Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.) Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.) Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)

PROVINCIA DI RIETI Descrizione
Superficie Territoriale Superficie agro-silvo-pastorale Territorio protetto:

– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nella Provincia (n.)
Densità venatoria Provincia (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio RI1 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) RI1 Superficie agro-silvo-pastorale dei comprensorio
Territorio protetto del comprensorio:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio RI2 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) RI2 Superficie agro-silvo-pastorale del comprensorio
Territorio protetto del comprensorio:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)

PROVINCIA DI ROMA Descrizione

112.788,87 5.286 21,34

Superficie (ha) 274.914,00

249.364,93 52.050,00 26.479,00 12.338,00

1.400,00 8.683,00 3.067,00

43,00

40,00 22.588,26 174.726,67 5.687 30,72

131.681,34 27.256,00 14.136,00

6.888,00 1.400,00 3.170,00 1.631,00

21,00

10,00 11.245,43 93.179,91 3.434 27,13

117.683,59 24.794,00 12.343,00

5.450,00

5.513,00 1.436,00 22,00 30,00 11.342,86 81.546,73 2.253 36,19

Superficie (ha)

Superficie Territoriale
Superficie agro-silvo-pastorale
Territorio protetto:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– Aree vietate alla caccia (Art. 37, comma 1, lettera mm della L.R.117/95)
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nella Provincia (n.)
Densità venatoria Provincia (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio RM1 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) RM1 Superficie agro-silvo-pastorale del comprensorio
Territorio protetto del comprensorio:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– Aree vietate alla caccia (Art. 37, comma 1, lettera mm della L.R.117/95)
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio RM2 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) RM 2 Superficie agro-silvo-pastorale del comprensorio
Territorio protetto del comprensorio:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– Aree vietate alla caccia (Art. 37, comma 1, lettera mm della L.R.117/95)
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)

PROVINCIA DI LATINA Descrizione
Superficie Territoriale Superficie agro-silvo-pastorale Territorio protetto:

538.691,00 415.642,40 138.231,00

96.925,00 9.791,00 9.562,00

437,00 2.000,00 7.796,00 6.000,00 5.720,00

14.742,00

262.669,40 40.000 6,57

15.622,24 47.636,00 34.055,00

2.234,00 4.891,00 120,00 1.000,00

3.169,00

2.167,00 11.668,00 96.924,24

14.943 6,49

259.414,16 90.595,00 62.870,00

7.557,00 4.671,00 317,00 1.000,00 7.796,00 2.831,00 3.553,00 3.074,00 165.407,16 25.057 6,60

Superficie (ha) 225.058,00

180.990,39 32.196,88

– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nella Provincia (n.)
Densità venatoria Provincia (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio LT1 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) LT1 Superficie agro-silvo-pastorale del comprensorio
Territorio protetto del comprensorio:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio LT2 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) LT2 Superficie agro-silvo-pastorale dei comprensorio
Territorio protetto dei comprensorio:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– Zone di protezione rotte di migrazione 459 ha di superficie lacuale
– ex Zone di rifugio
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)

PROVINCIA DI FROSINONE Descrizione
Superficie Territoriale
Superficie agro-silvo-pastorale Territorio protetto

– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura – ex Zone di rifugio
– Fondi Chiusi

23.047,00 5.806,00

700,00

842,00 1.156,88 645,00 10.159,92 138.337,59 9.606 14,40

119.103,71 14.958,88 8.440,00 3.875,00

842,00 1.156,88 645,00 7.853,92 96.290,91 6.212 15,50

61.886,68 17.238,00 14.607,00

1.931,00

700,00

2.306,00

42.342,68 3.394 12,48

Superficie (ha) 324.803,00

280.340,28 34.921,00 26.261,00

3.200,00 1.655,00 2.900,00

405,00

– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territoflo destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nella Provincia (n.)
Densità venatoria Provincia (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio frFR ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) FR1 Superficie agro-slivo-pastorate del comprensorio
Territorio protetto del comprensorio
di cui:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)
Dati relativi al comprensorio FR2 ed all’Ambito territoriale di caccia (A.T.C.) FR2 Superficie agro-silvo-pastorale del comprensorio
Territorio protetto del comprensorio
di cui:
– Parchi e Riserve naturali
– Oasi di protezione
– Zone ripopolamento e cattura
– ex Zone di rifugio
– ex Bandite
– Fondi Chiusi
– Zone militari
Territorio riservato a caccia a gestione privata (AFV)
Territorio destinato alla caccia programmata (A.T.C.)
Cacciatori residenti anagraficamente nel comprensorio (n.)
Densità venatoria A.T.C. (ha/cacciatore)

500,00 10.033,87 235.385,25 8.797 26,76

148.225,45 26.216,00

20.576,00 3.000,00

1.950,00

190,00

500,00 4.139,33 117.870,12 5.213 22,61

132.114,83 8.705,00

5.685,00 200,00 1.655,00 950,00

215,00

5.894,70

117.515,13 3.584 32,79

PARTE III

LA PIANIFICAZIONE PROVINCIALE

Analisi dei Piani faunistico-venatori provinciali

Premessa

Nel capitolo presente vengono passati in rassegna i contenuti essenziali dei

Piani faunistico-venatori provinciali, evidenziandone, mediante sintetiche

osservazioni, le specificità, anche anomale, rispetto agli indirizzi regionali.

Sono stati, inoltre, controllati, e rettificati quando non conformi ai

provvedimenti di istituzione, i perimetri delle superfici tutelate riportati nelle

carte di assetto provinciali.

L’analisi dei Piani provinciali costituisce un momento fondamentale della

procedura di costruzione dei Piano regionale costituente essenzialmente

strumento dei loro coordinamento.

Il Piano faunistico-venatorio di Viterbo

Il Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Viterbo, approvato con

deliberazione del Consiglio provinciale 5 dicembre 1997, n. 106 risponde nelle

caratteristiche generati agli indirizzi regionali emanati con Del.G.R. 754/96,

anche se presenta alcune carenze tecniche che impongono un intervento di

integrazione nella fase di coordinamento. In particolare non contiene una

descrizione dello stato di fatto ad oggi idonea a consentire una valutazione

degli spazi operativi utilizzati per la programmazione (io stato degli istituti

esistenti descritto precedentemente è stato ricostruito d’ufficio in sede di

coordinamento).

Il Piano parte, correttamente, da una S.A.S.P. di 317.874 ha indicata negli

indirizzi regionali.

La ripartizione dei territorio provinciale in n. 2 comprensori e corrispondenti

Ambiti Territoriali di Caccia, viene assunta definitivamente nel presente Piano.

Il Piano provinciale, approvato successivamente alla data di promulgazione

della L.R. 29/97, ne recepisce le disposizioni relative alle nuove istituzioni di

aree protette.

L’assetto faunistico-venatorio risultante dal Piano di Viterbo è il seguente,

illustrato per l’intera Provincia.

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale

317.874

Superficie destinata alla protezione della fauna selvatica (20% s.a.s.p.*)

63.575

Superficie destina alla caccia a gestione privata (15% s.a.s.p.*)

47.681

Superficie destinata alle attività venatorie programmate

206.618

* s.a.s.p.= superficie agro-silvo-pastorale

Programmazione degli istituti nella Provincia di Viterbo

Denominazione

superficie

(ha)

valore % della s.a.s.p.*

A – TERRITORIO DESTINATO ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA

B – TERRITORIO DESTINATO ALLA CACCIA A GESTIONE PRIVATA

C – ZONE DI ADDESTRAMENTO CANI

4.50 3.90 3.50

Zone di ripopolamento e cattura

14.406

Oasi

12.481

Parchi e Riserve Naturali

11.188

Fondi Chiusi

1.457

Zone Militari

4.762

Zone di rispetto stradali e ferroviarie

30.533

TOT ALI

748.271

0.50 (1%) ** 1.50 9.60 24.00

15.40

15.40

0.10

0.10

100.00

Aree Vocate ad Aziende Faunistico Venatorie

48.979

TOT ALI

48.979

Zone di Addestramento Cani

324

TOT ALI

324

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale

317.874

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

** la percentuale dei fondi chiusi non supera lo 0,5% della superficie a.s.p. Tuttavia dalle informazioni acquisite dagli uffici dell’Ente, risultano numerosi fondi chiusi che dovranno essere censiti. La percen

Dal quadro della superficie destinata a protezione della fauna emerge la

inclusione, nel conteggio delle superfici protette, delle fasce di 50 m.

adiacenti alle infrastrutture viarie del territorio provinciale e calcolate

distintamente per:

– autostrade

– strade statati, strade provinciali, ferrovie,

– strade comunali extraurbane

per un totale di 30.533 ha, corrispondente a 3.053 chilometri di infrastrutture

e pari ad una quota del 9,6% della superficie agro-silvo-pastorale.

Non ci sono elementi per valutare se trattasi di superficie a.s.p. o

semplicemente di superficie territoriale.

Né risulta che la Provincia, per tali ultimi territori, abbia programmato la

realizzazione di adeguati interventi gestionali tali da consentire una

assimilazione, anche in prospettiva, di questi territori a quelli faunisticamente

tutelati.

Tra le superfici tutelate è stato inserito per 175 ha il «Parco di Bomarzo» dei

quale non si è tenuto conto nello stato di fatto in quanto esso è contenuto

nello “stralcio” previsto dalla L.R. 29/97 e, attualmente, non è ancora

formalmente istituito.

Complessivamente viene proposta una quota di superficie destinata alla

protezione della fauna selvatica dei 24% della s.a.s.p. provinciale alla quale si

giunge anche attraverso un forte aumento di superficie a.s.p. destinato a Oasi

(da 3.582 ha a 12.481 ha) e zone di ripopolamento e cattura (da 2.681 ha a

14.406 ha).

La quota di superficie a.s.p. destinata alla gestione privata della caccia è dei

15,4% e quindi superiore al tetto massimo consentito per la Provincia (15%).

tale superficie è tutta impegnata in Aziende faunistico-venatorie, pertanto è

superato il limite suggerito dalla legge per questo tipo di istituto (8%) e, in

aggiunta, non vi sono margini per la creazione di Aziende Agro-Turistico-

Venatorie, a meno della trasformazione, peraltro non programmata, di

Aziende faunistico-venatorie esistenti.

Analogamente non risultano margini per la creazione di centri privati di

riproduzione della fauna selvatica alla stato naturale.

Non risultano programmati Centri pubblici di produzione della fauna selvatica.

Vengono proposte Zone Addestramento Cani (Z.A.C.) per 324 ha di S.a.s.p. e

sono indicate le zone in cui sono collocabili gli appostamenti fissi.

L’assetto programmatico proposto dalla Provincia di Viterbo, dopo gli

adeguamenti conseguenti alle osservazioni sopra riportate è il seguente:

Denominazione

superficie

(ha)

valore % della s.a.s.p.*

A – TERRITORIO DESTINATO ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA

Zone di ripopolamento e cattura

14.406

4.53

Oasi

12.481

3.93

Parchi e Riserve Naturali

10.857

3.42

Fondi Chiusi

1.457

0.46

Zone Militari

4.762

1.49

Zone di rispetto stradali e ferroviarie

TOT ALI

439.631

13.83

Denominazione

superficie (ha)

valore % della s.a.s.p.*

B – TERRITORIO DESTINATO ALLA CACCIA A GESTIONE PRIVATA

Aree Vocate ad Aziende Faunistico Venatorie

48.979

15.40

Zone di Addestramento Cani

TOT ALI

48.979

15.40

Denominazione

superficie (ha)

valore % della s.a.s.p.*

C – ZONE DI ADDESTRAMENTO CANI

324

0.10

TOT ALI

324

0.10

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale

317.874

100.00

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

Il Piano faunistico venatorio di Rieti

Il Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Rieti, approvato con

deliberazione del Consiglio provinciale 29 novembre 1997, n. 149 corrisponde

nelle caratteristiche generali, agli indirizzi emanati con Del.G.R. 754/96.

Il Piano parte da uno stato di fatto degli istituti faunistico-venatori congruente

con le informazioni in possesso delle strutture regionali.

Il Piano assume correttamente la S.A.S.P. provinciale in 249.364,93 ha come

indicata negli indirizzi regionali.

Viene altresì individuata la ripartizione dei territorio provinciale in n. 2 Ambiti

territoriali di caccia, che, senza modifiche, vengono assunti definitivamente

nel Piano regionale.

Il Piano provinciale è stato approvato in concomitanza con la promulgazione

della L.R. 29/97. Non risultano comunque discrasie dal momento che detta

legge non modifica il sistema delle aree protette nel territorio della Provincia

di Rieti.

Programmazione degli istituti nella Provincia di Rieti

L’assetto faunistico-venatorio programmato per il territorio reatino dal Piano

faunistico-venatorio provinciale è sintetizzabile come segue:

Denominazione

Parchi e Riserve Naturali, Regionali
Oasi di Protezione
Zone di Ripopolamento e Cattura Istituite Zone di Ripopolamento e Cattura da istituire Bandite, Fondi Chiusi, Zone Militari

Totale estensione territorio protetto

Aziende faunistico Venatorie istituite
Aziende Turistico Venatorie istituite
Aziende Turistico Venatorie e/o Faunistico Venatorie da istituire Centri Privati di Produzione istituiti
Centri Privati di Produzione da istituire
Totale estensione istituti di caccia a gestione privata
Zone addestramento cani istituite
Zone addestramento cani da istituire
Ambiti Territoriali di Caccia
Totale estensione territorio caccia programmata

superficie (ha)

valore % della s.a.s.p.*

25.813,00 10.35 12.438,00 4.99 9.564,00 3.84 23.844,00 9.56 3.150,00 1.26 74.809,00 30.00 22.588,26 9.06 0,00 0.00 12.322,67 4.94 310,00 0.12 2.183,00 0.88 37.403,93 15.00 0,00 0.00 2.493,00 1.00 134.659,00 54.00 137.152,00 55.00

Superficie agro-sllvo-pastorale

249.364,93

100.00

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

Complessivamente viene proposta una quota di superficie destinata alla

protezione della fauna selvatica dei 30% (quota massima) dei territorio agro-

silvo-pastorale provinciale. Alla quota indicata si giunge attraverso un

aumento delle zone di ripopolamento e cattura per 23.844 ha. Nel conteggio

per circa 3000 ha delle superficie tutelate vengono menzionate n. 4 Bandite di

caccia che costituiscono istituto non rientrante tra quelli previsti dalla

L.R. 17/95.

La quota di superficie a.s.p. destinata alla gestione privata della caccia è del

15%, così composta: il 9,06% è la quota di territorio impegnato in A.F.V.,

pertanto di un punto percentuale superiore al limite suggerito dalla legge,

mentre si è programmata la istituzione di altre Aziende (AA.FF.VV. e/o

AA.TT.VV. indifferentemente) per una quota di territorio dei 4,94%.

Il territorio relativo alla A.F.V. “Salisano-PoggioMirteto”, sarà restituito alla

caccia programmata.

Sono programmati nuovi Centri privati di produzione di fauna selvatica per

2183 ha pari allo 0,88% della s.a.s.p.

Con quest’ultima quota viene raggiunto il tetto dei 15% della s.a.s.p.

destinata alla caccia a gestione privata.

Infine viene programmata la istituzione di zone per l’addestramento dei cani

per 2493 ha pari all’1 % della s.a.s.p.

Le Zone Addestramento cani non vengono localizzate. Tale operazioni è

rinviata e condizionata a successivi approfondimenti.

L’assetto programmatico proposto della Provincia di Rieti, dopo gli

adeguamenti conseguenti alle osservazioni sopra riportate è li seguente:

Denominazione

Parchi e Riserve Naturali, Regionali
Oasi di Protezione
Zone di Ripopolamento e Cattura Istituite Zone di Ripopolamento e Cattura da istituire Bandite, Fondi Chiusi, Zone Militari

Totale estensione territorio protetto

Aziende faunistico Venatorie istituite
Aziende Turistico Venatorie istituite
Aziende Turistico Venatorie e/o Faunistico Venatorie da istituire Centri Privati di Produzione istituiti
Centri Privati di Produzione da istituire
Totale estensione istituti di caccia a gestione privata
Zone addestramento cani istituite
Zone addestramento cani da istituire
Ambiti Territoriali di Caccia
Totale estensione territorio caccia programmata

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

superficie (ha)

valore % della s.a.s.p.*

26.473,00 10.62 12.338,00 4.94 9.564,00 3.84 23.844,00 9.56 3.150,00 1.26 75.369,00 30.21 21.151,26 8.48 0,00 0.00 12.322,67 4.94 310,00 0.12 2.183,00 0.88 35.976,93 14.42 0,00 0.00 2.493,00 1.00 136.069,00 54.58 138.589,00 55.57

100.00

Superficie agro-sllvo-pastorale

249.364,93

Il Piano faunistico venatorio di Roma

Il Piano Faunistico Venatorio della Provincia di Roma, approvato con

deliberazione del Consiglio provinciale 10 giugno 1997, n. 268 rispondo nelle

caratteristiche generali agli indirizzi regionali emanati con Del.G.R. 754/96

Il Piano assume correttamente la S.A.S.P. provinciale in 415.642,40 ha come

indicata negli indirizzi regionali.

Il territorio provinciale viene ripartito in 2 comprensori e corrispondenti n. 2

Ambiti Territoriali di Caccia che, senza modifiche di delimitazioni, vengono

assunti definitivamente nel Piano regionale.

Il fiume Tevere costituisce la linea di confine interna tra i predetti 2 A.T.C.

Poiché il Piano provinciale è stato approvato prima della promulgazione della

L.R. 29/97, con la quale sono state istituite nuove aree protette ricadenti nel

territorio provinciale, è stato necessario un intervento d’ufficio nella

descrizione dello stato di fatto territoriale, per aggiungere le nuove aree

protette per individuare i casi di sovrapposizione, totale o parziale, di dette

aree sugli istituti faunistico-venatori già esistenti e, quindi, per eliminare la

possibilità di doppi conteggi delle superfici.

In particolare il Monumento Naturale «Valle delle Cannuccete» (ha 20) ricade

all’interno della zona di Ripopolamento e Cattura dei Monti Prenestini.

L’oasi di protezione di “Torre Flavia” è stata annoverata per 43 ha tra le

superfici a tutela in quanto costituita come “Monumento Naturale Torre

Flavia”.

Inoltre ricadono nel Parco Naturale di Velo le Zone di Ripopolamento e

Cattura denominate «Bosco di Roncigliano» e “Monte Musino”.

L’Oasi di “Tor Mancina” è ridotta a 975 ha, in quanto per 224 ha ricade nella

Riserva Naturale “Macchia di gattaceca».

La Z.R.C. “Le Beccacce» ricade nella Riserva Naturale “Decima – Malafede”.

Infine nella Riserva Naturale Marcigliana ricadono la A.F.V. «Medio Tevere»,

(quasi completamente) e l’A.F.V. “La Marcigliana” per circa la metà della

superficie.

Tra le Aziende Faunistico-Venatorie sono elencate quelle denominate “Ceri” e

“Le Starnelle” istituite dalla Provincia di Roma, nelle more della pianificazione.

I relativi territori non sono stati conteggiati nella descrizione dell’esistente.

Essi saranno inseriti nell’assetto programmato.

Per entrambe esiste contenzioso amministrativo: per la prima è stato sospeso

in via cautelare della stessa Provincia il provvedimento istitutivo dalla stessa,

per la seconda il T.A.R. Lazio ha ordinato la sospensiva dei provvedimento

provinciale.

Sono presenti come Bandite di Caccia, istituto non previsto dalla L.R. 17/95,

la tenuta presidenziale di Castelporziano (5985 ha) e la Bandita S. Gregorio

da Sassola (636 ha).

Non sono previste Aziende Agro-Turistico Venatorie, né Centri di riproduzione

di fauna selvatica (sia pubblici, che privati).

L’assetto faunistico-venatorio programmato nel Piano faunistico-venatorio

provinciale di Roma è sintetizzato nei quadri seguenti:

Denominazione

superficie

(ha)

valore % della s.a.s.p.*

Territorio agro-silvo-pastorale destinato a protezione della fauna selvatica

Bandite

6.821,00

1.64

Ex Zone di Rifugio

Zone Ripopolamento e Cattura

13.186,00

3.17

Oasi di Protezione

11.377,00

2.74

Parchi e Riserve Naturali

68.512,00

16.48

Fondi Chiusi

6.000,00

1.44

Zone Militari

5.720,00

1.38

Grande Raccordo Anulare

2.000,00

0.48

TOTALE

113.616,00

27.33

Zone con vincolo venatorio

113.616,00

27.33

Aziende Faunistico Venatorie

17.430,00

4.19

Zone addestramento cani

995,00

0.24

TOTALE

132.041,00

31.76

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale

415.642,40

100.00

Territorio destinato alla caccia programmata

283.601,40

68.24

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

L’assetto programmatico proposto dalla Provincia di Roma, dopo gli

adeguamenti conseguenti alle osservazioni sopra riportate è il seguente:

Denominazione

superficie

(ha)

valore % della s.a.s.p.*

Territorio agro-silvo-pastorale destinato a protezione della fauna selvatica

Bandite

5.985,00

Ex Zone di Rifugio

Zone Ripopolamento e Cattura

2.000,00

Oasi di Protezione

9.562,00

Parchi e Riserve Naturali

11.952,00

Fondi Chiusi

96.925,00

Zone Militari

6.000,00

Grande Raccordo Anulare

5.720,00

TOTALE

138.144,00

1.44 – 0.48 2.30 2.88 23.31 1.44 1.38 33.23

33.24 3.84 0.24 37.31 100.00 62.69

Zone con vincolo venatorio

138.144,00

Aziende Faunistico Venatorie

15.951,00

Zone addestramento cani

995,00

TOTALE

155.090,00

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale

415.642,40

Territorio destinato alla caccia programmata

260.552,40

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

Il piano faunistico venatorio di Latina

Il Piano Faunistico-Venatorio della Provincia di Latina è stato approvato con

Deliberazioni del Consiglio Provinciale 6 dicembre 1995, n. 114 e del

30 aprile 1996, n. 25.

Il Piano fu elaborato ed approvato in assenza degli indirizzi regionali emanati

con Del.G.R. 754/96.

Con deliberazione 5 novembre 1996, n. 8750 la Giunta regionale fissando il

termine ultimo del 29 gennaio 1997 per l’invio dei piani faunistico-venatori

provinciali non ancora consegnati, invitava la Provincia di Latina ad adeguare

il Piano già presentato agli indirizzi regionali.

L’Amministrazione provinciale di Latina con provvedimento del Consiglio

Provinciale 31 gennaio 1997, n. 9 ha riconfermato il proprio Piano nel testo

originariamente approvato senza alcun adeguamento.

Il Piano assume la S.A.S.P. provinciale nel valore pari a 180.590,39 ha

determinato nello Studio propedeutico dell’Università «La Sapienza» e

riconfermato negli indirizzi regionali.

Sono stati individuati n. 2 Ambiti Territoriali di Caccia che rispondono al

criterio dimensionale previsto dall’articolo 25, comma 1, della L.R. 17/95,

secondo il quale l’estensione di uno dei due A.T.C., non deve essere inferiore

ad 1/3 della superficie dell’altro, anche se uno dei due non raggiunge i

60.000 ha.

Poiché il Piano provinciale è stato approvato prima della promulgazione della

L.R. 29/97 è stato necessario un intervento d’ufficio nella descrizione dello

stato di fatto riportato, per aggiungere le nuove aree protette istituite nella

Provincia, per individuare i casi di sovrapposizione, totale o parziale, su istituti

faunistico-venatori esistenti e, quindi, per eliminare la possibilità di doppi

conteggi delle superfici.

In particolare il Parco Naturale dei Monti Aurunci si sovrappone, in Provincia

di Latina, con le ex Bandite “Campello” e “S. Arcangelo”, inoltre con la Zona

Addestramento Cani “Le Mura”. Infine viene interessata anche parte della

superficie della Azienda Faunistico-Venatoria “Frà Diavolo” che dovrà

ridimensionarsi per 692 ha.

Per quanto riguarda il territorio destinato a protezione della fauna selvatica il

Piano stabilisce una quota dei 27,34% della S.A.S.P. pari a 49484 ha dei quali

20500 ha (11,35% del territorio agro-silvo-pastorale provinciale) sono relativi

alle pertinenze stradali e ferroviarie calcolate su di una estensione lineare di

2050 km.

Premesso che non è specificato se la detta superficie sia agro-silvo-pastorale

e se vi siano sovrapposizioni con altri istituti faunistico venatori, dal Piano

provinciale non emerge che per tali territori siano programmati provvedimenti

di adeguati interventi atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la

cura della prole che ai sensi dell’articolo 10, comma 4, della legge 157/92,

caratterizzano, insieme al divieto di abbattimento e cattura a fini venatori, la

protezione faunistica.

In merito alle disposizioni relative alle superfici sottoposte a tutela faunistica

si rileva la proposta di destinare alla Caccia programmata tutto il territorio

interessato all’istituto dell’Oasi confinante con il Parco Naturale del Circeo, in

ragione di condizioni di degrado ambientale e della diffusa urbanizzazione

della zona.

Per quanto concerne il territorio destinato alla Caccia a gestione privata la

quota di S.A.S.P. è dei 6%. Si ipotizza di portare tale quota al 15% e di

riservare 1891 ha, ad Aziende Agro-Turistico-Venatorie.

Non sono indicati i centri (pubblici e/o privati) per la riproduzione della fauna

allo stato selvatico.

È presente una Zona di Ripopolamento e Cattura (S. Arcangelo, ha 2380),

che, come detto, ricade nel parco dei “Monti Aurunci”.

Il quadro riassuntivo dell’assetto proposto è per la Provincia di Latina, a meno

delle necessarie correzioni derivanti da quanto sopra esposto, è il seguente:

Denominazione

superficie

(ha)

valore % della s.a.s.p.*

Territorio destinato a protezione della fauna selvatica

Zone Ripopolamento e Cattura

2.380,00

1.3

Oasi

14.700,00

8.2

Parchi e riserve

10.103,00

5.6

Fondi chiusi

1.156,88

0.64

Zone militari

645,00

0.35

Zone di rispetto stradali e ferrovie

20.500,00

11.40

TOTALE

49.484,88

27.34

Territorio destinato alla caccia a gestione privata

Territorio interessato da A.F.V. e/o a ATV

10.851,00

6.00

Zone addestramento cani

195,00

0.10

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale

180.990,39

100.00

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

L’assetto programmatico proposto dalla Provincia dopo gli adeguamenti

conseguenti alle osservazioni sopra riportate è il seguente:

Denominazione

superficie

(ha)

valore % della s.a.s.p.*

Territorio destinato a protezione della fauna selvatica

Territorio destinato alla caccia a gestione privata

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

– 5.35 12.73 0.64 0.35 – 19.07

5.61 0.01

100.00

Zone Ripopolamento e Cattura

Oasi

9.690,00

Parchi e riserve

23.047,00

Fondi chiusi

1.156,88

Zone militari

645,00

Zone di rispetto stradali e ferrovie

TOTALE

34.538,88

Territorio interessato da A.F.V. e/o a ATV

10.159,92

Zone addestramento cani

195,00

Superficie agro-silvo-pastorale provinciale

180.990,39

Il piano faunistico venatorio di Frosinone

Il Piano Faunistico-Venatorio della Provincia di Frosinone è stato approvato

con deliberazione del Consiglio provinciale 6 agosto 1997, n. 70.

Nel Piano provinciale viene individuata la ripartizione del territorio in n. 2

Comprensori comprendenti omologhi Ambiti Territoriali di Caccia la cui

delimitazione viene assunta definitivamente nel Piano regionale.

Il Piano è basato su dati territoriali riferiti alla S.A.S.P. definita con criteri

diversi da quelli indicati negli indirizzi regionali con Del.G.R. 754/96. Infatti il

Piano considera soltanto la superficie Agricola Utilizzata presente all’interno

delle aziende (fonte censimento generale agricoltura ISTAT 1990) e non la

S.A.S.P.; quindi vengono esclusi dal conteggio i terreni agrari e forestali non

costituenti aziende .

In pratica la destinazione differenziata dei territorio provinciale parte da un

totale di S.A.S.P. di 227.147 ha a fronte dei dato ufficiale di riferimento di

280.340 ha. Ne consegue che l’assetto proposto, derivante dall’applicazione

delle quote di legge riservate alle diverse destinazioni, risulta anomalo e non

omogeneo con uno dei fondamentali criteri specificati per la pianificazione

faunistico-venatoria.

In relazione alla predetta anomalia di fondo, nel Piano Regionale i dati

territoriali di base e le incidenze percentuali dei diversi istituti nella Provincia

di Frosinone sono non corrispondenti a quelli dei Piano provinciale in quanto

rettificati d’ufficio.

Inoltre, poiché il Piano provinciale è stato approvato prima della

promulgazíone della L.R. 29/97, è stato necessario un ulteriore intervento

d’ufficio nella descrizione dello stato di fatto riportato, per aggiungere le

nuove aree protette istituite nella Provincia, per individuare i casi di

sovrapposizione totale e parziale su istituti faunistico-venatori esistenti e,

quindi, per eliminare la possibilità di doppi conteggi delle superfici.

In particolare è stata individuata una Z.R.C. (Espería) che rientra in parte nel

Parco Naturale dei “Monti Aurunci”.

Inoltre nel nuovo assetto è prevista una Z.A.C. che entra nella Riserva

Naturale “Antiche città di Fregellae e Fabriteria e Lago S. Giovanni Incarico”.

Ulteriore osservazione riguarda il calcolo della quota di territorio destinata alla

protezione faunistica.

Nel conteggio viene inclusa, una superficie di 43.121 ha riferita alle fasce

laterali di 50 m per lato per tutto Il percorso stradale e ferroviario ai di fuori

dei centri urbani, calcolato in 4313 km. Tale superficie rispetto alla S.A.S.P.

indicata di 227147 sarebbe pari al 19%. Tale quota sommata alla residua

quota relativa alle superfici protette (14,25%) porterebbe oltre la quota

massima stabilita dalla legge 157/92, del 30%.

Premesso che non è specificato se la detta superficie sia agro-silvo-pastorale

e se vi siano sovrapposizioni con altri istituti faunistico venatori, dal Piano

provinciale non emerge che per tali territori siano programmati provvedimenti

di adeguati interventi atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la

cura della prole che ai sensi del articolo 10, comma 4, della legge 157/92,

caratterizzano, insieme al divieto di abbattimento e cattura a fini venatori, la

protezione faunistica.

Il quadro complessivo riassuntivo che si ricava dal Piano di Frosinone, a meno

delle necessarie correzioni derivanti da quanto sopra esposto è il seguente.

superficie

(ha)

valore % della s.a.s.p.*

Denominazione

SUPERFICIE DESTINATA ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA
(Sono comprese le aree ove sia comunque vietata l’attività venatoria anche per effetto di altre

leggi o disposizioni)

75.526,61

33.26

di cui pertinenze stradali e ferroviarie

43.121,61

19.00

TERRITORIO DESTINATO ALLA CACCIA A GESTIONE PRIVATA

31.800,68

14.00

di cui territorio interessato da AA.FF.VV. già esistenti

10.032,00

4.41

ZONE ADDESTRAMENTO CANI

260,00

0.10

SUPERFICIE AGRO-SILVO-PASTORALE PROVINCIALE

227.147,72

100.00

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

Dal nuovo assetto, del territorio mancano indicazioni su centri privati di

riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale per i quali sarà destinata la

superficie di 2271 ha di S.A.S.P. (1% calcolato sul totale di 227.147 ha)

Per le Aziende agro-turistico-venatorie viene individuato la vocazione

territoriale sulle cartogralle, con l’intento di degnare a questo Istituto

13.628 ha di S.A.S.P. (6% calcolato sul totale di 227147 ha).

Il territorio destinato alla caccia programmata sarebbe di 117.548,96 ha di

S.A.S.P. (51,75% calcolato sul totale di 127.147 ha).

È previsto un centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica allo stato

naturale per 367 ha.

L’assetto programmatico proposto dalla Provincia dopo gli adeguamenti

conseguenti alle osservazioni sopra riportate è il seguente:

valore % della s.a.s.p.*

Denominazione

superficie (ha)

SUPERFICIE DESTINATA ALLA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA

38.171,00

13.26

di cui pertinenze stradali e ferroviarie

TERRITORIO DESTINATO ALLA CACCIA A GESTIONE PRIVATA di cui territorio interessato da AA.FF.VV. già esistenti

ZONE ADDESTRAMENTO CANI

SUPERFICIE AGRO-SILVO-PASTORALE PROVINCIALE

* s.a.s.p. = superficie agro-silvo-pastorale

31.800,68 10.033,00 260,00 280.340,00

14.00 14.00 0.10 100.00

Repertorio degli istituti faunistici e faunistico-venatori programmati

Sono state classificate tra le Oasi le zone di protezione non contemplate nella L.R. 17/95. Tali sono le “Bandite di caccia”, le “Zone di Rifugio” e le “Zone di protezione delle Rotte di Migrazione” che vengono comunque segnalate caso per caso.

Non è classificabile tra i seguenti Istituti la tenuta Presidenziale di Castelporziano di 5985 ha.

OASI DI PROTEZIONE DELLA FAUNA

Provincia

Viterbo

Denominazione

Alviano Collevalle Monti di Castro Palombaro
S. Magno Fiume Marta Monti Cimini Costa Selvaggia Vulci
Isola Martana Isola Bisentina

Lago di Vico Le Saline Roccaccia Fiume Marta Spinicci Monti Cimini

Terminillo (Parte)

Santona (ex Bandite)

Secondano (ex Bandite)

Martellata (ex Bandite)

Lago di Ventina (Zona di protezione, Rotta di Migrazione)

Terminillo (Parte)
Sala Belvedere (ex Bandita)

Lago di Bracciano (Zona di protezione, Rotte di Migrazione)

Lago di Martignano

Comuni Superficie (ha) Viterbo 256 Bomarzo 1.034 Ischia di Castro 665 Bagnoreggio-Lubriano-Civitelia D’Agliano 1.000

Rieti

Ronciglione
Tarquinia
Tarquinia
Tuscania
Tarquinia
Soriano nel Cimino-Canepina

TOT ALE COMPRENSORIO

Leonessa, Posta, Cantalice Leonessa
Montenegro M.S.Giovannì

Colli sul Velino

TOT ALE

Roma

5450 Rieti 1337

TOTALE COMPRENSORIO RI2 67.871

Bracciano 620 Anguiliara – Roma 350

Gradoli – Grotte di Castro Marta – Viterbo-Vitorchiano Montalto

1.100 325 834 65 354 13 18 VT1 5.664 1.161 1.667 1.161 175 142 2.511 VT2 6.817 6.888 600 830 300

100

RI1 8.818

Canino
Lago di Bolsena Lago di Bolsena

TOT ALE

COMPRENSORIO

COMPRENSORIO

Rieti, Antrodoco, Cittaducale, Micigliano, C. S.Angelo, Borgovelino

Latina

Frosinone

Ponza
SS. Cosma e Damiano Ponza

(Sup. acquea)

TOT ALE COMPRENSORIO

Vico, Collepardo, Alatri

Canale Monterano S. Oreste

Carpineto-Montelanico Gorga – Montelanico Monte Pilocco Tormancina

Monte Altuino
S. Gregorio Da Sassola (ex Bandita)

Ninfa
Monti Lepini (comprende ex Bandite Montenero (ex Bandite)
Monti Ausoni
Laghi dei Vescovo

Palmarola

SS. Cosma e Damiano (ex Zona Rifugio)

S Stefano

Lago di Fondi (Zone di protezione Rotte di Migrazione)

Trisulti

S. Serena Pratillo (ex Zona di Rifugio) S. Oliva (ex Zona di Rifugio) Montecassino

Canale Monterano
S. Oreste – Civitella – Rign.

TOT ALE COMPRENSORIO

Carpineto Montelanico Gorqa – Montelanico Carpineto Romano
M. Rotondo – Palombara Arcinazzo Romano

RM1

RM2

190 1.424 2.584 5.298 1.233 442 975 584 836 9.368 1.850 4.200 186 2.350 460 9.046 136 700 28

459

864

3.000

3.000

950 1.300 200 2.250

Superficie (ha) 802 1.332 1.253 826 738 802 813 1.355 7.921 1.971 1.700 875 1.174 765 6.485 1.700 4.000 5.700 1.500 1.884 3.384

ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA

Provincia

Viterbo

Denominazione

Fiume Paglia Monterado Pisello – Lemme Le Rocchette Acquarossa Montalto

S. Lorenzo Graffignano

S. Angelo
S. Savino Cesurli Tuscania Civitacastellana

Leonessa
Poggio Perugino – Monte Tancia

Castel di Tora Fiamignano

Rieti

Leonessa
Monte S. Giovanni Roccantica

TOT ALE COMPRENSORIO

Castel di Tora Fiamignano

TOT ALE COMPRENSORIO

S. Gregorio

TOT ALE

Sermoneta Maenza Maenza

TOT ALE

TOT ALE

Supino – Morolo Pontecorvo Cassino

TOT ALE

Comuni

Proceno
Bagnoregio
Viterbo
Piansano – Capodimonte Viterbo

Montalto di Castro S. Lorenzo Nuovo Graffignano

TOT ALE

Corchiano – Gallese Tarquinia
V asanello
Tuscama Civitacastellana

TOT ALE

COMPRENSORIO

COMPRENSORIO

VT1

VT2

COMPRENSORIO

COMPRENSORIO

L T1

L T2

FR1

FR2

COMPRENSORIO

COMPRENSORIO

RI1

RI2

Roma

Monte Aceto

Monte Castagno Colle di Mezzo

S. Anastasio Monti Prenestini S. Vittorino Poggio Cesi Valle del Tevere La Selva
Colli Santi Sterpara

Istituto non presente

Monte Cairo Colle Terelle

Esperia Montenero Valle Incarico

Morlupo, Capena, Castel Nuovo di Porto, Riano

Latina Frosinone

Allumiere

TOTALE COMPRENSORIO RM1

Anzio
Castel S. Pietro – Capranica
Roma. Gallicano, S. Gregorio da Sassola Palombara Sabina, S. Angelo R. Guidonia M. Roma, Riano, Casteinuovo di Porto
Castel Madama, Sambuci, Ciciliano
Roiate, Affile
V almontone Genazzano

TOTALE COMPRENSORIO RM2

Terelle, Colle S. Magno
Campoli A., Alvito, Posta F., Vicalvi

TOTALE COMPRENSORIO FR1

Esperia
Ca-stro- V . , Falcaterra
S. giovanni s, Pico,Pastena, Falvaterra

TOTALE COMPRENSORIO FR2

1.374

3.057

664 1.250 714 766 1.068 904 366 793 6.525

1.000 1.000 2.000

655 1.200 1.700 3.555

Superficie (ha)

50 367

CENTRI PUBBLICI DI RIPRODUZIONE DELLA FAUNA SELVATICA

Provincia

Viterbo Rieti Roma Latina Frosinone

Denominazione

Istituto non presente
Istituto non presente
Istituto non presente
All’interno dell’Oasi dei Monti Lepini Comprensorio FR2

Comuni

AZIENDE FAUNISTICO VENATORIE

Provincia

Viterbo

(Territori vocati come da Piano faunistico- venatorlo provinciale)

Denominazione

Carbonara Gallicella Canino Musignano Sugarella Chiusa Farina V oltone

S. Agostino Fondaccio
S. Francesco Bucone Mezzano Pontoncelli Monti di Castro Casalone

V accareccia Menicozzo Grotta Nuova Castel di Salce

Superficie (ha) Bagnoregio 1.486 Acquapendente 785 Canino 710 Canino 2.433 Canino (parte) 1.200 Ischia – Cellere 678 Famese 4521 Montalto di Castro 953 Montefiascone 403 Montefiascone 514 Tessennano – Canino – Cellere 408 V alentano 781 V alentano 600 Ischia di Castro 878 Viterbo 701 Viterbo 1.278 Viterbo 550 Viterbo 602 Viterbo 230

745 Tolfa 938

Comuni

Barbarano
Bassano Romano Filissano
Borghetto
Grotta Nuova
Sugarella
Rustica
Vaccareccia Civitella Cesi Greppo Marino
Settevene
Castel Bagnolo
Nepi
S. Martino
Pantalla
Pian di Vico
Veiano
Castelluzzo
Menicozzo
Castel di Salce
S. Salvatore

Rieti Farense Tre Valli Borbona

Monteleone S. Oliveto* Rocchette, Torrì Configni Colle D’Oro*
Poggio Moiano Accumoli

Cardito*
Ponticelli – Scandriglia* Orvinio
Pozzaglia S.

V allecupola

Roccasinibalda* Torricella S. *

1.682 1.600 527 1.440 640 570 1.774 1.569 2.200 2.911 1.345 3.311 2.959 2.450 521 2.747 1.958 50 2.530 533 333.371 1.993 2.793 Posta 1.428,62

* Possibile trasformazione in Aziende agri-turistico-venatorie

Roma Casal di Galeria Il Casalone*

La Castaqneta
Castel Giuliano Sasso
Castel Lombardo
Centrone
La Vacchereccia di Civitella (parte) Poggio Oriolo
Santa Severa
Valle Luterana*
Ceri **

Roma 800 Tolfa 920 Bracciano Manziana 613 Bracciano Cerveteri 2.912 Bracciano Cerveteri 525 Roma 660 Canale Montesano 420 Bracciano 1.369 Tolfa – S. Marinella 1.250 Bracciano – Cerveteri 905 Ceri 439

Barbarano Romano Bassano Romano Nepi Civitacastellana

V etralla Tuscania
Biera
Biera – Vejano Blera – vetralla Monterosi – Nepi Orte

TOTALE COMPRENSORIO VT1

15.642

Nepi – Ronciglione – Capranica Sutri
Tuscania
Tuscania

Vejano
Vetralla – Villa S. Giovanní Monteromano Monteromano
V etralla

TOTALE COMPRENSORIO VT2

Fara Sabina
P. Nativo, Casteinuovo, Toffia

Monteleone S. Torricella
Rocchette, Torri, Configni, Vacone
Magliano S.
Poggio Moiano
Accumoli 505,12

TOTALE COMPRENSORIO RI1 12.480,73

Cittaducale 701 Scandriglia 1.783,17 Orvinio 1.087 Pozzaglia S. 1.607,68 Ascrea, Vallecupola, C. Di Tora,

1.862,68

Roccasinibalda
Roccasinibalda 1.000 Torricella S. 629

TOTALE COMPRENSORIO RI2 8.670,53

1.757

1.755 704,67 1544,32

Latina

S Agata Rocchigiana Maentina Cora

F. Sbardella* Torrecchia N.* Torrecchia V.*

Fra Diavolo

Prossedi Roccagorga Maenza Cori

Cori – Cistema Cìsterna L. Cisterna L.

Frosinone

Il Gallo Macchia Marina

Acquafondata V allerotonda

S. Biaqio S.

TOTALE COMPRENSORIO FR1

Acquafondata V alierotonda

TOTALE COMPRENSORIO FR2

Vicarello Bracciano

670

TOTALE COMPRENSORIO RM1

* Possibile trasformazione in Aziende agri-turistico-venatorie ** vedi analisi Piano faunistico-venatorio provinciale

11.483

624

408 1.119 500 1.047 770 44.685

780 1.366 1.816,66 2.000 600 521,26 770 7.853 2306 2.998

1.855,61 2.283,72 4.138 2.024 3.870,54 5.894

La Marcigliana (condizionata a parere INFS

Lazzaria Montorio Nerola* Montelibretti Le Starnelle**

Roma

V elletri
Montorio Romano Nerola Montelibretti
V allinfreda

TOTALE COMPRENSORIO RM2

* vedi note riportate nella precedente descrizione dello stato di fatto ** vedi analisi Piano faunistico-venatorio provinciale

* Possibile trasformazione in Aziende Agri Turistico Venatorie

AZIENDE AGRI-TURISTICO-VENATORIE

Viterbo

Rieti

Roma

Latina

Frosinone

Istituto non ancora attivato Istituto non ancora attivato Istituto non ancora attivato Istituto non ancora attivato Istituto non ancora attivato

Itri

TOTALE COMPRENSORIO LT1

TOTALE COMPRENSORIO LT2

I Piani provinciali, anche a motivo della non ancora intervenuta emanazione della disciplina di funzionamento degli istituti di caccia a gestione privata (A.F.V. e A.T.V), e della conseguente mancata attivazione dei nuovo istituto Aziende Agro-Turistiche

ZONE ADDESTRAMENTO CANI

Provincia

Viterbo

Rieti Roma

Denominazione

Il Cerro
Piscin di Polvere

La Costa

Istituti non presenti

I Terzi Montelarco Testa di Lepre

Comuni

Canino Viterbo

V etralla

TOTALE COMPRENSORIO VT1

TOTALE COMPRENSORIO VT2

Superficie (ha) 195 25 200 104 104

109 199 200

Torrita Tiberina Riqnano Fiaminio Roma

TOTAL COMPRENSORIO RM1

5081

Castiglione

Roma 120

La Selva

Maffiano Romano 170

Lunghezzina

Roma 197

TOTAL COMPRENSORIO RM2 4871

Latina

Diana

Roccasecca di Volsci 195

TOTALE COMPRENSORIO LT1 195

Frosinone

Monna Pica

Fiuggi 160

Cerico

Coliepardo 141

Valle Cauzati

Paliano 160

TOTALE COMPRENSORIO FR1 4611

Le Mandre

Colle S. Magno 40

I Greci

Pontecorvo 111

Ara Sodana

Ripi 21

V alvazzata

Giuliano di Roma Patrica 341

TOTALE COMPRENSORIO FR2 206

PARTE IV

LA PIANIFICAZIONE REGIONALE

Pianificazione faunistico-venatoria del territorio regionale

Nel presente titolo del Piano faunistico-venatorio regionale viene definito, sulla scorta

dei contenuti dei Piani faunistico-venatori provinciali integrati ed omogeneizzati in

coerenza con le osservazioni di corrispondenza riportate nel titolo “Analisi dei Piani

faunistico-venatori provinciali”, l’assetto organizzato sul piano territoriale degli istituti

faunistici e faunistico-venatori previsti dalle norme vigenti.

I predetti Istituti sono, coerentemente con le analisi fin qui condotte, riuniti, sulla

base della destinazione d’uso del territorio a fini faunistici e venatori, nelle tre

categorie individuate dalla legge 157/92 e dalla L.R. 17/95:

– territorio agro-silvo-pastorale destinato alla protezione faunistica;

– territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia a gestione privata;

– territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata.

La definizione dell’assetto regionale si sviluppa, pertanto, partendo da un “Quadro di

Riferimento Territoriale” nel quale in progressione logica sono inseriti gli istituti, in

termini dimensionali, seguendo una metodologia omogenea che facilita la

comprensione delle rappresentazioni quantitative sintetiche.

Tali rappresentazioni sono completate con note di illustrazione specifica e con la

definizione delle prescrizioni dettate per la traduzione concreta ed attuativa a livello

provinciale dell’assetto pianificato a livello regionale.

I quadri “tematici” riepilogativi sono altresì completati con la cartografia relativa agli

istituti individuati nel repertorio riportato nelle pagine precedenti.

Quadro di riferimento territoriale

Il quadro di riferimento territoriale riportato comprende la superficie agro-silvo-

pastorale calcolata secondo la metodologia stabilita dalle norme e disposizioni

vigenti, sulla base dei dati ufficiali ISTAT dell’ultimo Censimento dell’agricoltura e le

quote di territorio a destinazione faunistica e faunistico-venatoria differenziata.

Tali quote vengono espresse nei valori assoluti minimi e/o massimi derivanti dalle percentuali di legge.

QUADRO DI RIFERIMENTO TERRITORIALE

(Superficie agro-silvo-pastorale e quote di destinazione a fini faunistico-venatori)

Territorio agro-silvo-pastorale

minimo 20%

ha

ha

317.874,00

63.574,80

249.364,93

49.872,99

415.642,40

83.128,48

180.990,39

36.198,08

280.340,28

56.068,06

1.444.212,00

288.842,40

Provincia

Viterbo Rieti Roma Latina Frosinone Lazio

Superficie A.S.P. destinata a caccia a gestione privata quota massima di legge 15% (1)

Provincia

Viterbo

Rieti

Roma

Latina

Frosinone

Lazio

Istituti di protezione faunistica quote teoriche (di legge)

massimo 30% ha

A.F.V. 8%

A.T.V. 6%

ha

ha

25.429,92

19.072,44

19.949,19

14.961,90

33.251,39

24.938,54

14.479,23

10.859,42

22.427,22

16.820,42

115.536,96

86.652,72

Centri priv. ripr. 1% ha

95.362,20

74.809,48 124.692,72 54.297,12 84.102,08 433.263,60

3.178,74 2.493,65 4.156,42 1.809,90 2.803,40

14.442,12

NOTA: (1) Ferma restando la quota massima del 15% di territorio agro-silvo-pastorale destinabile agli istituti di caccia a gestione privata,

le percentuali di ripartizione di detta quota tra i diversi istituti debbono intendersi obiettivi tendenziali cond

Superficie A.S.P. a gestione programmata della caccia A.T.C. min. 55%

Provincia

Viterbo Rieti Roma Latina Frosinone Lazio

di cui ZAC max 1 % ha 3.178,74 2.493,65 4.156,42 1.809,90 2.803,40 14.442,12

ha

174.830,70

137.150,71

228.603,32

99.544,71

154.187,15

794.316,60

Territorio agro-silvo-pastorale destinato a protezione della fauna

Il quadro relativo, di seguito riportato, contiene nella prima parte i valori dimensionali di riferimento (teorici), nella seconda parte i valori desumibili dai Piani faunistico-venatori provinciali e nella terza parte l’assetto programmato dalla Regione.

La prima parte è desunta dal Quadro di riferimento territoriale di cui al capitolo precedente.

Nella seconda parte, derivata dai Piani faunistico-venatori provinciali, i valori riportati

sono comunque quelli revisionati d’ufficio, come evidenziato nell’analisi dei piani

provinciali, in relazione

a) alle modifiche intervenute, successivamente all’approvazione da parte dei

rispettivi Consigli provinciali, dei Piani provinciali di Roma, Latina e Frosinone,

per effetto della L.R. 29/97;

b) alle rettifiche, meramente tecniche, delle superfici degli istituti esistenti;

c) all’opzione regionale di considerare utili, al raggiungimento del limite

minimo del 20% di territorio faunisticamente protetto, le fasce adiacenti alle

infrastrutture viarie per una profondità di 50 metri lineari su ogni lato, che nei

piani provinciali di Viterbo, Latina e Frosinone sono state utilizzate nel

conteggio delle superfici destinate a protezione della fauna, quando sono

rispettate le condizioni previste dal quarto capoverso della pagina seguente.

I valori riportati, in assoluto ed in percentuale, sono aitres3 disaggregati tra istituti

esistenti e nuovi istituti (da creare ed attivare).

L’assetto programmato dalla Regione riconduce entro i limiti di legge nel valore

minimo (20%) le quote delle Province deficitarie (Viterbo, Latina e Frosinone) e nel

valore massimo (30%) la quota della Provincia di Rieti programmata in misura

leggermente superiore e la quota della Provincia di Roma risultante pari, nel

complesso degli istituti già esistenti, al 33,24%.

In concreto, le ultime due colonne della terza parte del quadro esprimono nei termini

differenziali (+/-) l’estensione dei nuovi istituti di protezione della fauna da creare

(segno +) e le riduzioni degli istituti esistenti o previsti (segno -).

Il differenziale determinato rimane comunque suscettibile di modificazioni fino alle

determinazioni regionali sulle domande di divieto dell’attività venatoria sui fondi

agricoli, presentabili entro 30 giorni successivi alla pubblicazione del Piano.

L’assetto definitivo prefigurato prevede a livello regionale una quota di territorio

destinato a protezione della fauna pari a 355.478 ettari che rappresenta il 24,60 %

dell’intero territorio agro-silvo-pastorale.

Il predetto assetto dovrà essere raggiunto entro i tempi strettamente necessari per

la creazione degli istituti di protezione più confacenti alle caratteristiche delle aree

prescelte per la localizzazione.

Possono concorrere alla quota di territorio agro-silvo-pastorale destinato alla

protezione faunistica le fasce laterali alle vie di comunicazione ferroviaria ed alle

strade carrozzabili escluse le strade poderali ed interpoderali purché siano rispettate

le seguenti condizioni.

1. le tratte infrastrutturali non debbono ricadere all’interno di altri istituti

destinati alla protezione faunistica o all’interno di aziende faunistico-

venatorie, di aziende agro-turistico-venatorie e di centri privati di

riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale;

2. le aree considerate debbono presentare caratteristiche di naturalità

idonee alla sosta ed alla riproduzione della fauna;

3. le aree considerate debbono essere individuate per contesti territoriali

omogenei e debbono costituire nello specifico contesto territoriale, un insieme

adeguato anche sui piano dell’estensione complessiva;

4. le aree considerate debbono essere adeguatamente segnalate dando

visibilità alla finalità di protezione faunistica;

5. nell’ambito del provvedimento provinciale di espressa individuazione, con

delimitazione cartografica, delle aree considerate debbono essere previste le misure, anche di carattere amministrativo, che la Provincia stessa e/o l’organo di gestione dell’A.T.C. interessato pongono in essere per agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la cura della prole.

6. Le pertinenze viarie per le quali le Amministrazioni provinciali adotteranno i provvedimenti previsti al precedente punto 5, costituiscono vincolo nel conteggio della superficie destinata a protezione faunistica in caso di istituzione di nuove aree naturali protette.

Le nuove aree destinate alla protezione della fauna, quando ancora non individuate nei piani faunistico-venatori provinciali, vengono selezionate prioritariamente nell’ambito:

a) delle aree inserite nel Piano regionale delle aree naturali protette di cui all’articolo 7 della L.R. 29/97;
b) delle zone di protezione speciale definite dall’Unione Europea;
c) delle zone vocazionali individuate nello studio del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università “La Sapienza” finalizzato alla pianificazione faunistico-venatoria della Regione Lazio.

Di converso, le riduzioni degli Istituti esistenti, fino a quando non intervenga per legge una eventuale riperimetrazione delle aree naturali protette istituite, potranno incidere esclusivamente sugli istituti di tutela faunistica istituiti in via amministrativa.

ASSETTO PROGRAMMATICO TERRITORIO AGRO-SILVO-PASTORALE CON DESTINAZIONE A PROTEZIONE DELLA FAUNA

Provincia

Territorio agro-silvo-pastorale

ha

Istituti di protezione faunistica quote teoriche (di legge)

Viterbo
Rieti
Roma
Latina
Frosinone
Lazio 1.444.212,00

Quote programmate Piani faunistico-venatori provinciali

63574.80 49.872,99 83.128,48 36.198,08 56.068,06

288.842,40

95.362,20

74.809,48 124.692,72 54.297,12 84.102,08 433.263,60

Provincia

Viterbo Rieti Roma Latina Frosinone Lazio

Totale di cui ->
ha %

43.963,00

75.369,00 138.144,00 34.538,88 38.171,00 330.185,88

13,83 30,22 33,24 19,08 13,62 22,86

Istituti esistenti
ha %

23.349,00

52.047,00 138.144,00 30.401,88 34.921,00 278.862,88

Istituti esistenti
ha %

23.349,00 52.047,00

7,35 20,87 33,24 16,80 12,46 19,31

7,35 20,87

Nuovi Istituti
ha %

23.349,00 7,35 23.322,00 9,35 0,00 0,00 4.137,00 2,29 3.250,00 1,16 51.323,00 3,55

Nuovi Istituti
ha %

40.225,80 12,65 22.762,48 9,13

Quote programmate Piano Faunistico Venatorio regionale

Provincia

Totale di cui ->

ha %

Viterbo 63.574,80 20,00 Rieti 74.809,48 30,00

317.874,00 249.364,93 415.642,40 180.990,39 280.340,28

minimo 20% ha

massimo 30% ha

Roma

Latina

Frosinone

124.692,72

36.198,08

56.068,06

30,00

20,00

20,00

138.144,00

30.401,88

34.921,00

33,24

16,80

12,46

-13.451,28

6.796,20

21.147,06

-3,24

3,76

7,54

Lazio

355.343,14

24,60

278.862,88

19,31

77.480,26

5,36

Territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia a gestione privata

I dati relativi agli Istituti con destinazione a caccia a gestione privata si riferiscono

esclusivamente alle quantificazioni territoriali e non riguardano l’istituto della

concessione le cui vicende non interferiscono con- la finalità del Piano che è quella

della programmazione del territorio regionale in rapporto alle vocazioni ed alle quote

vincolate.

In altri termini le superfici indicate nell’elenco di Aziende riportato nel repertorio di

cui alla parte III del Piano, ancorché riferite ad aziende esistenti al 31 dicembre 1997

vanno considerate come dimensioni destinate a questa specifica finalità, che

dovranno in taluni casi essere ridotte (vedi il caso di Viterbo) ed in altri potranno,

ove ricorrano le condizioni, essere aumentati.

Infatti attualmente la maggior parte delle A.F.V. nella Regione Lazio sono in essere

in virtù delle proroghe concesse prima dalla L.R. 33/96 e successivamente dalla

L.R. 26/97.

Quest’ultima legge ha prorogato le aziende fino all’emanazione del disciplinare di

funzionamento di cui all’articolo 32, comma 6, della L.R. 17/95.

In tale quadro normativo, le concessioni prorogate riguardanti aziende faunistico-

venatorie che al 1° febbraio 1998, per effetto delle disdette di assenso presentate

entro la data del 31 dicembre 1997 dai proprietari e/o possessori dei terreni inclusi

nelle aziende stesse, non dispongono più dì una base territoriale di almeno 400 ha,

sono cessate dalla proroga prevista dell’articolo 5, comma 1, della L.R. 26/97.

Parimenti sono cessate dalla proroga le concessioni di aziende faunistico-venatorie

che alla data dell’1 febbraio 1998, per effetto delle disdette di assenso presentate

fino alla data del 31 dicembre 1997 dai proprietari e/o possessori dei terreni inclusi

nelle aziende stesse, pur raggiungendo la superficie minima di 400 ha, a motivo della

qualità e/o della ubicazione dei terreni disdettati, hanno perduto a parere

dell’I.N.F.S. l’idoneità sotto il profilo del perseguimento delle finalità previste dalla

normativa vigente per le strutture in argomento.

I territori relativi a tali aziende che, per effetto delle disdette, dal 1° febbraio 1998

non possiedono più requisiti dimensionali o tecnici previsti dalle norme vigenti,

rientrano nella programmazione faunistico-venatoria provinciale, suscettibili di

uguale o diversa destinazione sotto il profilo faunistico-venatorio.

La situazione degli istituti a gestione privata della caccia al momento esistente

(maggio 1998) deve ritenersi assolutamente provvisoria sia per il regime di proroga

a termine, sia per la non verificata rispondenza delle A.F.V. prorogate alle

caratteristiche stabilite dalla legge per detta tipologia di istituto, sia infine per la

incompatibilità, per quanto relativa e non assoluta, dell’incidenza territoriale

dell’unica tipologia di istituto esistente con la ripartizione tra le tre tipologie

individuate dalla legge della quota dì territorio agro-silvo-pastorale destinabile alla

categoria stessa.

Quanto sopra premesso, il Piano faunistico-venatorio regionale, nel rispetto pieno dell’art. 10, comma 12, della legge 157/92, “determina i criteri per la individuazione dei territori da destinare alla costituzione di aziende faunistico-venatorie, di aziende agro-turistico-venatorie e di centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale”.

Aziende faunistico-venatorie

I territori di localizzazione delle A.F.V. debbono possedere caratteristiche climatiche, edafiche vegetazionali e di antropizzazione idonee a favorire, anche attraverso la praticabilità effettiva dei programmi proposti, l’incremento naturale delle popolazioni delle specie determinanti l’indirizzo faunistico prescelto con particolare riferimento alla tipica fauna appenninica, alla grossa fauna europea ed a quella acquatica.

Ai fini della individuazione della vocazione faunistica di una azienda si fa riferimento alle caratteristiche ambientali generati desunte in base ai seguenti parametri:
a) estensione, ubicazione e morfologia dei luoghi;
b) copertura vegetale;
c) ordinamenti agro-colturali e forestali;
d) grado di antropizzazione;
In base alle caratteristiche ambientali le aziende faunistico venatorie sono classificabili in:
a) aziende faunistico-venatorie boschive quando più della metà della superficie agro-silvo-pastorale sia coperta da bosco;
b) aziende faunistico-venatorie non boschive quando almeno la metà della superficie agro-silvo-pastorale sia interessata da colture agrarie e/o da pascoli;
c) aziende faunistico-venatorie palustri quando la superficie interessata da aree umide sia pari almeno a 100 ettari.
In relazione alle caratteristiche ambientali ed alla coerente tipologia aziendale, gli indirizzi faunistici per il conseguimento delle finalità proprie dell’azienda comprendono, prioritariamente, le seguenti specie:
a) azienda faunistico-venatoria boschiva: capriolo, cervo, daino, muflone, cinghiale e fagiano e, quando la superficie coperta da boschi è inferiore al 60% della superficie totale dell’azienda, le specie lepre e starna;
b) azienda faunistico-venatoria non boschiva con coltivazioni promiscue e presenza alternativa di siepi, sieponi e boschetti: lepre, starna , pernice e fagiano e, nel caso in cui la superficie a coltura agraria ed a pascolo sia inferiore al 60% della superficie totale dell’azienda, anche le specie capriolo, cervo, daino, muflone e cinghiale.
Qualora l’azienda faunistico-venatoria presenti caratteristiche montane e di rocciosità, deve essere favorita la reintroduzione della coturnice.
La dimensione minima dell’azienda faunistico-venatoria deve essere compatibile con quella necessaria ad ospitare almeno un nucleo minimo vitale delle specie determinanti l’indirizzo faunistico.

Aziende agri-turistico-venatorie

I territori di localizzazione prioritaria sono quelli di scarso rilievo faunistico, caratterizzati da strutture aziendali agricole e da vivacità imprenditoriale che consentano più agevolmente il raggiungimento dell’obiettivo di integrare l’attività e la produttività agricola con l’attività venatoria.

Particolare riguardo deve essere dato a localizzazioni che, per le sinergie attivabili a livello locale, possono risultare strategiche nei nascenti sistemi agrituristici territoriali e nei tradizionali circuiti turistici minori.

Centri Privati di Riproduzione della Fauna allo stato naturale

I centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, come

disciplinati dall’articolo 10, comma 8, lettera d), della legge 157/92 e

dall’articolo 16, commi 4, 5 e 6, della L.R. 17/95, rientrano in un istituto

faunistico espressamente riferibile all’attivitá agricola.

Essi infatti, comunque collocati sul territorio, debbono essere organizzati in

forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa.

Tali centri, pertanto, possono essere inseriti in aziende agricole con

ordinamenti colturali-produttivi tradizionali: in tal caso rappresentano una

opportunità di diversificazione produttiva e di integrazione delle attività

aziendali.

Possono altresì essere attivati come ordinamento specifico principale o anche

esclusivo dell’azienda agricola appositamente organizzata per lo scopo e nella

quale le attività di coltivazione assumono in tutto o in parte carattere

funzionale e strumentale alla produzione faunistica.

Non entrano comunque in questo tipo di istituto gli allevamenti di selvatici

previsti dall’articolo 19 della L.R. 17/95, per i quali, indipendentemente dalla

finalità della loro produzione, non è obbligata dalla legge le forma

organizzativa dell’azienda agricola né lo “stato naturale” di allevamento.

La condizione di allevamento allo “stato naturale” esclude qualsiasi condizione

di cattività, restrizione e/o confinamento.

L’obiettivo fondamentale dell’istituto è la ricostruzione di nuclei di popolazioni

di specie autoctone, con priorità per quelle localmente estinte, rare o

minacciate.

Nell’ambito di tale obiettivo, le specie allevate e le condizioni di allevamento

possono essere oggetto di studio ed osservazioni e gli individui prodotti,

prelevabili esclusivamente nei modi consentiti dalla legge e dalle persone

legittimate, sono utilizzabili per operazioni di reintroduzione e di

ripopolamento.

In relazione alla tipologia e finalità dell’istituto, i criteri di localizzazione fanno

riferimento:

– alla specie o alle specie oggetto di riproduzione;

– alla valenza ecologica dell’habitat specifico;

– alla idoneità dell’habitat rispetto alle specie;

– alla produttività potenziale;

– alla compatibilità dell’allevamento allo stato naturale nel contesto

strutturale e colturale nel quale si colloca il centro.

La valutazione tecnico-scientifica dei progetti di costituzione dei centri deve

essere di tipo interdisciplinare.

I titolari dei centri quando ricorrono le condizioni potranno accedere ai

benefici pubblici previsti da leggi regionali, nazionali e dai regolamenti

comunitari.

ASSETTO PROGRAMMATICO TERRITORIO AGRO-SILVO-PASTORALE CON DESTINAZIONE A CACCIA A GESTIONE PRIVATA

Territorio a caccia a gestione privata Quote programmate Piano regionale

Provincia

ha

A.F.V. 8% SASP

A.T.V. 6% SASP

Centri Priv. 1% SASP

ha

ha

ha

Viterbo

317.874,00

25.429,92

19.072,44

3.178,74

Rieti

249.364,93

19.949,19

14.961,90

2.493,65

Roma

415.642,40

33.251,39

24.938,54

4.156,42

Latina

180.990,39

14.479,23

10.859,42

1.809,90

Frosinone

280.340,28

22.427,22

16.820,42

2.803,40

Lazio

1.444.212,00

115.536,96

86.652,72

14.442,12

Territorio destinato a caccia a gestione privata Quote Programmate nei Piani provinciali

Provincia

Viterbo
Rieti
Roma
Latina
Frosinone
Lazio 106.964,26 7,41

Territorio destinato a caccia a gestione privata impegnabile (+) o da disimpegnare (-)

0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00

– 0,00 – – 310,00 0,12 – 0,00 – – 0,00 – – 0,00 – – 310,00 0,02

Provincia

Viterbo -23.549,08 Rieti -1.202,07 Roma 17.300,39 Latina 3.628,23 Frosinone 12.395,22 Lazio 95.225,42

-7,41 19.072,44 6,00 -0,48 14.961,90 6,00 4,16 24.938,54 6,00 2,00 10.859,42 6,00 4,42 16.820,42 6,00 6,59 86.652,72 6,00

3.178,74 1,00 2.183,65 0,88 4.156,42 1,00 1.809,90 1,00 2.803,40 1,00

14.132,12 0,98

A.F.V. = Aziende faunistico-venatorie;
A.T.V. = Aziende agro-turistico-venatorie;
Centri Privati = Centri Privati di produzione della fauna selvatica.

Territorio destinato alla caccia programmata

A.F.V. A.T.V. Centri Privati

ha

% ha % ha %

48.979,00 15,41 21.151,26 8,48 15.951,00 3,84 10.851,00 6,00 10.032,00 3,58

A.F.V.
ha % ha % ha %

Ai fini della caccia programmata il territorio agro-silvo-pastorale della Regione Lazio è suddiviso in dieci comprensori intercomunali di riferimento (due per ogni Provincia) individuati nella Parte Il del presente Piano regionale, all’interno dei quali ricadono altrettanti Ambiti Territoriali di caccia perimetrati esternamente come da cartografia allegata e dimensionati quantitativamente nella situazione di partenza nella citata Parte Il del Piano ed a regime, per Provincia e nella Regione, come di seguito rappresentato.

Infatti la determinazione del territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata (superficie utile dell’A.T.C.) deve intendersi effettuata in forma residuale e successiva a quelle relative alle aree di protezione faunistica ed alle aree a gestione privata della caccia, esclusivamente sul piano descrittivo ed aritmetico e non sul piano della gerarchia degli istituti.

Nella concreta attuazione della pianificazione faunistico-venatoria, il territorio dell’A.T.C. diventa residuale, ma comunque maggioritario rispetto alle aree a gestione privata della caccia solo quando e se gli istituti a questa forma di caccia vengono autorizzati e attivati.

Fermo restando quanto previsto nel capitolo precedente in relazione alla situazione giuridico normativa degli istituti di caccia a gestione privata esistente nel Lazio, le aree eventualmente individuate nei Piani faunistico-venatori provinciali per la localizzazione dei predetti istituti rimangono utilmente incorporate negli A.T.C. fino alla effettiva istituzione di Aziende Faunistico Venatorie, di Aziende Agrituristico- Venatorie e di Centri privati di riproduzione di selvaggina.

Ciò precisato, in linea di principio, il territorio destinato alla caccia programmata corrisponde, con riferimento ai comprensori subprovinciali, al territorio agro-silvo-

A.T.V.

Centri Privati

pastorale di questi scorporato delle aree di tutela faunistica interdette alla caccia (parchi e riserve naturali, oasi di protezione, zone di ripopolamento e cattura, zone militari, fondi rustici chiusi, fondi rustici vietati all’esercizio venatorio) e delle aree a gestione privata dalla caccia autorizzate ed attive.

La numerosità degli istituti richiamati e la diversificazione tipologica degli stessi per natura, modalità di istituzione, durata nel tempo conferisce carattere non fisso ne statico alla superficie territoriale dell’A.T.C., per la quale comunque, la legge stabilisce la certezza dell’incidenza minima sul territorio agro-silvo-pastorale a livello provinciale (55%).

Sulla base degli assetti programmati per le altre due grandi categorie di istituti contemplati dalla pianificazione faunistico-venatoria, l’assetto territoriale “definitivo” previsto per la gestione programmata della caccia nell’ambito regionale è determinato nei dati di superficie riportati nel quadro seguente.

All’interno delle superfici di caccia programmata debbono intendersi poste le Zone per l’allenamento e l’addestramento dei cani e per le gare cinofile, disciplinate dall’articolo 17 della L.R. 17/95 e che possono impegnare il territorio agro-silvo- pastorale nei limiti massimi riportati nel quadro seguente.

(Omissis CARTOGRAFIA)

ASSETTO PROGRAMMATICO TERRITORIO AGRO-SILVO-PASTORALE CON DESTINAZIONE A CACCIA PROGRAMMATA

Provincia

Superficie agro-silvo-pastorale

ha

Quote programmate Piano Faunistico Venatorio Regionale Territorio destinato a protezione faunistica

Viterbo
Rieti
Roma
Latina
Frosinone
Lazio 1.444.212,00

20.00 30.00 30.00 19.08 20.00 24.49

19.072,44 14.961,90 24.938,54 10.859,42 16.820,42 86.652,72

7.35 20.87 33.26 16.80 12.46 19.31

3.178,74 2.493,65 4.158,42 1.809,90 2.803,40

14.442,12

Quote programmate Piano Faunistico Venatorio Regionale Territorio destinato a gestione privata della caccia

Provincia

A.F.V. 8% ha

A.T.V. 6% ha

Viterbo
Rieti
Roma
Latina
Frosinone
Lazio 115.536,96

317.874,00 249.364,93 415.642,40 180.990,39 280.340,28

25.429,92 19.949,19 33.251,39 14.479,23 22.427,22

Totale ha%

63.574,80

74.809,48 124.692,72 34.538,88 56.068,06 353.683,94

Istituti esistenti ha%

23.349,00

52.047,00 138.144,00 30.401,88 34.921,00 278.862,88

Centri Priv. 1% ha

Nuovi istituti (+-)ha %

40.225,80 12.65

22.762,48 9.13 -13.451,28 -3.26 6.796,20 3.76 21.147,06 7.54 77.480,26 5.36

Territorio
destinato alla
caccia programmata

ha

206.818,10 137.150,71 228.803,32 119.302,95 182.221,18 873.896,26

Il Piano Faunistico Venatorio regionale, a regime, calcola in 873.896 ettari la superficie agro-silvo-pastorale costituente la base territoriale degli A.T.C. utile per la caccia programmata.

A livello regionale, pertanto, alla caccia programmata è destinato il 60,51 % del

territorio agro-silvopastorale laziale.

Il quadro seguente mette a confronto, a livello provinciale ed a livello regionale, il

territorio agrosilvo-pastorale destinato, a Piano regionale attuato, agli A.T.C. con il

numero dei cacciatori laziali (residenti anagraficamente nella Regione Lazio),

calcolandone il rapporto come indice di pressione venatoria “naturale”.

Provincia

Superficie agro-silvo-pastorale A.T.C.

Numero cacciatori residenti

Rapporto tra superficie agro-silvo-pastorale e cacciatori residenti

ha

n.

%

Viterbo

206.618,10

11.769

17.56

Rieti

137.150,71

5.687

24.12

Roma

228.603,32

40.000

5.71

Latina

119.302,95

9.606

12.41

Frosinone

182.221,18

8.797

20.71

Lazio

873.896,26

75.859

11.52

La pressione venatoria “naturale” come sopra calcolata, non sconta, a motivo

dell’aleatorietà di qualsiasi previsione in tal senso, le possibili variazioni del dato

territoriale e del numero dei cacciatori.

Trattandosi, però, di dati entrambi in tendenza diminutiva, il loro rapporto può

considerarsi relativamente stabile.

Indipendentemente dalla variabilità dei dati di base, a Piano Faunistico Venatorio

regionale attuato, la pressione venatoria media definita negli ultimi anni in Regione

Lazio verrà a consolidarsi come “pressione naturale” regionale e, sotto il profilo più

generale e nell’ambito regionale, come rapporto tra cacciatori e territorio.

Le entità delle differenze dei dati provinciali costituiscono evidenti parametri di

valutazione dei flussi venatori interprovinciali nell’ambito regionale.

Rimanendo fisso all’attuale valore l’indice di densità venatoria, si possono facilmente

individuare le direzioni prevalenti ed ipotizzare le dimensioni degli spostamenti dei

cacciatori dall’area romana verso le altre Provincie della Regione.

Tali spostamenti, comunque fisiologici nella specificità venatoria regionale, potranno

essere influenzati ed in qualche modo orientafi dalle gestìoni degli A.T.C. laziaii, in

particolare per quanto attiene alle auspicabili azioni di reintroduzione, incremento e

stabilIzzazioni delle specie faunistiche di maggiore interesse venatorio, attraverso

mirati e diffusi interventi di miglioramento ambientale.

Criteri di valutazione dell’ammissibilità delle richieste di esclusione dei fondi

rustici dalla gestione programmata della caccia

1. Nella logica codificata della gestione programmata della caccia, la legge

nazionale e la legge regionale stabiliscono da un lato il principio di contributi ai proprietari o conduttori dei fondi inclusi negli ambiti territoriali di caccia, utilizzando a tal fine il gettito derivante dalle tasse di concessione regionale istituite in materia faunistico-venatoria e di converso il principio che il proprietario o conduttore di un fondo possa ottenere, a domanda, il divieto dell’esercizio venatorio sul fondo stesso, purché tale esclusione non ostacoli l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria.

Atteso che l’appartenenza di un fondo ad uno degli istituti destinati alla protezione faunistica realizza, di per se l’obiettivo del proprietario o conduttore di vietare sullo stesso l’esercizio venatorio, la previsione normativa subordina, in linea generale, la decisione su richieste della specie in argomento alla valutazione, da parte della Pubblica amministrazione, degli ostacoli all’attuazione del piano faunistico venatorio regionale in termini di conservazione del programmato rapporto dell’incidenza territoriale dei diversi istituti faunistici e di regolare gestione degli istituti stessi con particolare riguardo agli Ambiti territoriali di caccia.

Per effetto del divieto assoluto dell’esercizio venatodo sul fondi interessati, questi entrano a far parte della quota di superficie territoriale destinata alla protezione faunistica.
La determinazione sull’accoglibilità o meno delle domande di sottrazione di un fondo all’esercizio venatorio costituisce una sostanziale operazione di assestamento del Piano faunistico-venatorio.

Nel caso generale, pertanto, il giudizio sulle domande deve essere formulato tenendo conto sia delle motivazioni addotte dai richiedenti nelle domande stesse, sia sugli effetti che, in termini dimensionali elo di agibilità, la sottrazione dei fondi determina sull’assetto programmato degli istituti faunistici venatori e sulia gestione dell’A.T.C. interessato. Tale giudizio è formulato con logica complessiva, anche se riferito formalmente alla singola domanda. Costituisce, in altri termini, una decisione da assumere una sola volta entro 90 giorni dalla pubblicazione del Piano faunistico venatorio regionale.

2. Sotto il profilo quantitativo la valutazione complessiva di cui sopra comprende anche l’esame delle situazioni di seguito individuate, per le quali le motivazioni di divieto dell’esercizio venatorio sui fondi agricoli risiedono nella rilevanza sociale pubblica e collettiva e, subordinatamente, nella rilevanza tecnica ed economica connessa alla specificità della posizione elo dell’utilizzazione dei fondi interessati:
a) fondi di ampiezza non inferiore a 100 ettari con caratteristiche ambientali tali da consentirel’effettivo svolgimento di una azione di tutela e salvaguardia della fauna selvatica. Tale estensione puó essere raggiunta coi concorso di fondi appartenenti a proprietari e conduttori confinanti: è ammessa la deroga a tale limite solo per territori Interessati da ecosisterni di particolare pregio faunistico e naturale, che non siano sostanzialmente alterati dalla presenza o dall’attività dell’uomo;
b) fondi sui quali vengano condotti programmi sperimentati di allevamento e coltivazione attuati con finanziamenti di Enti pubblici ed Università, finalizzati alla ricerca scientifica ed alla innovazione tecnologica;
c) fondi sui quali vengono svolte attività di rilevante interesse economico e sociale; i motivi della richiesta devono essere adeguatamente documentati in ordine all’entità, frequenza e periodicità del danno e del disturbo dichiarati; d) fondi che ospitano aree di prioritaria rilevanza per la tutela di specie particolarmente protette e specie migratorie, quali aree di riproduzione, dormitori invernali, zone umide, valichi montani; alla richiesta deve essere allegata una relazione a firma di un laureato in biologia scienze naturali, scienze ambientali o scienze forestali;
e) fondi collocati entro 500 metri da asili nido, scuote, Università degli Studi, musei, biblioteche aperte al pubblico, luoghi di culto;
f) fondi collocati entro 500 metri da parchi pubblici, giardini botanici, aree

faunistiche, aree archeologiche aperte al pubblico;
g) fondi collocati entro 1000 metri da ospedali, centri per anziani, cronicari, terme, ed altri luoghi pubblici o privati, con regolare licenza per il pubblico esercizio, che presentino evidenti esigenze di quiete per motivi di tutela della salute;
h) fondi collocati in aree urbane entro 500 metri da edifici registrati nei catasto urbano;
i) fondi di proprietà o nella disponibilità, con contratto di affitto, di scuole di ogni ordine e grado, Università degli Studi, Enti pubblici di ricerca, ed
utilizzati regolarmente per attività ricreative, sportive, didattiche o di ricerca. l) fondi interessati da colture specializzate di elevato pregio, da colture sperimentali o da colture particolarmente vulnerabili.
3. Il conduttore o il proprietario di un fondo rustico che intenda vietare sullo stesso l’esercizio venatorio, deve presentare, entro 30 giorni dalla pubblicazione del Piano Faunistico Regionale, una richiesta motivata ai Presidente della Giunta regionale, per il tramite della Provincia competente per territorio.
4. Ogni Provincia procede alla catalogazione, per comprensorio, dì tutte le domande ricevute e, previ gli opportuni accertamenti, formula il proprio motivato parere sull’accoglibilità di ciascuna domanda, evidenziando complessivamente in termini di superficie e dì localizzazione, gli effetti delle domande accoglibili sugli istituti faunistici e venatori previsti nel Piano Faunistico Venatorio regionale.
La stessa Provincia, entro quarantacinque giomi dalla data di ricevimento delle richieste di esclusione dei fondi dalla caccia programmata, inoltra le domande ricevute, corredate con il proprio parere, al Servizio Tecnico Faunistico Venatorio Regionale per la predisposizione del provvedimento di decisione.
5. Il perimetro delle aree escluse dall’esercizio venatorio deve essere tabellato a cura del proprietario o del conduttore del fondo, in maniera chiara e visibile. L’esclusione dall’esercizio venatorio decade contemporaneamente al venir meno delle condizioni che hanno determinato l’accoglimento della domanda. I proprietari o conduttori dei fondi esclusi, finché persiste il regime di esclusione, non possono ottenere le incentivazioni per la riqualificazione ambientale, di cui all’articolo 31, comma 1, della legge regionale
2 maggio 1995, n. 17.
6. Nei fondi sottratti alla gestione programmata della caccia è vietato a chiunque, compreso il proprietario o il conduttore, l’esercizio venatorio in qualsiasi forma svolto, fino al venir meno delle ragioni che hanno determinato la sottrazione dei fondi stessi alla gestione programmata della caccia.
7. La superficie dei fondi sottratti alla gestione programmata della caccia entra a far parte del territorio agro-silvo-pastorale destinato a protezione della fauna di cui all’articolo 11, comma 1, della legge regionale
2 maggio 1995, n. 17.

Criteri per la corresponsione degli incentivi per i miglioramenti ambientali

L’inclusione dei fondi agricoli negli Ambiti territoriali di caccia (A.T.C.) per l’esercizio venatorio costituisce condizione per la quale al proprietario o conduttore di un fondo agricolo spetta, al sensi dell’articolo 15, comma 1, della legge 157/92 e
dell’articolo 31, comma 1, della L.R. 17/95, un contributo finalizzato alla tutela e valorizzazione dell’ambiente.

La misura di detto contributo viene annualmente determinata, con legge di approvazione del bilancio regionale, in relazione alle condizioni agronomiche ed agii interventi diretti alla tutela e valorizzazione dell’ambiente.

La gestione del contributo è demandata agli organi direttivi degli A.T.C. nei quali i

fondi interessati sono utilmente inclusi per la gestione programmata della caccia.

Il regime di incentivi da attivarsì all’intemo degli A.T.C. integra quelli definiti dai Piani

faunisticovenatori provinciali per le Oasi dì protezione e per le Zone di ripopoiamento

e cattura.

Il sistema di incentivazione dei miglioramenti ambientali prefigurati nella

pianificazione faunisticovenatoria deve essere necessariamente coordinato con le

altre linee operatìve sostenute da normative comunitarie, nazionali e regionali.

Tralasciando gli interventi della stessa tipologia promossi e realizzati all’interno degli

A.T.C., il coordinamento è necessario con le misure agro-ambientali di cui al

regolamento (CEE) n. 2078/92, in attuazione del quale la Regione Lazio ha

riorganizzato il Programma degli interventi in testo unificato, approvato con

deliberazione della Giunta regionale 25 novembre 1997, n. 7432 e pubblicato sul

Bollettino Ufficiale n. 35 del 20 dicembre 1997, S.O. n. 4, e modificato con

deliberazione della Giunta regionale 7 aprile 1998, n. 1303, pubblicata sul Bollettino

Ufficiale n. 15 del 30 maggio 1998, S.O. n. 3.

Tale programma costituisce, sotto il profilo tecnico e procedurale, un utile quadro di

riferimento per quanto affiene, in particolare, all’adozione di pratiche agronomiche

idonee al ripristino di una maggiore ricettività faunistica del territorio.

Dal punto di vista faunistico, infatti, la capacìtà ricettiva di un territorio è il risultato

di una serie di caratteristiche ambientati intrinseche capaci di sostenere un

determinato numero di soggetti appartenenti alle diverse specie selvatiche ognuna

delle quali nell’insieme vivente costituisce una popolazione naturale in rapporto

interattivo con l’ambiente nel quale è inserita.

Uno degli obiettivi e degli interessi fondamentali della pianificazione faunistico-

venatoria è quello di favorire 11ncremento della consistenza delle popolazioni

faunistiche “desiderate attraverso il miglioramento degli habitat con il recupero ed il

ripristino di ecosistemi degradati.

Scopo dei miglioramenti ambientali è quello di Indurre un generalizzato incremento

della diversità e della densità delle biocenosi che perdurì il più a lungo possibile.

Peraltro, il conseguimento di incrementi (di consistenza delle popolazioni) dì fauna

selvatica cacciabile attraverso il miglioramento ambientale ed il ripristino di

condìzioni di idoneità degli habitat costituisce, anche sotto il profilo dell’interesse

venatorio, un risultato favorevole stabile e permanente cui mirare in altemativa alle

aleatorie operazioni annuali di immissione di selvaggina, da ridurre gradualmente

fino al possibile abbandono, con trasferimento delle risorse oggi destinate a

rafforzamento della spesa destinata ai miglioramenti ambientali.

Per essere concretamente efficaci, a fini faunistici, le azìoni di miglioramento

ambientale debbono essere

– rispondenti sul piano tecnico e biologico;

– continuative nel tempo e non episodiche e precarie;

– dimensionalmente significative.

A tal fine, gli organi direttivi degli A.T.C. debbono evitare sistemi di adesione

volontaristica ed individuale, privilegiando un approccio di tipo collettivo mirato verso

obiettivi definiti, programmando gli interventi per aree, e promuovendo l’adesione

più ampia possibile anche attraverso la collaborazione delle rappresentanze del

mondo agricolo corresponsabilizzate nella gestione dell’A.T.C.

Beneficiari degli incentivi sono i proprietari o conduttori dei fondi rustici inclusi,

persone fisiche o giuridiche, che aderiscono ai programmi di mìglioramento

ambientale definiti dall’organo direttivo dell’A.T.C. in coerenza con il Piano Faunistico

venatorio Regionale, per quanto attiene alle azioni previste, alle modalità e tempi di

realizzazione degli interventi, alla misura dei contributi, agli impegni derivanti dalla

fruizione dell’incentivo al sistema dei controlli obbligatori, alle sanzioni per gli

inadempienti rispetto agli impegni assunti.

I programmi definiti ed i criteri di adesione debbono essere adeguatamente e

preventivamente pubblicizzati.

Tipologia degli interventi

Le azioni ammissibili agli incentivi di miglioramento ambientale sono le

seguenti:

a) conservazione elo ripristino di spazi naturali e seminaturati di elementi

dell’agroecosistema e del paesaggio agrario per la nidif icazione e lo sviluppo

degli animali selvatici;

b) mantenimento di stoppie e residui per almeno due mesi oltre il normale

periodo di raccolta;

c) adozione di pratiche colturali non nocive alla fauna selvatica nei frutteti,

oliveti, vigneti specializzati e nelle coltivazioni cerealicole intensive;

d) ripristino e/o creazione e relativo mantenimento di siepi cespugliate elo

arboree da realizzare con essenze autoctone;

e) ripristino e relativo mantenimento di boschetti,

f) realizzazione di coltivazioni a perdere per l’alimentazione naturale della

fauna selvatica; g) ripristino e/o creazione di zone umide;

h) ripristino di fossati esistenti;

i) creazione di corridoi faunistici interessanti aree relativamente vaste.

Modalità e tempi di realizzazione degli interventi

In ossequio al principio della continuità nel tempo, le azioni riguardanti

l’applicazione di pratiche agronomiche e colturali debbono essere reiterate per

almeno un triennio.

Gli interventi di restauro vegetazionale e territoriale debbono essere

mantenuti almeno per 10 anni.

Gli interventi si realizzano a seguito di accordo di adesione al programma.

Forme e Misure degli incentivi

Gli incentivi vengono concessi sotto forma di premi annuali nel caso in cui le

azioni di miglioramento rientrino nella pratica agronomica, sotto forma di

contributo sui costi sostenuti nel caso di investimenti fissi per restauro

ambientale.

La misura massima del contributi definita annualmente per le nuove

iniziative, si applica per le azioni reiterate annualmente per l’intero periodo di

durata dell’azione realizzata dal proprietario o conduttore del fondo.

Impegni del beneficiarlo

Il proprietario o conduttore del fondo agricolo che aderisce al programma di

miglioramento ambientale a fini faunistico-venatori e beneficia degli incentivi

previsti è obbligato a realizzare gli interventi che propone nel rispetto delle

condizioni di esecuzione, di dimensione e di tempo stabilite nell’accordo di

adesione, ed a consentire i controlli di verifica disposti dagli enti interessati.

Per il periodo di durata dell’azione e di concessione dei benefici non può

trasformare il fondo interessato in fondo chiuso.

Controlli

L’organo di gestione dell’A.T.C. deve predisporre apposito sistema di controllo

a campione idoneo ad accertare l’effettiva esecuzione degli interventi di

miglioramento ambientale ed il rispetto degli impegni assunti dal beneficiario.

Nel caso di incentivi per pratiche agronomiche ecocompatibili dovranno essere

previsti controlli anche da parte di laboratori autorizzati.

Sanzioni

La parziale, non giustificata, realizzazione degli interventi, il recesso

dell’adesione durante l’attuazione del programma piuriennale di

miglioramento, il mancato rispetto degli impegni assunti comportano la

decadenza del beneficio e la restituzione degli incentivi eventualmente già

percepiti, l’applicazione delle penalità previste nell’accordo di adesione

sottoscritto.

Vigilanza sull’attuazione delle azioni

Gli organi di gestione degli A.T.C. debbono presentare entro il 30 giugno di

ogni anno, all’Arriministrazione provinciale competente, relazione sull’attività

svolta nell’anno precedente contenente dati e informazioni dettagliate

– sui soggetti ammessi agli incentivi,

– sugli interventi incentivati, con la specificazione di indicatori fisici e

finanziari per ogni tipologia di intervento,

– sui controlli tecnici effettuati, . sul risultati ottenuti.

Gli organi di gestione degli A.T.C. provvedono al monitoraggio di tutti gli

interventi di miglioramento ambientale realizzati e in fase di realizzazione.

L’Amministrazione provinciale competente per territorio, tramite le proprie

strutture tecnicoamministrative, procede a verifiche sullo stato di attuazione

delle iniziative di miglioramento ambientale poste in essere dagli A.T.C. e

sulla regolarità del procedimento.

L’Amministrazione regionale può effettuare ulteriori controlli sull’attuazione

delle singole azioni di miglioramento ambientale predisposte dagli organi di

gestione degli A.T.C. e può sospendere la erogazione dei contributi regionali

in caso di inadempienze elo irregolarità rilevate.

Criteri per la determinazione del risarcimento dei danni alle produzioni

agricole derivanti dalla fauna selvatica e dall’esercizio dell’attività venatoria

Il fenomeno dei danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole,

zootecniche, forestali e ittiche è diffuso su tutto il territorio laziale ed assume,

spesso, in talune aree e per talune specie dimensioni rilevanti.

Ogni qualvolta infatti la consistenza di una popolazione di specie selvatica supera la

capacità portante del proprio areale, si verificano fenomeni di degrado a carico

dell’ambiente e danni alle colture agrarie.

Da ciò scaturisce la necessità di applicare una serie di misure preventive e di

assestare le popolazioni di specie selvatiche ad un livello compatibile con la capacità

portante dell’ambiente in cui vivono.

È ovvio che tra le misure preventive rientrano anche quelle dirette ad aumentare la

capacità portante del territorio a favore di quelle popolazioni delle quali, comunque,

si valuti positivamente l’incremento di consistenza.

Il quadro normativo vigente in materia di danni arrecati dalla fauna selvatica a

produzioni agricole ed apprestamenti per la produzione non è sempre univocamente

interpretabile, anche a motivo delle oggettive difficoltà di attribuzione specifica della

causa del danno, in relazione alla compresenza sul territorio regionale di un esteso

fenomeno di randagismo di animali domestici rinselvatichiti, le cui aggressioni al

patrimonio zootecnico si confondono spesso con quelle attribuibili a specie

selvatiche.

Il quadro normativo è altresì articolato sotto il profilo dei soggetti chiamati alla

rifusione dei danni individuati, in linea di principio, negli enti aventi, a livello

territoriale per finalità istituzionali, specifici interessi di tutela e valorizzazione dei

patrimoni faunistici e di controllo delle popolazioni animali selvatiche o

rinselvatichite.

La L.R. 17/95 è coerente con detto principio, ma pone ugualmente il problema dei

soggetti competenti, a motivo di differenziazioni lessicali e di riferimento a norme

abrogate, nonché in relazione all’attuale momento di riorganizzazione delle funzioni

amministrative.

Va infine considerata la diversificazione delle norme di riferimento in ordine ai regimi

di rifusione dei danni ricondotti a volte nel concetto di indennizzo ed altre volte in

quello di risarcimento.

Sotto il profilo degli Enti competenti e della rubricazione dei danni la situazione deve

ritenersi in evoluzione, per cui, al fini del piano faunistico-venatorio regionale, è

opportuno limitare la trattazione ai soli criteri di determinazione.

Nella consapevolezza degli esposti principi, il presente capitolo definisce, pertanto, in

applicazione delle norme vigenti e per garantire l’omogeneità del regime operativo, i

criteri di determinazione dei risarcimenti in favore dei proprietari o conduttori dei

fondi rustici per i danni arrecati alle colture, agli allevamenti ed agli impianti di

allevamento vegetale e/o animale, fermi restando i criteri definiti nei Piani faunistico-

venatori provinciali per i danni che si verifichino su terreni vincolati per effetto della

loro appartenenza ad oasi di protezione, a zone di ripopolamento e cattura ed a

centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale e fatto salvo

quanto disposto dall’articolo 15, comma 3, della legge 394/91.

Criteri generali

Una corretta determinazione del risarcimento spettante trova i propri presupposti

nelle seguenti condizioni:

– tempestività della segnalazione-denuncia;

– rappresentazione precisa del danno e, quindi, del luogo e delle circostanze

in cui si è verificato l’evento;

– tempestiva constatazione tecnica della natura del bene danneggiato e

delle caratteristiche dell’evento ai fini dell’attribuzione della responsabilità del

danno e dell’individuazione degli agenti che hanno provocato il

danno;controllo della sussistenza delle condizioni che legittimano la richiesta

di risarcimento;

– equa valutazione dell’entità del risarcimento.

Criteri per l’accertamento e la liquidazione dei danni

1. Richiesta di constatazione del danno

L’imprenditore agricolo nella cui azienda, si siano verificati danni alla

produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo ad opera di fauna selvatica e/o conseguenti all’attività venatoria dovrà inoltrare tempestivamente, ai fini del risarcimento, una richiesta di accertamento danni ai soggetto competente al risarcimento stesso.

Nella richiesta dì risarcimento, corredata dai dati anagrafici, titolo di proprietà o possesso, residenza, codice fiscale e recapito telefonico del richiedente dovranno essere specificati:
a) il luogo e la data dell’evento verificatosi;

b) il tipo di produzione danneggiata o di impianto e/o infrastruttura danneggiati;
c) la quantità o stima del danno;
d) le caratteristiche del danno in relazione alle specie che lo hanno causato. Anche gli accertamenti necessari alla verifica dei danni denunciati devono essere tempestivi, al fine di una precisa valutazione del danno. Gli Enti con finalità pubblica potranno avvalersi della collaborazione:

– dei Servizi Tecnici dell’Amministrazione provinciale competente per territorio;
– del Servizio Veterinario della Azienda U.S.L. per i danni al patrimonio zootecnico;
– del Settore Decentrato Agricoltura per danni alle coltivazioni agrarie e al patrimonio boschivo.
I soggetti sui quali incombe l’onere del risarcimento, dettaglieranno preventivamente, nel rispetto dei presenti indirizzi, le modalità operative per la presentazione delle domande, l’accertamento e la valutazione del danno, la liquidazione delle somme dovute. Superati i tempi stabiliti per l’accertamento possono essere presentate, da parte dei soggetti interessati, perizie di parte asseverate da tecnici iscritti agli albi professionali.
Non sono ammessi a risarcimento danni stimati di valore inferiore a
L. 100.000.

2. Tipologia dei prodotti danneggiati

Sono individuate le seguenti tipologie dei prodotti danneggiati: a) colture erbacee:

  • –  impianti di prati-pascoli;
  • –  colture foraggere, cerealicole, industriali, oleaginose e proteoleaginose;
  • –  colture orticole.

    b) colture arboree in attualità di coltivazione: – frutteti, oliveti, vigneti, castagneti da frutto;

– rimboschimenti fino a tre anni dall’impianto.
Le tipologie delle opere danneggiate ammesse a risarcimento del danno sono le seguenti:
a) apprestamenti di allevamento vegetale o animale;
b) impianti aziendali di irrigazione;
c) opere realizzate a sostegno dei filari nelle colture arboree;
d) piccole opere di sistemazione idraulico-agrarie e di regimazione delle acque (terrazze, gradoni, lunette, arginature, fossetti, palificazioni, etc.).

3. Stima dei danni

1. Danni alle colture cerealicole, foraggere ed ai pascoli permanenti:

a) danni alla semina.

Qualora il danno accertato risulti interessare una quota superiore al 60% della superficie investita dalla coltura danneggiata deve essere ammessa la risemina.
In tal caso il risarcimento è corrispondente al costo delle sementi e della manodopera necessaria al ripristino della coltivazione. Nel caso che il danno interessi meno del 60% della superficie investita dalla coltivazione il

risarcimento viene calcolato sulla base di:- valutazione economica del prodotto sul campo fornita dai Mercuriali della Camera di Commercio con riferimento all’epoca di raccolta; entità della superficie danneggiata;- produzione media zonale.

b) danni in fase di maturazione delle colture.

Sulla base dei precedenti criteri viene ammesso a risarcimento la perdita di prodotto in fase di maturazione (detraendo dal valore stimato della produzione media probabile attesa il costo delle spese di raccolta e condizionamento non ancora sostenute per la commercializzazione).

Nei casi intermedi il risarcimento va commisurato alle spese colturali sostenute fino al momento del danno al netto della quota valutata utile per colture praticabili in sostituzione.
Nel caso di danneggiamento al cotico erboso verrà corrisposto un risarcimento equivalente al costo del lavoro occorrente per il ripristino, secondo il prezzario regionale.
2. Danni alle colture orticole
In caso di danno alle produzioni orticole, siano esse destinate alla vendita che ad autoconsumo, l’ammontare del risarcimento è determinato sulla base dei criteri precedenti relativi a superficie danneggiata, prezzo del prodotto e produzione media zonale.
3. Danni alle colture arboree in attualità di coltivazione (frutteti, oliveti, vigneti e castagneti da frutto).
Qualora il danno sia tale da consigliare la sostituzione di piante, l’ammontare del risarcimento viene calcolato sulla base del costo delle sostituzioni messe a dimora, incrementato di un valore, calcolato sulla base dei criteri precedenti, pari alla perdita di prodotto.
4. Danni alle produzioni zootecniche ed ittiche
Per danno al patrimonio zootecnico deve intendersi la perdita definitiva di animali da allevamento per aggressione della fauna selvatica. Il relativo risarcimento è determinato sulla base dei Mercuriali della Camera di Commercio con riferimento al periodo in cui è avvenuto il danno.
5. Danni a rimboschimenti fino a tre anni dell’impianto.
Ove si verifichi la necessità di sostituzioni parziali nella piantagione danneggiata il risarcimento viene calcolato sulla base del costo delle sostituzioni messe a dimora.

Attuazione del piano faunistico venatorio regionale

Premessa

Il Piano Faunistico Venatorio regionale definitivo costituisce il più importante degli strumenti applicativi della legge 157/92.
Attraverso di esso si realizza la gestione del patrimonio faunistico presente stanzialmente e/o stagionalmente sul territorio.

Tale gestione, come voluto dalla legge in armonia con le più avanzate acquisizioni scientifiche, tecniche e culturali tradotte in normative, direttive e disposizioni emanate a livello sovranazionale ed alle quali l’Italia pienamente aderisce, deve contemperare le esigenze di conservazione delle risorse naturali con le istanze di fruizione delle risorse stesse, all’interno delle quali rientra l’istanza venatoria.
La complessità degli equilibri biologici ed ecosistemici e gli effetti che sugli stessi determinano le attività autropiche obbligano, con riferimento alle risorse faunistiche, una organizzazione del territorio tra destinazioni specifiche diverse ed impongono, nell’ambito della parte destinata al prelievo venatorio, forme di gestione che opportunamente coniugano le azioni di caccia con
azioni dirette a conservare e ricostituire, a livello locale, le più idonee condizioni di ospitalità del territorio rispetto alle popolazioni faunistiche.
Si tratta, pertanto, di innestare sul territorio le forme di gestione di risorse

viventi e mobili in modo tecnicamente adeguato e dimensionalmente proporzionato agli obiettivi generali affermati.

Adeguamento dei piani faunistici venatori provinciali

Le norme vigenti (legge 157/92 e L.R. 17/95) stabiliscono che il piano faunistico-venatorio regionale si realizza il coordinamento dei piani provinciali e/o predisposti in conformità con gli indirizzi approvati ed emanati dalla Giunta regionale.
Nella specificità della situazione regionale già evidenziata nelle pagine precedenti ed a motivo sia di taluni casi di metodologie, applicate a livello provinciale, non pienamente conformi agli indirizzi regionali sia di vincoli di destinazione territoriale posti da leggi sopravvenute dopo la redazione di taluni piani provinciali, il coordinamento realizzato dal Piano Regionale incide sui piani provinciali rendendone necessario l’adeguamento in funzione della loro armonizzazione con l’assetto programmatico degli istituti definito a livello regionale con riferimento ai singoli territori provinciali.
Il processo di armonizzazione è necessariamente graduale, in ragione dei tempi occorrenti per l’attivazione degli Istituti e delle dinamiche evolutive che possono riflettersi sull’assetto prefigurato.
Sotto tale profilo sono stati più volte evidenziati i diversi fattori che conferiscono ai Piano Regionale carattere non statico.
La stessa previsione di modificabilità ed integrabilità espressamente codificata (art. 10, comma 5, della L.R. 17/95) e la prevista revisione quinquennale della perimetrazione degli A.T.C. definita con il Piano regionale conferma la relativa flessibilità del Piano regionale medesimo.
Comunque, nella gradualità sopra ricordata non esistono motivi per ritardare l’avvio del processo di adeguamento dei Piani Provinciali alle previsioni del Piano Regionale, in particolare per quanto attiene all’attivazione/disattivazione, per via amministrativa, di Istituti ed alle conseguenti operazioni di tabellazione/rimozione delle tabelle esistenti, indispensabili per dare certezza, nei riferimenti territoriali, ai cacciatori ed ai servizi di vigilanza venatoria.
Fermo restando il divieto assoluto dell’esercizio venatorio nei parchi e nelle riserve naturali, per i quali si impone con la massima urgenza la tabellazione perimetrale da parte dei soggetti gestori, la stagione venatoria 1998/99 si svolgerà in una fase di transizione verso l’assetto programmato che comunque dovrà essere raggiunto, relativamente alla differenziazione tra territorio destinato alla protezione della fauna e territorio destinato all’esercizio venatorio, entro il 31 maggio 1999 e prima della stagione venatoria 1999/2000.

Modificazione ed integrazioni al piano-revisione quinquennale A.T.C.

Le modificazioni ed integrazioni ai Piano Faunistico Venatorio regionale conseguenti al suo coordinamento con il Piano regionale delle aree protette di cui alla L.R. 29/97, ovvero motivate da comprovate necessità faunistico- ambientali o da sopravvenuti cambiamenti strutturali saranno approvate dal Consiglio regionale.
Sul piano procedurale le modifiche ed integrazioni saranno proposte alla Giunta regionale da parte delle Province.
In sede di approvazione del Piano Regionale delle Aree protette, il Consiglio Regionale, su proposta della Giunta regionale, d’intesa con le Province, sentite le Associazioni venatorie, le Associazioni ambientaliste e le organizzazioni professionali agricole, procede al coordinamento di detto Piano regionale con il Piano Faunistico-Venatorio regionale, nel rispetto di quanto

previsto dalle leggi regionali 17/95 e 29/97.
In conformità con le disposizioni di cui all’articolo 25, comma 1, della
L.R. 17/95, la perimetrazione degli A.T.C. definita con il presente Piano regionale è assoggettata a revisione quinquennale su indicazioni delle Province ed a seguito di valutazione dell’efficacia e della rispondenza della ripartizione territoriale sperimentata nel quinquennio.

Relazioni annuali sullo stato di attuazione del piano

Entro il 30 aprile di ogni anno, anche ai fini della predisposizione e pubblicazione del calendario venatorio annuale e del relativo regolamento attuativo, le amministrazioni provinciali presentano alla Giunta regionale una relazione sullo stato di attuazione del Piano Regionale a livello della singola Provincia.
Tale relazione deve contenere, fra l’altro, tutte le informazioni relative alle diverse tipologie di Istituti presenti, alle iniziative poste in essere nel corso dell’anno precedente per il conseguimento degli obiettivi del piano ed a quelle programmate per l’anno in corso, alla gestione venatoria, alle problematiche emerse.
Lo schema strutturale della relazione annuale sarà fornito alle Provincie dal Servizio Tecnico Faunistico Venatorio regionale.

Coordinamento attuativo del piano

Il Piano Faunistico Venatorio regionale, strumento essenziale e centrale della tutela della fauna omeoterma e per la gestione venatoria, non esaurisce il ventaglio dei provvedimenti attuativi della legge 157/92 e della L.R. 17/95. Regolamentazioni e discipline specifiche separate e distinte dal piano anche se doverosamente con esso coerenti, sono previste relativamente:

  • –  alla detenzione di specie ornitiche allevate in funzione dei richiami vivi;
  • –  alla costituzione e alla gestione del patrimonio di richiami vivi di cattura;
  • –  al funzionamento delle Aziende faunistico venatorie e delle Aziende agrituristico venatorie.
    Momenti attuativi qualificanti del Piano sono individuati:
    a) nel regime di tutela della fauna selvatica secondo le tipologie territoriali. Di detto regime è stato accennato nei paragrafi relativi alla gestione delle risorse faunistiche, agli Istituti di protezione della fauna ed agli incentivi di miglioramento ambientate, ai quali si fa rinvio.
    b) nelle attività intese alla conoscenza delle risorse naturali e della consistenza faunistica.
    Tali attività costituiscono il presupposto fondamentale per la futura gestione del patrimonio faunistico in coerenza con le finalità delle leggi e con gli obiettivi del Piano.
    In attesa della istituzione dell’Osservatorio faunistico-venatorio regionale di cui all’articolo 18 della L.R. 17/95, la Giunta regionale definisce, con assoluta priorità, il sistema di monitoraggio dell’attività venatoria da attivarsi in collaborazione con le Province e sentito il parere del C.T.F.V.R.
    Definisce, altresì, avvalendosi della consulenza dell’I.N.F.S., le modalità di rilevazione delle consistenze e di censimento delle popolazioni faunistiche. Alle operazioni di rilevazione e di censimento provvedono le Province, in collaborazione con i Comitati di gestione degli A.T.C. e con gli Enti gestori delle aree protette.
    La Regione promuove corsi di formazione ed aggiornamento professionale in materia di rilevazione e di censimento delle risorse faunistiche per il personale regionale e provinciale nonché per i tecnici appartenenti e/o consulenti dei Comitati di gestione degli A.T.C. e delle Associazioni ed Organizzazioni

partecipanti al governo degli A.T.C. medesimi.

Studi, analisi ed osservazioni di carattere specifico saranno affidati, mediante

gara, ad Istituzioni tecnico-scientifiche pubbliche o private di comprovata

capacità ed esperienza.

Ai fini del coordinamento dei provvedimenti attuativi della L.R. 17/95 e della

L.R. 29/97, quando i provvedimenti stessi non siano obbligatoriamente

assoggettati, nell’iter procedimentale, al parere di organi collegiali che

comprendano le rappresentanze delle Associazioni venatorie, delle

Organizzazioni professionali agricole e delle Associazioni ambientaliste,

dovranno essere proposti di concerto dagli Assessori competenti nelle

rispettive materie.

La relazione annuale presentata dalla Provincia sullo stato di attuazione della

pianificazione faunistico-venatoria sarà preventivamente sottoposta al parere

del Comitato tecnico faunistico-venatorio provinciale.

Sulla base delle relazioni provinciali l’Assessorato regionale competente,

sentito il Comitato tecnico faunistico-venatorio regionale, riferisce

annualmente alla Giunta regionale ed alle competenti Commissioni consiliari.

Ai fini della formazione del bilancio regionale, l’Assessore competente in

materia faunistico-venatoria formula la propria proposta sulla base dei

risultati e dei programmi di attività contenuti nelle relazioni annuali delle

Province, sentito il Comitato tecnico faunistico-venatorio regionale.

Disposizioni finali

Le modifiche al Piano Faunistico-Venatorio regionale conseguenti alle

eventuali esclusioni dall’esercizio venatorio di fondi rustici, richieste entro

30 giorni a decorrere dall’emanazione del Piano saranno apportate con

Decreto del Presidente della Giunta regionale.

Ferme restando le prescrizioni del Piano regionale, le disposizioni dei piani

provinciali sono immediatamente operative per quanto compatibili con le

prescrizioni del Piano regionale medesimo.

Fatto salvo quanto espressamente riservato dalla legge ad altri organi, la

Giunta regionale con proprie deliberazioni disciplina tutti gli aspetti

procedurali di applicazione del Piano faunistico-venatorio regionale al fine di

garantire uniformità di regole ed uguali opportunità sul territorio regionale.

L’attuazione del presente Piano regionale è regolamentata dalle prescrizioni

espressamente in esso previste, integrate dalle “norme di accesso agli ambiti

territoriali di caccia” e dallo “Statuto tipo degli organi di gestione degli ambiti

territoriali di caccia” i cui testi costituiscono la parte V del Piano medesimo.

PARTE V

REGOLAMENTAZIONI DI ATTUAZIONE

Istituzione degli organi di gestione degli ambiti territoriali di

caccia e norme di accesso per i cacciatori

Articolo 1 Definizione degli Ambiti Territoriali di Caccia

Comma 1 Nell’ambito della pianificazione faunistico-venatoria, il territorio

di ogni Provincia della Regione Lazio è suddiviso in due comprensori

intercomunali nei quali ricadono gli Ambiti Territoriali di Caccia, di seguito

denominati A.T.C.

Comma 2 Il perimetro del comprensorio non può frazionare il territorio dei

singoli comuni ad eccezione del territorio del Comune di Roma.

Comma 3 L’ambito territoriale di caccia è costituito dalla parte di territorio

agro-silvo-pastorale del comprensorio destinato a forme di gestione

programmata della caccia, ai sensi degli articoli 10, 11 e 25 della legge

regionale 2 maggio 1995, n. 17. Articolo 2 Indice di densità venatoria

Comma 1 Nella Regione Lazio, per esigenze di riequilibrio della pressione venatoria e fatto salvo quanto stabilito all’articolo 7, comma 1, l’indice minimo di densità venatoria dell’A.T.C. è fissato nel rapporto di 1 cacciatore per ogni 12 ettari di superficie agro-silvo-pastorale dell’A.T.C. medesimo. Comma 2 Il Consiglio regionale provvede all’adeguamento dell’indice, di cui al comma 1, in rapporto alle indicazioni periodiche del Ministero per le Politiche Agricole di cui all’articolo 14, comma 3, della legge 157/92.

Articolo 3 Attribuzione degli A.T.C.
Comma 1 Ogni cacciatore deve essere iscritto, a domanda, ad un A.T.C. denominato “A.T.C. di residenza venatoria”.
Comma 2 Le domande di iscrizione ad un A.T.C. vengono accolte fino al raggiungimento del limite di posti disponibili derivanti dall’applicazione dell’indice di cui all’articolo 2, comma 1.
Comma 3 Il cacciatore residente anagraficamente in un Comune del comprensorio in cui ricade l’A.T.C. prescelto per residenza venatoria è iscritto di diritto, anche in deroga al limite di cui all’articolo 2, comma 1.
Comma 4 Qualora un cacciatore scelga per residenza venatoria un A.T.C. che non ricade nel medesimo comprensorio ove è situato il Comune di residenza anagrafica, deve dichiarare nella domanda di iscrizione di rinunciare, in caso di accoglimento dell’istanza, alla iscrizione di diritto all’A.T.C. di cui al comma 3 e deve inviare copia della domanda, per conoscenza, anche all’organo di gestione dell’A.T.C. al quale avrebbe avuto diritto di iscrizione per residenza anagrafica. L’organo di gestione che accoglie il cacciatore non residente anagraficamente deve comunicare l’esito dell’istanza all’organo di gestione dell’A.T.C. nel quale lo stesso cacciatore avrebbe dovuto essere iscritto di diritto.
Comma 5 I cacciatori residenti nei Comuni della Provincia di Roma hanno diritto, a scelta, all’iscrizione, come residenza venatoria, ad uno dei due A.T.C. della Provincia, anche in deroga al limite di cui all’articolo 2, comma 1. Comma 6 I cacciatori residenti nel Comune di Roma hanno diritto, a scelta, all’iscrizione, come residenza venatoria, ad uno degli A.T.C. della Regione nella misura massima del 10% della disponibilità di posti che, in ciascun A.T.C., residua dopo l’iscrizione dei cacciatori con residenza anagrafica. Comma 7 L’assegnazione dei posti di cui al comma 6 avviene, in caso di domande di ammissione in esubero rispetto alla disponibilità determinata, mediante estrazione a sorte a cura dell’organo di gestione dell’A.T.C.
Comma 8 Oltre che all’A.T.C. di residenza venatoria, ogni cacciatore laziale può essere iscritto ad un secondo A.T.C. del Lazio, sempre che la domanda sia accolta dall’organo di gestione dell’A.T.C. prescelto, nel rispetto di quanto disposto al comma 2.
Comma 9 Qualora sia previsto nel calendario venatorio e nel regolamento di cui all’articolo 34, comma 3, della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17, a partire dal 10 ottobre ad ogni cacciatore, che ha la residenza anagrafica nel Lazio, è consentito l’esercizio venatorio alla selvaggina migratoria, negli altri A.T.C. ricompresi nel territorio regionale, per il numero determinato di giornate, senza il pagamento della quota di iscrizione.
Comma 10 Coloro che hanno optato, in via esclusiva, per la caccia da appostamento fisso con richiami vivi, possono esercitare tale attività anche in appostamenti fissi ricompresi in A.T.C. diversi da quello di residenza venatoria, se autorizzati dal titolare della concessione dell’appostamento, ai sensi dell’articolo 23 della L.R. 17/95.

Articolo 4 Modalità di iscrizione agli A.T.C.
Comma 1 Le domande di ammissione agli A.T.C. del Lazio debbono essere presentate annualmente all’organo di gestione dell’A.T.C. prescelto, dal 1° al 30 aprile, dai cacciatori residenti anagraficamente in Regione, e dal 2 al

31 maggio, dai cacciatori provenienti da altre Regioni.
Comma 2 Le domande di ammissione all’A.T.C., redatte in carta semplice secondo i fac-simili annessi come allegati B/1 e allegati B/2, devono essere presentate mediante recapito a mano o a mezzo di raccomandata. Entro
30 giorni dalla data di ricevimento della domanda, l’organo di gestione dell’A.T.C. comunica, per iscritto, all’interessato l’esito sulla richiesta avanzata. Trascorso il termine di cui sopra senza che all’interessato sia pervenuta alcuna comunicazione, la domanda si ritiene accolta, quando presentata dai cacciatori residenti anagraficamente nel Lazio, respinta negli altri casi.
Comma 3 Per i cacciatori di cui all’articolo 3, commi 3 e 5, in quanto iscritti di diritto nell’A.T.C., la comunicazione di accoglimento di cui al comma 2, non è necessaria.
Comma 4 Fino a nuove disposizioni degli organi di gestione degli A.T.C., il cacciatore che, nella stagione venatoria precedente, ha scelto, come residenza venatoria, l’A.T.C. che ricade nei medesimo comprensorio ove è situato il Comune di residenza anagrafica e che non intende cambiare, è esentato dalla presentazione della domanda di ammissione. Limitatamente alla stagione venatoria 1998199 si intendono automaticamente confermate anche le iscrizioni all’ulteriore A.T.C. assegnate nella stagione venatoria appena trascorsa senza obbligo di domanda che invece dovrà essere presentata in caso di cambiamento.
Comma 5 Il cacciatore ammesso in un A.T.C. laziale che non versa la quota di partecipazione stabilita dall’organo di gestione, entro i termini e con le modalità da questo fissate, decade dall’iscrizione.
Comma 6 I cacciatori ammessi in un A.T.C. debbono inderogabilmente confermare la loro iscrizione all’A.T.C. stesso attraverso il pagamento della quota fissata dall’organo di gestione entro il 30 giugno di ogni anno pena la decadenza dell’iscrizione. In tal caso i posti resisi disponibili vengono assegnati nell’ordine ai successivi aventi diritto.

Articolo 5 Accesso agli A.T.C. da parte dei cacciatori con residenza anagrafica nella Regione Lazio

Comma 1 I posti disponibili in ciascun A.T.C. vengono assegnati, in prima istanza, ai cacciatori che richiedono la residenza venatoria; gli eventuali posti residuali ai cacciatori che richiedono il secondo A.T.C.
Comma 2 Dopo le iscrizioni di diritto, effettuate nel rispetto delle norme di cui all’articolo 3, per l’assegnazione degli eventuali posti disponibili ai cacciatori laziali che richiedono la residenza venatoria, si applicano le seguenti priorità:

a) cacciatori che hanno la residenza anagrafica nei Comuni della Provincia di Roma;
b) cacciatori residenti nel comprensorio comprendente l’altro A.T.C. della Provincia e, tra questi, coloro che risiedono in Comuni confinanti con il territorio dell’A.T.C.;

c) cacciatori proprietari, affittuari, titolari di altri diritti di godimento di fondi rustici o di abitazioni situati in un comune ricadente nel comprensorio omonimo dell’A.T.C.;
d) cacciatori che esercitano un’attività di lavoro stabile e continuativa in un comune ricadente nel comprensorio omonimo dell’A.T.C. prescelto;

e) cacciatori appartenenti agli organi di vigilanza venatoria che non possono svolgere l’attività venatoria nell’ambito della circoscrizione territoriale di appartenenza;
f) altri cacciatori non ricompresi nelle precedenti tipologie che richiedono la residenza venatoria.

Comma 3 Per l’assegnazione dei posti disponibili a cacciatori che richiedono il secondo A.T.C., si applicano le seguenti priorità:
a) cacciatori che hanno la residenza anagrafica nei Comuni della Provincia di Roma, fatta eccezione per quelli che hanno ottenuto la residenza venatoria in

altro A.T.C. regionale al di fuori della stessa Provincia di Roma;
b) cacciatori residenti anagraficamente nella Provincia che comprende l’A.T.C. richiesto e, tra questi, coloro che risiedono in Comuni confinanti con il territorio dell’A.T.C.;
c) cacciatori residenti in Comuni, di altra Provincia, limitrofi all’A.T.C. prescelto;
d) cacciatori proprietari, affittuari, titolari di altri diritti di godimento di fondi rustici o di abitazioni situati in un comune ricadente nel comprensorio omonimo dell’A.T.C.;
e) cacciatori che esercitano un’attività di lavoro stabile e continuativa in un Comune ricadente nel comprensorio omonimo dell’A.T.C. prescelto;
f) cacciatori appartenenti agli organi di vigilanza venatoria che non possono svolgere l’attività venatoria nell’ambito della circoscrizione territoriale di appartenenza;
g) cacciatori nativi nella Provincia ove ricade l’A.T.C. prescelto;
h) altri cacciatori, non ricompresi nelle precedenti tipologie, che richiedono il secondo A.T.C.
Comma 4 A parità di requisiti, la priorità nell’assegnazione dei posti disponibili è determinata mediante estrazione a sorte.
Comma 5 Gli appartenenti a squadre di caccia al cinghiale sono autorizzati ad effettuare tale tipo di caccia nell’A.T.C. in cui opera la propria squadra, anche se non sono iscritti nell’A.T.C. stesso, perdendo il diritto di iscrizione ad altro A.T.C. laziale, che non sia quello dì residenza venatoria.

Articolo 6 Accesso agli A.T.C. da parte dei cacciatori non residenti anagraficamente nella Regione Lazio

Comma 1 Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano esclusivamente in regime di reciprocità con le altre Regioni.
Comma 2 In deroga al numero massimo complessivo di cacciatori ammissibili per ogni A.T.C., di cui all’articolo 2, comma 1, vengono riservate le seguenti percentuali di posti:

a) 2% in favore dei cacciatori, con residenza anagrafica in altre Regioni, che richiedono l’ammissione ad un A.T.C. laziale;
b) 4% in favore dei cacciatori, con residenza anagrafica in altre Regioni, che richiedono l’accesso giornaliero per la caccia alla selvaggina migratoria;

c) 0,2% in favore dei cacciatori ospiti provenienti da altre Regioni, di cui al comma 6.
Comma 3 Le domande d’iscrizione, per i cacciatori non residenti anagraficamente nel Lazio, possono essere inoltrate ad un solo A.T.C. con le modalità di cui all’articolo 4.

Comma 4 I posti disponibili vengono assegnati, in prima istanza, ai cacciatori che richiedono la residenza venatoria; gli eventuali posti residuali ai cacciatori che richiedono l’iscrizione ad un secondo A.T.C. L’ammissione dei cacciatori viene accordata, fino a saturazione dei posti riservati, di cui al comma 2, lettera a), sulla base dei seguenti criteri di priorità:
a) cacciatori proprietari, affittuari, titolari di altri diritti di godimento di fondi rustici o di abitazioni situati in un comune ricadente nel comprensorio omonimo dell’A.T.C.;
b) cacciatori che esercitano un’attività di lavoro stabile e continuativa in un Comune ricadente nel comprensorio omonimo dell’A.T.C. prescelto;
c) cacciatori nativi nella Provincia ove ricade l’A.T.C. prescelto;
d) cacciatori residenti anagraficamente nei Comuni limitrofi all’A.T.C. prescelto;
e) altri cacciatori, non ricompresi nelle precedenti tipologie.
Qualora un cacciatore non residente anagraficamente nella Regione Lazio scelga per residenza venatoria un A.T.C. della Regione Lazio stessa, deve dichiarare nella domanda di iscrizione di rinunciare, in caso di accoglimento dell’istanza, all’iscrizione di diritto all’A.T.C. di residenza venatoria della propria Regione e deve inviare copia della domanda, per conoscenza, anche

all’organo di gestione dell’A.T.C. al quale avrebbe avuto diritto a iscriversi. L’organo di gestione non residente anagraficamente nel Lazio deve comunicare l’esito dell’istanza all’organo di gestione dell’A.T.C. al quale lo stesso cacciatore avrebbe dovuto essere iscritto di diritto.

Comma 5 L’accesso giornaliero per la caccia alla selvaggina migratoria è consentito sulla base di specifici accordi interregionaii, limitatamente alla quota prevista al comma 2, lettera b). Non possono usufruire di tale facoltà i cacciatori che hanno ottenuto l’iscrizione ad un A.T.C. del Lazio, salvo che non sia quello di residenza venatoria. L’accesso si attua attraverso forme di prenotazione stabilite negli accordi interregionali sottoscritti dagli Assessori regionali competenti. La ripartizione dei posti da riservare e le modalità di accesso sono comunicate dall’Assessore regionale allo Sviluppo del Sistema Agricolo e del Mondo Rurale agli organi di gestione degli A.T.C.

Comma 6 Ogni cacciatore che ha la residenza anagrafica e venatoria in un A.T.C. del Lazio, previa autorizzazione scritta dell’organo di gestione dell’A.T.C. e, limitatamente alla quota di cui al comma 2, lettera c), può ospitare, a partire dal 1° ottobre, cacciatori provenienti da altre Regioni, per un numero massimo di tre giornate. Il cacciatore ospitante, che ha l’obbligo di accompagnare il cacciatore ospite, deve esibire, a richiesta degli organi di vigilanza, copia di detta autorizzazione.

Comma 7 I cacciatori residenti nella Repubblica di S. Marino, sulla base dei rapporti di reciprocità derivanti dalla Convenzione italo-sanmarinese in materia di caccia, nonché i cacciatori residenti negli Stati appartenenti all’Unione Europea ed i cacciatori italiani residenti all’estero sono equiparati ai cacciatori provenienti da altre Regioni italiane, a prescindere dal regime di reciprocità di cui al comma l.

Comma 8 A parità di requisiti la priorità nell’assegnazione dei posti disponibili, salvo quelli di cui al comma 2, lettera b), è determinata mediante estrazione a sorte.
Comma 9 L’iscrizione come residenza venatoria ad un A.T.C. del Lazio, attribuisce ai cacciatori, non residenti anagraficamente in Regione, diritti pari a quelli attribuiti al cacciatori residenti anagraficamente. Comunque la mobilità per la selvaggina migratoria negli altri A.T.C. della Regione Lazio è subordinata alle forme di prenotazione che verranno stabilite negli accordi interregionali.
Comma 10 Gli appartenenti a squadre di caccia al cinghiale che operano nella Regione Lazio, sono autorizzati ad effettuare tale tipo di caccia nell’A.T.C. in cui opera la propria squadra, anche se non sono iscritti nell’A.T.C. stesso, perdendo il diritto di iscrizione ad un A.T.C. laziale, che non sia quello di residenza venatoria e con la perdita del diritto di caccia in mobilità alla selvaggina migratoria.
Comma 11 Entro 20 giorni dal ricevimento dell’avvenuta accettazione della domanda di iscrizione all’A.T.C. il cacciatore provvede al pagamento delle quote fissate pena la decadenza del provvedimento. I posti resisi disponibili vengono assegnati nell’ordine ai successivi aventi diritto.

Articolo 7 Superamento dell’indice di densità venatoria
Comma 1 In presenza di modificazioni positive delle popolazioni faunistiche, accertate mediante censimenti, ai sensi dell’articolo 25, comma 4, della L.R. 17/95, è facoltà dell’organo di gestione dell’A.T.C. di ammettere un numero di cacciatori superiore a quello derivante dall’applicazione dell’indice di densità di cui all’articolo 2, nel rispetto dei criteri di priorità di ammissibilità definiti negli articoli 5 e 6 dell’allegato B, approvato con l’articolo 2 della legge regionale 4 agosto 1997, n. 26.

Articolo 8 Tesserino venatorio
Comma 1 Sul tesserino regionale, oltre alla forma di caccia prescelta in via esclusiva, devono essere indicati:
a) gli A.T.C., sia regionali che extraregionali, per i quali è stata accordata l’ammissione;

b) l’eventuale appartenenza a squadre di caccia al cinghiale. Articolo 9 Istituzione degli organi di gestione degli A.T.C.

Comma 1 Entro trenta giorni dalla pubblicazione del Piano Faunistico Venatorio regionale, le Province provvedono, in via provvisoria, alla nomina dei Comitati di gestione degli Ambiti territoriali di caccia individuati dal Piano medesimo in conformità con le disposizioni dell’articolo 53 della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17.
Comma 2 I Comitati di gestione degli A.T.C., nominati dal Presidente della Provincia, provvedono per la formate costituzione dell’Associazione prevista dall’articolo 28, comma 1, della legge regionale 2 maggio 1995, n. 17, adottando uno statuto coerente con il modello tipo definito nell’ambito del Piano Faunistico Venatorio regionale.
Comma 3 Entro trenta giorni dall’avvenuta costituzione, il legale rappresentante provvede alla richiesta di riconoscimento dell’Associazione da parte della Regione ai sensi della legge regionale 2 dicembre 1983, n. 73. Comma 4 Entro novanta giorni dall’avvenuta costituzione i Comitati di gestione convocano le assemblee dei delegati le quali provvedono alla nomina dei Consigli direttivi di ciascuna Associazione di A.T.C.
Comma 5 Con l’elezione del Consiglio direttivo dell’A.T.C., decade il relativo Comitato di gestione nominato in via provvisoria dal Presidente della Provincia.
Comma 6 Nelle more della nomina, in via provvisoria, di uno o più Comitati di gestione le Province svolgono le funzioni dei Comitati stessi compresi gli adempimenti relativi alla ammissione dei cacciatori negli A.T.C. interessati. Comma 7 Per l’espletamento dei compiti di cui ai commi precedenti, i Comitati di gestione, nominati in via provvisoria, si avvalgono ordinariamente del supporto logistico, tecnico-amministrativo e finanziario fornito dalle Provincie interessate.

Articolo 10 Norme transitorie
Comma 1 Nelle more della costituzione dei Comitati di gestione degli A.T.C. di cui agli articoli 28 e 29 della L.R. 17/95, la domanda di ammissione ad un A.T.C. del Lazio deve essere presentata alla Provincia competente per territorio che provvede alla gestione dell’A.T.C.
Comma 2 Per la stagione venatoria 1998/99, i termini, di cui all’art. 4, comma 1, di presentazione delle domande di ammissione all’A.T.C., non sono vincolanti e saranno fissati dal Presidente della Giunta regionale sentite le Province.

ALLEGATO B/1

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ALLEGATO B/2

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A.T.C. A STRUTTURA ASSOCIATIVA DI CARATTERE PRIVATISTICO RICONOSCIUTO DALLA REGIONE LAZIO

Articolo 1 Denominazione, durata e sede
Comma 1 È costituita ai sensi delle norme di cui al Titolo Il del Codice Civile un’Associazione senza fini di lucro per la gestione faunistica, ambientale e venatoria dell’Ambito Territoriale di Caccia a(nome dell’A.T.C.)” denominata “(nome dell’Associazione)”, negli atti ufficiali e nella corrispondenza potrà essere altresì utilizzata la denominazione abbreviata “(denominazione abbreviata)”.
Comma 2 La durata dell’Associazione è fissata in anni venticinque. Comma 3 Ai sensi e per gli effetti dell’art. 14 del D.P.R. 14 luglio 1977,
n. 616 e della L.R. 2 maggio 1995, n. 17, l’Associazione chiederà alla Regione Lazio il riconoscimento ai fini dell’acquisizione della personalità giuridica. Comma 4 L’Associazione ha sede in (indirizzo della sede, completo di Comune, via/piazza e n. civico). Su delibera del Consiglio Direttivo essa potrà aprire sedi amministrative, sedi secondarie e uffici anche altrove, sempre nell’ambito della Regione Lazio.

Articolo 2 L’Associazione si avvarrà di un servizio di tesoreria affidato ad un istituto di Credito individuato dal Consiglio

Comma 1 Al servizio di tesoreria compete la riscossione delle entrate, il pagamento delle spese dell’Associazione ed il trasferimento delle risorse finanziarie ai beneficiari dei singoli interventi previsti dalla
L.R. 2 maggio 1995, n. 17.

Comma 2 Il tesoriere effettua i pagamenti esclusivamente in base ad ordini di pagamento (mandati) emessi dall’Associazione su moduli appositamente predisposti firmati congiuntamente dal Presidente e dal Responsabile amministrativo e finanziario, individuato nel Direttore dell’A.T.C.

Articolo 3 Scopi dell’Associazione
Comma 1 L’Associazione ha come finalità la gestione dell’Ambito Territoriale di Caccia “(nome dell’A.T.C.)”, nonché ogni attività di carattere faunistico, ambientale e venatorio nel territorio dell’A.T.C.
Comma 2 A tal fine ìAssociazione potrà svolgere tutte le attività previste per gli organismi di gestione dalle norme via via vigenti in materia, ed in particolare dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e dalla legge regionale
2 maggio 1995, n. 17 e successive modificazioni e integrazioni.
Comma 3 Comunque, l’Associazione potrà svolgere ogni attività connessa con la tutela e conservazione del territorio e dell’ambiente e con la promozione degli interessi e della cultura in materia faunistica, venatoria e agricola, anche mediante lo svolgimento di attività imprenditoriali e/o la partecipazione ai capitale di società e/o consorzi di imprese per la realizzazione di specifici progetti, particolarmente nel settore agricolo e forestale, ambientale e della produzione di selvaggina.
Comma 4 In particolare, a titolo esemplificativo e non tassativo, l’Associazione potrà:
a) organizzare le attività di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica;
b) studiare gli interventi per il miglioramento degli habitat;
c) provvedere all’attribuzione di incentivi economici ai proprietari e conduttori di aziende agricole per:
– la ricostruzione di una presenza faunistica ottimale per il territorio; le coltivazioni per l’alimentazione naturali dei mammiferi e degli uccelli, soprattutto nei terreni dismessi da interventi agricoli ai sensi della normativa europea e italiana man mano vigente; il ripristino delle zone umide e dei fossati; la coltivazioni di siepi, cespugli e alberi adatti alla nidificazione e alla vita della fauna selvatica; la differenziazione delle colture;
– la tutela dei nidi e dei nuovi nati di fauna selvatica nonché dei

riproduttori;
– la collaborazione operativa ai fini del tabellamento, della difesa preventiva delle coltivazioni passibili di danneggiamento, della pasturazione invernale degli animali in difficoltà, della manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica;
d) proporre eventuali deroghe o modificazioni del calendario venatorio in relazione a particolari situazioni faunistiche e/o ambientali;
e) effettuare, anche avvalendosi della collaborazione di aziende specializzate, il monitoraggio del territorio ai fini dell’individuazione e prevenzione di situazioni di inquinamento e di rischio ambientale, elaborando poi organiche proposte operative da sottoporre alle amministrazioni competenti;
f) organizzare e gestire, anche in collaborazione, con altre organizzazioni, corsi e seminari di cultura e di aggiornamento in tema faunistico e ambientale, anche in riferimento alle tecniche colturali compatibili con l’ambiente.
Comma 5 L’Associazione potrà, ancora:
a) gestire oasi di protezione, zone di ripopolamento e cattura, zone addestramento cani, centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica;
b) gestire o assumere cointeressenze in aziende per la produzione di selvaggina;
Comma 6 Al fine del perseguimento dei propri scopi istituzionali l’Associazione potrà collaborare con tutte le Amministrazioni Pubbliche, gli Enti e le Associazioni che perseguano fini anche parzialmente analoghi. Potrà inoltre collaborare con o avvalersi della collaborazione di organizzazioni economiche a fine di lucro.
Comma 7 L’Associazione può consorziarsi con altri organismi di gestione di A.T.C. ai fini della gestione faunistico-ambientale.

Articolo 4 Soci
Comma 1 I Soci si dividono in quattro categorie: cacciatori, agricoltori, ambientalisti e Enti locali
Comma 2 Possono essere Soci esclusivamente associazioni e persone giuridiche private o pubbliche che rispondano, per ciascuna categoria, ai seguenti requisiti
a) Cacciatori: le associazioni venatorie nazionali riconosciute che siano presenti in forma organizzata sul territorio della Provincia di (Provincia ove ha sede l’A.T.C.);
b) Agricoltori: le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale o le loro strutture locali a livello della Provincia di (Provincia ove ha sede l’A.T.C.);
c) Ambientalisti: le associazioni di protezione ambientale rappresentate nel Consiglio nazionale per l’Ambiente; che siano presenti in forma organizzata sul territorio della Provincia di (Provincia ove ha sede l’A.T.C.);
d) Enti Locali la Provincia, i Comuni e le Comunità Montane nel cui territorio insiste l’A.T.C.
Comma 3 Gli Enti Locali sono soci di diritto e devono solo comunicare la propria adesione. Per le altre categorie, le associazioni o persone giuridiche che desiderino divenire soci devono fare domanda al Consiglio Direttivo allegando tutta la documentazione atta a comprovare il possesso dei requisiti richiesti, ai sensi dell’articolo 28, comma 1, lettera c), della L.R. 17/95. Comma 4 Il Consiglio Direttivo decide in maniera motivata sulla domanda entro sessanta giorni dalla data di arrivo, dando quindi comunicazione al richiedente dell’accoglimento o rigetto della domanda o richiedendogli l’invio di ulteriore documentazione.
Comma 5 L’esercizio del diritto di socio da parte del nuovo socio ammesso inizia a decorrere dal momento del rinnovo dell’Assemblea dei Soci in carica all’atto dell’ammissione.

Articolo 5 I Delegati dei Soci
Comma 1 I Soci partecipano agli Organi associativi tramite loro Delegati, eletti dalle rispettive organizzazioni di appartenenza in base alle norme interne di ciascuna di esse.
Comma 2 Ciascun Socio accredita i propri Delegati all’Associazione comunicando al Consiglio Direttivo di questa i loro nominativi nonché la documentazione attestante la regolarità dell’elezione in forza delle proprie norme interne e i requisiti di eleggibilità di ciascun Delegato. La comunicazione deve avvenire almeno sei mesi prima della naturale scadenza per il rinnovo dell’Assemblea dei Soci.
Comma 3 Almeno quattro mesi prima della naturale scadenza per il rinnovo dell’Assemblea dei Soci il Consiglio Direttivo fa conoscere ai Soci gli eventuali rilievi sull’eleggibilità di singoli suoi Delegati e/o sulla regolarità della loro elezione.
Comma 4 Almeno due mesi prima della naturale scadenza per il rinnovo dell’Assemblea dei Soci, il Socio che abbia ricevuto i rilievi di cui al precedente comma può accreditare nuovi Delegati in sostituzione di quelli su cui siano state sollevate eccezioni, può integrare la documentazione e può contestare in tutto o in parte i rilievi ricevuti. In caso di contestazione sulla regolarità dell’elezione e sull’eleggibilità dei Delegati decide la nuova Assemblea non appena insediata.
Comma 5 I Delegati dei Soci assommano complessivamente a n. 100, così ripartiti:

  • –  per la categoria degli Agricoltori, n. 30
  • –  per la categoria dei Cacciatori, n. 30
  • –  per la categoria degli Ambientalisti, n. 20
  • –  per la categoria degli Enti Locali, n. 20.
    Comma 6 All’interno delle categorie degli Agricoltori, dei Cacciatori e degli Ambientalisti i Delegati sono ripartiti tra le varie associazioni ammesse come socio dell’Associazione in proporzione alla rispettiva comprovata consistenza numerica nell’ambito della Provincia. Due o più Soci di una medesima categoria possono accordarsi per eleggere una delegazIone unitaria, dandone preventiva comunicazione al Consiglio Direttivo; in tale caso le consistenze numeriche dei vari Soci avviene in base alle determinazioni della competente Autorità amministrativa.
    Comma 7 In caso di contrasto tra Soci di una medesima categoria sul numero dei Delegati a ciascuno spettante, la controversia è devoluta al Consiglio Direttivo dell’Associazione, la cui deliberazione è impugnabile dinanzi all’Autorità giudiziaria.

    Articolo 6 Ineleggibilità e decadenza dei Delegati
    Comma 1 Sono ineleggibili, e se eletti, decadono dall’incarico, i Delegati condannati anche solo in primo grado per fatti comportanti ìinterdizione dai pubblici uffici, per reati societari e per reati in materia venatoria e ambientale, anche contravvenzionali, purché sia per essi prevista la pena edittale dell’arresto.
    Comma 2 L’ineleggibilità viene meno decorsi cinque anni dalla condanna. Comma 2bis Sono ineleggibili, e se eletti, decadono dall’incarico i Delegati che rivestono cariche politiche.
    Comma 3 La decadenza deve essere dichiarata dall’Assemblea dei Soci su proposta del Consiglio Direttivo. Il Delegato decaduto non può essere sostituito dall’associazione che lo ha eletto.

    Articolo 7 Quote associative
    Comma 1 L’Assemblea dei Soci determina annualmente, su proposta del Consiglio Direttivo e in conformità alle disposizioni regionali e provinciali, la eventuale quota associativa a carico delle diverse categorie di soci ordinari e quella a carico dei cacciatori che chiedono di iscriversi all’A.T.C. per esercitarvi l’attività venatoria, comprensiva del contributo economico di cui all’art. 14, comma 9, della legge 157/92, nel rispetto di quanto stabilito

dall’articolo 27, comma 1, lettera d) e comma 2, della L.R. 2 maggio 1995, n. 17.
Comma 2 I diritti di socio possono essere esercitati solo dai soci in regola con il pagamento delle quote.

Comma 3 Il Consiglio Direttivo, o il Comitato Esecutivo se nominato, può prevedere che, previa approvazione caso per caso, il pagamento delle quote a carico dei cacciatori iscritti all’A.T.C. venga commutato nella prestazione di servizi volontari attinenti al perseguimento degli scopi associativi.

Articolo 8 Perdita della qualità di Socio
Comma 1 La qualità di Socio si perde per recesso, per esclusione o per estinzione.
Comma 2 Il recesso del socio è sempre ammesso, nel rispetto dei termini dell’art. 24 codice civile.
Comma 3 L’esclusione del Socio è deliberata dall’Assemblea su proposta del Consiglio Direttivo, quando abbia perso le caratteristiche che la legge pone come requisiti per far parte degli organismi direttivi degli A.T.C. Comma 4 Nel caso che un Socio si estingua, venga posto in liquidazione o sia dichiarato fallito, perde automaticamente la qualità di socio e l’Assemblea, su proposta del Consiglio Direttivo, ne prende atto.
Comma 5 Nei casi di cui ai precedenti commi, ove il socio receduto o escluso aveva propri Delegati all’Assemblea, si deve procedere al completo rinnovo immediato della componente assembleare cui apparteneva. All’elezione dei nuovi delegati concorrono anche gli eventuali nuovi soci ammessi. I Delegati così eletti restano in carica sino al rinnovo dell’Organo assembleare.

Articolo 9 Organi Sociali
Comma 1 Sono organi dell’Associazione.

  • –  L’Assemblea dei Soci.
  • –  Il Consiglio Direttivo;
  • –  Il Presidente;
  • –  Il Collegio dei Revisori dei Conti;

    Articolo 10 L’Assemblea dei Soci – Composizione durata e poteri
    Comma 1 L’Assemblea è composta dai Delegati delle quattro categorie dei Soci, che ogni cinque anni provvedono al loro completo rinnovo. Ove uno o più Soci non provvedano ad accreditare tempestivamente i propri Delegati, o questi siano dichiarati ineleggibili o decaduti, quorum e maggioranze sono calcolati in relazione ai Delegati accreditati.
    Comma 2 L’Assemblea si riunisce su convocazione del Presidente, previa delibera del Consiglio Direttivo, almeno una volta l’anno, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale, e comunque quando almeno un quarto dei componenti del Consiglio o dei Delegati dei Soci ne faccia richiesta indicando l’argomento da trattare, per deliberare sui seguenti argomenti.
    a) in sede ordinaria.

  • –  approvazione del bilancio consuntivo;
  • –  approvazione del bilancio preventivo e delle quote associative annuali;
  • –  elezioni del Consiglio Direttivo ed eventuale determinazione dei compensi spettanti ai suoi componenti;

– elezione del Collegio dei Revisori dei Conti e del suo Presidente e determinazione del compenso spettante ai suoi componenti o, in alternativa, affidamento dell’incarico di revisione ad un organismo consortile esterno e determinazione onere di sposa;
– approvazione del Regolamento dell’Associazione, su proposta del Consiglio Direttivo, previsto dall’articolo 29, comma 1, della legge regionale
2 maggio 1995, n. 17;
– risoluzione dei conflitti tra soci di una categoria sul numero di Delegati a ciascuno spettante;

  • –  ineleggibilità o decadenza di Delegati di Soci a mente dell’art. 6;
  • –  esclusione di Soci o presa d’atto della loro estinzione a mente dell’art. 9;

– azione di responsabilità nei confronti di amministratori e/o revisori dei conti,
– ogni altra materia che le sia sottoposta con delibera del Consiglio Direttivo,

– ogni altra materia che le sia sottoposta su richiesta di almeno un terzo dei suoi membri, inviata al Presidente almeno venti giorni prima della riunione. b) in sede straordinaria:

  • –  modificazione dell’atto costitutivo;
  • –  scioglimento dell’Associazione; nomina e poteri dei liquidatori.
    Comma 3 La convocazione è inviata almeno quindici giorni prima della riunione a tutti i Soci a mezzo di raccomandata a tutti i Delegati a mezzo di posta ordinaria.
    Comma 4 L’Assemblea può riunirsi anche al di fuori della sede sociale, purché nel territorio della Provincia di (Provincia ove ha sede l’A.T.C.). Comma 5 L’Assemblea è presieduta dal Presidente o, in sua assenza, da chi ne fa le veci. L’Assemblea nomina il segretario. Non è ammessa delega per la partecipazione alle riunioni assembleari.

    Articolo 11 L’Assemblea dei Soci – Costituzione dell’Assemblea e validità delle deliberazioni

    Comma 1 Salvo per quanto disposto per la nomina delle cariche sociali, l’Assemblea delibera:
    a) in sede ordinaria:

– in prima convocazione, con la presenza della maggioranza dei Delegati in carica di ciascuna componente e con il voto favorevole della maggioranza dei votanti;

– in seconda convocazione, che deve aver luogo in un giorno successivo, con la presenza di almeno il quaranta per cento dei Delegati e con il voto favorevole della maggioranza dei Delegati presenti.
b) in sede straordinaria:

– in prima convocazione, con la presenza e il voto favorevole della maggioranza dei Delegati in carica per ciascuna componente;
– in seconda convocazione, che deve aver luogo in un giorno successivo, con la presenza e il voto favorevole della maggioranza dei Delegati in carica. Comma 2 Per le deliberazioni riguardanti persone e per la nomina delle cariche sociali la votazione avviene a scrutinio segreto: in ogni altro caso avviene per alzata di mano, salvo che la maggioranza dell’Assemblea non deliberi una diversa forma di votazione.
Comma 3 Per l’elezione del Consiglio Direttivo l’Assemblea procede come segue:
– i Delegati di ciascuna categoria di Soci eleggono i membri del Consiglio che spettano alla propria componente;
– ciascun Delegato può indicare sulla scheda il nome di tanfi candidati che rappresentino non più di un terzo dei membri da eleggere per la propria componente;
– per ciascuna componente risultano eletti i candidati che abbiano raggiunto il maggior numero di preferenze.

Articolo 12 Il Consiglio Direttivo – Composizione e durata
Comma 1 Il Consiglio Direttivo è composto da n. 20 membri, di cui 19 eletti dall’Assemblea dei Soci tra i Delegati, nei seguenti rapporti:

  • –  6 tra la categoria degli Agricoltori;
  • –  6 tra la categoria dei Cacciatori;
  • –  4 tra la categoria degli Ambientalisti;
  • –  3 tra la categoria degli Enti locali;
  • –  ed un funzionario della Provincia competente per territorio esperto in materia di caccia e addetto al Settore, designato dalla Provincia stessa. Comma 2 I Consiglieri durano in carica cinque anni e sono rieleggibili ove siano ancora Delegati all’Assemblea al momento del rinnovo del Consiglio. Comma 3 I componenti del Consiglio Direttivo decadono dalla carica ove:
  • –  siano assenti ingiustificati a tre riunioni consecutive;
  • –  siano comunque assenti ad oltre un terzo delle riunioni nell’arco di dodici mesi;

– siano dichiarati ineleggibili o decaduti dall’incarico di Delegati;
Comma 4 I Consiglieri che siano venuti meno nel corso dell’incarico sono rimpiazzati dal Consiglio con altri Delegati appartenenti alla medesima categoria di Soci. l Consiglieri così cooptati restano in carica per la residua durata del Consiglio, salvo procedere alla sostituzione mediante nuova elezione; anche in tale ipotesi i Consiglieri così eletti restano in carica per la residua durata del Consiglio.

Articolo 13 Il Consiglio Direttivo – Poteri
Comma 1 Il Consiglio Direttivo esercita tutti i poteri che le leggi o il presente statuto espressamente non devolvono ad altri organi. in particolare esso:
a) predispone i bilanci preventivi e consuntivi da sottoporre all’Assemblea, trasmettendoti poi, almeno 30 giorni prima della data della riunione assembleare, al Collegio dei Revisori Conti, o all’organo esterno di revisione, per il relativo controllo e la stesura della propria relazione;
b) convoca l’Assemblea dei Soci e ne predispone l’ordine del giorno;
c) assume e licenzia il Direttore dell’A.T.C.;
d) vigila sull’operato del Direttore dell’A.T.C. dandogli le opportune istruzioni e direttive;
e) assume e licenzia il personale;
f) tiene i rapporti con gli altri A.T.C., anche al di fuori della Regione, cercando di sviluppare con essi ogni utile forma di collaborazione e di sinergia, laddove tale funzione non venga assunta da un Consorzio fra gli A.T.C. a livello regionale o provinciale;
g) tiene i rapporti con gli Organi regionali e provinciali, nonché con l’eventuale Consorzio tra A.T.C.;
h) sentito il Direttore dell’A.T.C., avanza ai competenti organi regionali e provinciali proposte e richieste in materia faunistica, venatoria e ambientale che riguardino il territorio dell’A.T.C.;
i) sentito il Direttore dell’A.T.C., prende tutti i provvedimenti in materia faunistica, venatoria e ambientale che siano di competenza dell’organo di gestione dell’A.T.C.;
j) decide fatti salvi i diritti dei cacciatori residenti nei comuni del comprensorio in cui ricade l’A.T.C., in maniera motivata sulla domanda di ammissione all’esercizio dell’attività venatoria nell’A.T.C., entro sessanta giorni dalla data di arrivo, dando quindi comunicazione al richiedente dell’accoglimento o rigetto della domanda o richiedendogli l’invio di ulteriore documentazione.
k) provvede con Regolamento a determinare i criteri e le priorità per l’ammissione all’esercizio dell’attività venatoria nell’A.T.C.
1) provvede alla erogazione dei risarcimenti in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica e degli incentivi in favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici per la tutela e il ripristino degli habitat naturali e l’incremento della fauna selvatica;
m) amministra, con la collaborazione del Direttore dell’A.T.C., le Oasi di Protezione le Zone di Ripopolamento e Cattura, le Zone di Addestramento Cani, i Centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica, e le aziende per la produzione di selvaggina nelle quali l’Associazione abbia assunto cointeressenze;
n) Nei limiti e nelle forme stabilite dalle norme regionali e provinciali, amministra, con la collaborazione del Direttore dell’A.T.C., e cooperando con l’eventuale organo di gestione di le oasi di protezione e i centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica che si trovino nel territorio dell’A.T.C.;
o) promuove e organizza le iniziative promozionali, culturali e di studio e ricerca, anche collaborando con Enti pubblici e privati;

p) attua i deliberati dell’Assemblea e svolge tutti compiti che dalle norme europee, nazionali, regionali, e provinciali incombono all’A.T.C.
Comma 2 Il Consiglio direttivo può delegare a propri componenti di specifiche attività, e ciò in via generale o di volta in volta.

Articolo 14 Il Presidente
Comma 1 Il Presidente è eletto dal Consiglio Direttivo tra i suoi componenti nella prima seduta di insediamento e dura in carica per cinque anni.
Comma 2 In caso di assenze o impedimento è sostituito dal Vice
Presidente eletto, anch’egli dal Consiglio Direttivo nella prima seduta, o, in caso di assenza o impedimento anche di questi, dal Consigliere con maggiore anzianità di carica o, in subordine, di età.
Comma 3 Il Presidente:
– convoca il Consiglio Direttivo e il Comitato di gestione, fissando la data e l’ordine del giorno della seduta;
– presiede le riunioni del Consiglio Direttivo, del Comitato di gestione e dell’Assemblea;
– rappresenta l’Associazione negli organismi pubblici e privati cui essa aderisca, salvo che il Consiglio Direttivo non conferisca caso per caso specifica delega ad altro proprio componente.
Il Presidente rappresenta l’Associazione e di fronte ai terzi e in giudizio.

Articolo 15 Il Collegio dei Revisori dei Conti
Comma 1 Il Collegio dei Revisori dei Conti è composto da 3 membri effettivi e 2 supplenti, scelti tra gli iscritti ad un albo professionale; il Presidente deve essere iscritto all’albo dei revisori del conti.
Comma 2 Il Collegio resta in carica cinque anni e svolge le funzioni di revisione e controllo previste dal codice civile e dalle altre norme in materia.

Articolo 16 Il Comitato esecutivo
Comma 1 Il Consiglio Direttivo nomina nel proprio seno un comitato esecutivo formato da sei membri.
Comma 2 Il Comitato esecutivo, presieduto dal Presidente del Consiglio direttivo, deve essere composto da un rappresentante di ciascuna categoria di Soci e da due per 0 categorie degli agricoltori e dei cacciatori.
Comma 3 Il Comitato esecutivo, al quale il Consiglio Direttivo può delegare in tutto o in parte i compiti esecutivi, con la sola esclusione di quelli previsti all’articolo 13, lettere a), b), c), ottempera, comunque, a quanto previsto dall’articolo 29, commi 1, 2, 3, della L.R. 17/95.
Comma 4 Compatibilmente con le esigenze di bilancio, il Consiglio Direttivo può determinare un compenso per i membri del Comitato esecutivo.

Articolo 17 Il Direttore dell’A.T.C.
Comma 1 Il Direttore è il responsabile tecnico dell’A.T.C. Può avere con l’Associazione un rapporto di lavoro subordinato. È il responsabile amministrativo finanziario dell’Associazione.
Comma 2 È scelto fra persone di comprovata capacità tecnica e specifica formazione professionale nel campo faunistico-venatorio e ambientale. Comma 3 Il Direttore esercita le seguenti funzioni:

  • –  è capo del personale dell’A.T.C.;
  • –  partecipa con voto consultivo alle riunioni del Consiglio Direttivo e del Comitato esecutivo;
  • –  attua le decisioni tecniche del Consiglio Direttivo e del Comitato esecutivo;
  • –  propone i programmi di studio e di lavoro e le strutture necessarie per la loro realizzazione;

– sovrintende all’attività venatoria ed esercita la vigilanza avvalendosi delle guardie venatorie;
– rilascia i permessi di caccia ai cacciatori ospiti secondo le direttive generali fissate dal Consiglio Direttivo o dai Comitato esecutivo.
– è responsabile della gestione faunistico-venatoria dell’A.T.C. e dell’attuazione degli eventuali progetti in materia faunistica e ambientale.
– emette mandati di pagamento congiuntamente al Presidente.

Comma 4 Il compenso del Direttore è determinato dal Consiglio Direttivo.

Articolo 18 Organismi Settoriali

Comma 1 Il Consiglio Direttivo può, anche in esecuzione di apposite

previsioni di norme regionali o provinciali o del Regolamento

dell’Associazione, istituire organismi preposti alla gestione di determinate

aree dell’A.T.C. o di specifici progetti in campo faunistico, venatorio o

ambientale.

Comma 2 Il Consiglio nomina i componenti e determina la durata in carica

e i poteri di tali Organismi, la cui attività è, comunque, coordinata dal

Direttore dell’A.T.C. e che rispondono al Consiglio stesso.

Comma 3 Ove sia previsto un compenso per i componenti di tali

Organismi, esso deve essere approvato dall’Assemblea dei Soci.

Articolo 19 Patrimonio sociale

Comma 1 Il patrimonio dell’Associazione è costituito:

a) dalle quote annuali dei cacciatori nella misura decisa dall’Assemblea dei

Soci;

b) dai finanziamenti regionali previsti dalla L.R. 17/95 per gli incentivi dovuti

ai proprietari o conduttori dei fondi inclusi nel piano faunistico-venatorio;

c) dai finanziamenti regionali previsti dalla L.R. 17/95 per l’indennizzo dei

danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole;

d) dai contributi ordinari e straordinari versati dal Soci o da terzi;

e) da un fondo di garanzia Vincolato di L. 30.000.000.

Articolo 20 Esercizio Sociale e Bilanci

Comma 1 L’Esercizio sociale va dal 1° agosto al 31 luglio dell’anno

successivo.

Comma 2 Il bilancio consuntivo deve essere redatto secondo il principio

della competenza.

Comma 3 Il bilancio consuntivo non deve chiudere in perdita.

Ove ciò accadesse per sopravvenienze passive e spese impreviste intervenute

nel corso dell’esercizio, il bilancio preventivo dell’esercizio successivo dovrà

prevederne l’integrale ripianamento, attraverso il ricorso a mezzi propri e/o

l’aumento delle quote associative.

Comma 4 Il ricorso al credito è ammesso esclusivamente nei limiti

indispensabili per assicurare l’elasticità di cassa.

Comma 5 Ove le perdite si ripetano per due esercizi successivi il Consiglio

Direttivo decade e l’Assemblea, nella riunione per l’approvazione del bilancio,

procede all’elezione di un nuovo Consiglio.

Comma 6 Nel caso, invece, che il bilancio consuntivo presentasse un

avanzo crescente per due esercizi consecutivi il Consiglio deve darne

motivazione nel merito in sede di approvazione. ove tale avanzo non sia

determinato dall’esigenza di accumulare i fondi necessari a far fronte a spese

straordinarie o investimenti, l’Assemblea, su proposta dei Revisori dei Conti,

procederà ad una congrua riduzione delle quote sociali ovvero a deliberare

riduzioni della quota di iscrizione all’A.T.C. per l’esercizio dell’attività

venatoria. Nel caso che l’Assemblea non provveda in tal senso, i Revisori

dovranno informarne la Provincia, che potrà prendere gli opportuni

provvedimenti ai sensi delle vigenti norme.

Articolo 21 Norme finali

Comma 1 Per quanto non è previsto dal presente Statuto valgono le norme

del Codice Civile, delle leggi nazionali vigenti, della legge regionale

riguardante le persone giuridiche.

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